Gnegnet ha perso tempo alle 00:47 di martedì, 08 dicembre 2009
- E blablabla e non mi hanno ancora pagato e blablabla.
- Ah davvero.
- No, niente, li chiamo tutti i giorni e si inventano scuse e mi dicono no, guarda, davvero, noi vorremmo pagarti, ci svegliamo la mattina ed è la prima cosa a cui pensiamo (paghiamola!) però davvero, il commercialista ha la suina e la nonna è morta e poi l'editore è partito è in Nepal - percorso spirituale -  torna tra sei/sette mesi, e non so se già ti ho detto che ho il gomito che mi fa contatto col ginocchio.
- Ah sì, è la scusa più gettonata, non sei la prima che me lo dice, sono tutti in Nepal.
- Li odio.
- Non devi odiarli, lavorare gratis è una nuova moda. Questo inverno vanno gli stivali scamosciati con i pantaloni della tuta dentro, e lavorare gratis. Serve a temprarti.
- Si chiama catena della morte: loro dicono che non vengono pagati, allora non mi pagano.
- Dovrà pure iniziare da qualche parte questa catena della morte. Ci sarà un cazzo di qualcuno che doveva pagare per primo, maledetto stronzo.
- Certo, però lui è in Nepal, e l'altro giorno ho saputo che ha comprato una barca da regata. Insomma non so, una cosa del genere, fai conto un oggetto molto grosso.
- Sì, ma pure te: mo hai lavorato. Perché vuoi che ti diano dei soldi? Non ti accorgi di quanto sei attaccata alle cose materiali, così abbarbicata al centesimo, tu e la tua voglia di comprarti un paio di pantaloni nuovi, che gli ultimi te li sei comprati tre anni fa? Vendono le toppe, comprati le toppe.
- Se ci pensi, un paio di pantaloni ogni tre anni bastano e avanzano. Così impari a goderti quello che hai.
- Lo vedi, inizi a ragionare.
- Sì.
- Fai conto che fai volontariato.
- Il commercialista ha la suina.
- Tra l'altro. Egoista!
Gnegnet ha perso tempo alle 02:28 di mercoledì, 25 febbraio 2009

Tra gli ottomila curriculum che ho inviato due mesi fa per propormi come redattrice, uno finisce sulla scrivania di una casa editrice, che chiameremo, per rispetto, la Pescibanana.

La Pescibanana mi manda una mail una settimana fa, in cui mi dice: gentile Gnegnet, abbiamo letto il curriculum, le va di venire da noi a fare una prova per capire cosa sa fare e nel caso diventare amici?

Bien, dico, vengo.

Quello che devo fare, mi dicono quando vado lì, è tradurre dall’inglese una mezza pagina e, soprattutto (parte evidenziata in grassetto sul foglio che descriveva le modalità della prova) rendere il brano in un italiano più pulito possibile, come se dovesse passare subito il visto si stampi – sappiamo che non sei una traduttrice, ma una redattrice ecc ecc. In parole povere, conosci l’italiano?

Faccio la prova, che si svolge nella redazione della Pescibanana. La segretaria autistica mi chiede se ho portato il vocabolario da casa (eh?) e mi vieta di connettermi a internet.

In venti minuti traduco, nella restante ora e mezza pulisco il testo (che era un’introduzione idiota a un libro sulla storia del rock) e lo rendo più che leggibile. Mi spalo sempre la cacca addosso, ma se una cosa la so fare, la so fare.

Ma fin qui, niente da dire, a parte le modalità naziste e l’atmosfera pesa.

Ah, dice la segretaria mentre mi avvio verso la porta con la sigaretta già infilata nel naso, signorina: se non ci facciamo sentire, non ci cerchi, significa che il suo lavoro non ci è piaciuto.

Bon, ciao Pescibanana.

24 ore dopo Gnegnet è sdraiata sul divano a leggere, e driii driiin squilla il telefono.


E inizia la telefonata più surreale e offensiva di tutta la storia delle telefonate da quando hanno inventato il telefono. La riporto qui, pubblicamente, non per vendetta (continuo a non fare nomi) ma perché la ricordo a memoria, e perché il mondo deve sapere a che punto sono arrivati. Le parti più orribili, no, non sono inventate da me, sono le più fedeli.


- Zalve Gnegnet sono l’editore Pescibana, proprio io in persona.

- Oh, zalve, piacere.

- Zì. Zenta, ho qui davanti la sua prova e be’, è illeggibile.

- Oh…

- Zì. 

- Be’, ecco, sono dispiaciuta (Gnegnet è afflitta). Mmh, ecco, potrebbe dirmi cosa non va?

- Mah, no no, non ci ziamo. Io (risata finto imbarazzata) non so se lei ha problemi con l’inglese o con – molto più probabilmente – con l’italiano, ma ecco, proprio orribile. Forse è un problema di italiano, lo ripeto.

- Sssì… (Gnegnet fa delle smorfie, apre la bocca più volte ma non esce nessun suono, e ride incredula) Guardi, ora, ecco, a me pareva non fosse così brutta, ma il punto è che io non credo, in sincerità, di avere problemi con l’italiano. Né li ho mai avuti nella mia vita professionale. No, ecco, francamente, problemi con l'italiano no.

- Vabbè comunque (tono arrogante, come se lo avessi fatto alzare alle tre di notte per chiedergli un'udienza). Qui si parla di una traduzione, capisce che…

- Io non sono una traduttrice, non mi sono proposta come traduttrice, la prova era in inglese elementare, e il vostro fine era capire se so fare un editing. Non lavoro da 20 anni come redattrice, ma se ha visto il curriculum un po’ di esperienza ce l’ho, editing li ho fatti, credo di non brancolare totalmente nel buio. Il curriculum era onesto, io lo sono, la prova non era difficile.

- Sì, ma vede, gli editing di traduzioni di narrativa che ad esempio lei ha fatto dal precedente editore sono cose facili, era robetta.

- (Gnegnet è a bocca aperta)

- Ma io volevo comunque dirle: a me, sinceramente, queste sue capacità risultano inesistenti. Però immagino sia disponibile per uno stage da noi non retribuito della durata probabilmente di sei mesi.

- Scusi, non ho capito mica bene, cosa?

- Be’, lei viene qui, si tratterebbe di fare orario di ufficio, quindi otto ore. Come sa c’è la crisi, come sa noi dobbiamo capire se lei almeno qualcosa sa fare. Io le do un po’, non so, di correzioni di bozze, di lavori, per un paio di settimane, e vediamo se qualcosa esce. Se va bene, sei mesi più o meno gratis.

- Ci risentiamo giovedì?

- Come vuole lei, io sono qui.

- Arrivederci.

Io, capite, non ho mica tante parole.

Questi mezzucci da quattro soldi che Pescibanana avrà letto su qualche manuale che spiega come terrorizzare il possibile dipendente e spingerlo a cospargersi il capo di cenere, come convincerlo che è l'ultimo schifo sulla terra e poi proporgli di lavorare gratis (tra l'altro, Pescibana', te do una dritta: io di colloqui adesso un po' ne ho fatti, e sei mesi di stage non retribuito non te li propongono più. Si vergognano.),sono a dir poco immorali. Illegali? Ridicoli? Su chi fanno presa, Pescibanana, sulla diciottenne che vuole imparare?

Pescibanana, lei deve dare del lei alle persone con cui parla di lavoro, Pescibanana. Del lei metaforico, intendo. Pescibanana, lei o è totalmente idiota o è un pezzo di merda (scelga): perché chiede a me, tra le centinaia che avranno fatto 'sta cazzo di prova, a me che non so l'italiano, di lavorare gratis per lei? E se invece, come naturalmente è, la mia prova è andata più che bene, perché lei, diocristo santissimo, non mi tratta con rispetto?

Pescibanana, io mi sto muovendo per lei: le sto cercando uno stage della durata di sei mesi presso un'azienda seria, nel settore risorse umane, così può imparare come si comporta un vero datore di lavoro. Dimentichi questi bambineschi tripli carpiati da venditore di fumo.

Ah, tra l'altro Pescibanà, lo sa sì che i suoi libri fanno schifo anche agli analfabeti?

Ps: e se le case editrici stanno più o meno tutte fallendo, non è solo colpa della crisi, dell'uomo nero e dell'ignoranza del nostro Paese, ma anche colpa loro.

Serietà, serietà ragazzi miei.

 


Categorie del post: sanprecario, davvero eh |commenti (42)
Gnegnet ha perso tempo alle 18:25 di martedì, 23 dicembre 2008

Dal punto di vista lavorativo, nel mondo dell’editoria accade né più né meno che quello che succede nel mondo lavorativo italiano generale.

Se cerchi di entrare per lavorare come ufficio stampa, redattore o simili il modo c’è. Inizi la lunga, estenuante e ridicola trafila degli stage. Cos’è lo stage? Lo stage è il cetriolo pronto per te, che t’aspetta e non vede l’ora di incontrarti. È la presa per il culo del nuovo millennio. Con il culo parato dalle leggi del lavoro che lo consentono, il non-datore di lavoro – la piccola/media casa editrice – si adegua (e che deve fare, poverina?). Nei tre, quattro mesi in cui ti offre la possibilità di imparare il mestiere, ti spreme e poi, nella maggior parte dei casi, ti saluta con un calcio in culo.

Ci sono moltissime magagne alla base di questo sistema, e molte cause alla sua origine. Primo: ripeto, le leggi lo consentono. Dopo tre stage dovrebbe essere vietato per legge fare anche il quarto, e dovrebbe essere vietata per legge la possibilità per il non-datore di lavoro di servirsi di stagisti per coprire un buco che ha nell'organizzazione della sua azienda.

Dopo due tornate di stagisti, caro, devi assumere qualcuno. Perché evidentemente hai bisogno di qualcuno. E allora devi pagarlo.

Alla fine dell’esperienza, è raro che ti chiedano di restare. Perché non gli conviene: col tuo stipendio il grandecapo ci paga altri tre stagisti per altri tre mesi, e poi ricomincia. Avete idea di quanto risparmi?

Poi ogni tanto, cazzo, si rendono conto che sta andando tutto allo sfascio e allora magari dopo notti insonni e riunioni turbolente decidono di assumere qualcuno (contratto a progetto). Questa degli stagisti è una delle realtà più diffuse e tristi del panorama editoriale italiano. C’è anche in altri paesi, ma in Italia, come molte altre cose, si è incancrenita, è muffita, è diventata una barzelletta, è ormai una cosa normale che tutti fanno, è la regola, un lasciapassare per il lasciapassare per fare un altro stage che poi te ne fa fare un altro. E poi puoi fare un altro stage.  Se vuoi eh.

Il contratto a progetto è visto come la meta irraggiungibile, l’eden, il non plus ultra.

Forse mi fanno un contratto a progetto di 5 mesi!

Ma davvero? Ma è bellissimo! Dio come sono felice per te.

Per non parlare della sensazione di perenne angoscia e frustrazione che hai quando all’ennesimo stage stai lì ch aspetti il verdetto. Una generazione di angosciati stressati arrabbiati, di ingiustizie e sfruttamento e di miodio che bello lavoro e mi pagano.

 

Poi ecco, c’è questa buffa credenza che lavorare nel mondo dell’editoria faccia fico, che sia un privilegio. A me piace assai, altrimenti avevo già lasciato perdere.

Ma quest’aria che spesso gli editori hanno, è bellissimo lavorare nel settore della cultura, ti stiamo facendo un favore, non è meraviglioso immolarsi per la causa? Iuppi! E ora calati le braghe è la cosa che più mi fa imbestialire.

A un mio amico hanno proposto di lavorare full time più due sabati al mese a 400 euro mensili.

Ahahahahaah.

Dico, una sola domanda: perché dovrei? Nel senso, come fai a non vergognarti come un cane mentre mi proponi questa sen-sa-zio-na-le offerta? Non ti viene da ridere? Prima o poi qualcuno dovrà pur mollarti un pugno in faccia.

Lo dico perché l'andazzo generale, anche il mio andazzo gnegnettesco, è quello di dire Minchia fulltime 400 euro al mese, sono una privilegiata.

Il problema è proprio scardinare questo concetto errato di privilegio che abbiamo.

 

Io provo a dare, timidamente, qualche consiglio, sia ai i grandicapi che ai bersagli dei cetrioli: non è, dico non è, obbligatorio aprire una casa editrice. È invece obbligatorio non schiavizzare la gente. Se tu hai bisogno di me, di una figura professionale, o quel che sono, mi paghi.

Cioè, dico, mi paghi: nient’altro. La tua donna delle pulizie, il tuo macellaio, il venditore di cellulari, li paghi, quando ottieni servizi da loro? Sì? Esatto! Lo sai che è la stessa cosa? Mi paghi.

Se vuoi assumere qualcuno, e prima vuoi fare una prova per vedere come lavora, io ci sto. Lo faccio, lo sto facendo, lo farò di nuovo, probabilmente – ci sto, io. Però, capitemi, quando vedo che la maggior parte delle case editrici campa sugli stage, che ha redazioni interamente formate da persone che rimangono due, tre mesi, ecco, il dubbio mi viene. Mi viene il dubbio che forse abbiamo un po’ esagerato.

Tutto questo poi ha portato a un abbassamento della qualità del prodotto dell’editoria libraria.

(Perché un libro viene fatto da gente che è lì da una settimana, e che dopo una settimana se ne andrà; perché i redattori spesso fanno anche gli impaginatori e i pulisci cessi e i segretari; perché le traduzioni vengono date a gente che non sa nemmeno l’italiano, e poi riviste dal redattore che sta lì da una settimana e poi dopo una settimana se ne va; perché del libro in sé non frega un cazzo a nessuno).

 

Tutto questo è moralmente riprovevole.

 

avvertenze: queste sono cose che si sanno, ma la mia politica è ripeterle fino allo sfinimento.

 


Categorie del post: sanprecario |commenti (27)
Gnegnet ha perso tempo alle 23:53 di giovedì, 30 ottobre 2008

Oggi stavo lavorando su un coso, un libro (orribile, orribile, non ve preoccupate. Io solo libri brutti).

Ad un certo punto dico Bon, mi vado a fumare una bionda.

Ma prima, arrivo alla fine del capitolo.

Arrivo alla fine del capitolo, mi alzo, esco nel cortile, accendo la paja, abbasso gli occhi e c’era una pantegana di queste dimensioni:_____________ .                                                               

Inorridita da cotanto orrore, rientro correndo e mi finisco la sigaretta dentro.

Mi risiedo, giro la pagina del nuovo capitolo, e come si chiamava, il nuovo capitolo?

Incontro col Topo.

Mi sento strana strana, secondo me devo giocare di nuovo al superenalotto, secondo me significa qualcosa.


Categorie del post: sanprecario, davvero eh |commenti (13)
Gnegnet ha perso tempo alle 22:54 di lunedì, 27 ottobre 2008
Lavorare gratis fa rodere il culo, tutti lo sappiamo.
Lavorare gratis per un povero cretino, ah, come fa male.


Ci manteniamo ancora stabili sui 250 neuri al mese. Mi sono fatta due conti, gli faccio risparmiare un bel po'. Se facciamo un rapido calcolo - moltiplico per tre, divido per sette, riporto di due. Ecco, vedete, è semplice: lavoro quasi gratis.
Mi pagano 1,50 neuri l'ora, e mica perché voglio fare la parte della rosicona, ma Alin, il bambino che cuce i palloni per farci giocare i ragazzi bianchi americani nel loro giardino sotto casa, prende più di me, e ha anche meno rughe.
Questa cosa di lavorare gratis mi fa divertire tantissimo. Perché tu, che lavori gratis, in qualche modo gliene sei anche grato, al grande capo che arriva con grande moto e ti dice Ciao il primo giorno e Ciao alla fine dei tre mesi. Sì. Inizi a sviluppare questo senso di gratitudine timido, supino, speranzoso, come il mulo col padrone che lo batte un giorno sì e l'altro pure.
Perché ormai sei entrato nell'ottica che meglio avere la sedia sotto al culo, anche se non te ne viene niente. Pensa che orrore, stare a casa, fare il disoccupato. Orrore! E poi, come mi ha detto un'altra padrona durante l'ultimo colloquio: Non sa, signorina, questi stage a noi come ci fanno comodo, ringrazio proprio queste leggi sul lavoro: noi così impariamo a conoscervi, impariamo a capire quello che sapete fare.
Mentre me lo diceva, e me lo diceva sbagliando tutti i congiuntivi, le sue poppe flaccide sballonzolavano dentro la maglietta rosa di tessuto sintetico e l'anellazzo disegnava cerchi nell'aria. Io, seduta al mio posto, sognavo per lei un futuro di gastriti e sodomie.


Categorie del post: sanprecario, davvero eh |commenti (12)
Gnegnet ha perso tempo alle 20:24 di venerdì, 10 ottobre 2008





- Le sue gambe erano magre e secche.
- La giornata sembrava proprio ricoperta da una glassa di letame.
- Lui tirò fuori la lingua e la leccò.
- Lei esclamò forte, quando lui la penetrò.
- "Devi metterti così", e incantò la testa.
- Era grande e grosso e capace di usare frigoriferi come panche.
-
Lo ieri la impensieriva.


...continua (purtroppo)


Gnegnet ha perso tempo alle 00:49 di martedì, 07 ottobre 2008
Po' stanco (si capisce che è un gioco di parole? mi pareva divertente, a me)(ok).

Vabbe' insomma scrivo di meno perché tipo lavoro, che poi non lavoro perché lavoro quasi gratis, ecc ecc.

Tutte cose che non ve le dico perché già le sapete: l'autobus pieno di gente coi capelli unticci di prima mttina, l'abbiocco dopo pranzo, controllare veloce come il fulmine la posta, il capo che ti plana alle spalle e tu non te ne accorgi perché è silenzioso come una cosa silenziosa (non mi viene nessun esempio. Ehm) e ti dice Gnegnet hai finito quella cosaaaa?
So' le nove e cinque, merda, no, non l'ho finita, merda.

E poi in quel momento stavo leggendo quella cosa stupefacente di Sharon Stone che ha iniettato il botulino nei piedi del figlio perché puzzavano.

Lo so che stava sulla colonna di Republica.it giorni fa, so anche che è robaccia magari neanche vera, ma vi giuro mi ha sconvolto più di qualsiasi altra notizia di questi giorni. Ok, sì, la crisi economica, il papa che legge la bibbia con Benigni (a Robbe' c'hai rotto le palle), il nobel per la medicina.
Però questa cosa del botulino nei piedi non me la riesco a togliere dalla testa. Se è vera, be', che dire. Se non è vera, rosico. Aspetto con ansia il libro del figlio della Stone che uscirà tra una quindicina di anni. I titoli possibili secondo me sono: Per non parlare del silicone nel buco del culo, o Un'adozione sfortunata - me poteva lascia' nelle baracche.

Poi, l'altra mattina l'autista dell'autobus ha preso il microfono e ha iniziato a parlare ai passeggeri. Diceva cose come: è stata soppressa la fermata su via nazionale, siete tristi? chi è triste alzi la mano!! (con tono da dj della notte).
Qualcuno ha anche alzato la mano.
Allora lui ha fatto: dài, allora tutti su le mani!
...
Io mi ero un momento distratta - stavo guardando un bambino che ha contato, ad alta voce, tutti i motorini che vedeva dal finestrino lungo il tragitto piazza esedra-largo argentina (un bambino simpaticissimo).
Quando mi sono accorta che tutto l'autobus era impazzito - vecchie, turisti, ragazzi, bambini con la cartella di scuola - mi sono spaventata. E ho finalmente capito perché non mi piacciono i musical: tutta qusta gente che in situazioni improbabili inizia a muoversi a tempo di musica, a fare grandi sorrisoni, a cantare.
Mi fanno paura.
L'altra mattina, per un momento, ho temuto potesse accadere il peggio.



                                      

In alto, il conducente del 64.



Categorie del post: sanprecario, davvero eh |commenti (22)
Gnegnet ha perso tempo alle 13:47 di martedì, 05 agosto 2008
Ma io non ero in vacanza?
None.
Ora, aspettare che ti chiamino per un colloquio ad agosto, è, come dire, aspettare nel braccio della morte l'esecuzione mentre tutti gli altri escono per amnistia. Dici ma de che te lamenti? Non lo so, io ai colloqui dico sempre cose fuori luogo, mi viene da ridere, cerco di fargli capire che mi devono assumere perché sono davvero, ma davvero simpatica, e ci manca poco che mi metto a fare le pernacchie con la mano sotto l'ascella pur di non parlare delle mie capacità. Siccome comincio ad avere una certa, forse è anche ora di smetterla.
Sono una figa, so un zacco di cose, te magno in testa, io.


MANAGER
 
Caro dottor... Straniero, mai come oggi la nostra azienda è in fase di implementazione delle risorse umane, e c'è naturalmente un grande interesse per figure nuove e dinamiche... però con un curriculum vitae come il suo... laurea in Lettere... 107... nessun precedente lavorativo... certo che non...

ANDREA
Non...?

MANAGER

Non.
Passiamo a uno screening delle sue caratteristiche psicologiche. Parliamo pure liberamente, per conoscerci meglio. Allora... quale crede che sia il suo maggior pregio?

ANDREA
La sincerità.

MANAGER

E il suo principale difetto?

ANDREA
La sincerità.

MANAGER
Qual è la sua più grande aspirazione?

ANDREA
La sincerità.

MANAGER
E' un giovanotto sveglio, vedo. E allora mi dica... qual è il reddito annuo della sua famiglia?

ANDREA
La sincerità?

Categorie del post: sanprecario, davvero eh |commenti (6)
Gnegnet ha perso tempo alle 00:58 di venerdì, 11 luglio 2008

Cara %&/,
ti scrivo mentre grazie ai miei nuovi esercizi di treining alogeno riesco a reagire con calma e freddezza alla nona puntura di zanzara sul dito mignolo del piede. Oggi è stata una giornata molto pesante perché nonostante dei postumi da sbronza estiva, che m’è sfuggita di mano ancora non ho capito quando e come, stamattina dovevo fare una cosa di precisione e quindi mi è venuta la scimmia molesta. In mattinata infatti sono entrata in un vortice di emicrania e sigaretta e succo di frutta che è cessato solo alle 16.45, quando stremata e con una nuova e smagliante magliettazza di Calvin&Hobbes mi sono recata a fare una specie di colloquio per vedere se mi davano un altro, il secondo, stage. Sono salita, ho consegnato una cosa che dovevo consegnare, poi mi fanno Vuole fare il colloquio subito o lunedì? La scimmia mi suggerisce lunedì, perché davvero io volevo solo andare al bar a bere un caffellatte freddo, che in quel momento mi pareva l'unica cosa degna di sforzo, allora ho preso l’ascensore, sono scesa, e poi sono risalita e ho detto No vabbè scherzavo dai parliamo adesso, dando subito prova delle mie doti di fermezza, capacità decisionale e financo sviluppo cerebrale.

Lo stage (pare)(mica lo so se è vero) me lo daranno, e quindi sono a quota due. Ho chiesto se al terzo avrei vinto qualcosa, non so, un materassino per il mare, mi hanno detto No, ma le aumentano i punti simpatia. Che oggi come oggi, buttali via.

Ti saluto che ho sonno,

Basci.

Gnegnet


Categorie del post: sanprecario, davvero eh |commenti (4)
Gnegnet ha perso tempo alle 22:13 di martedì, 17 giugno 2008

Se, e dico se, la cosa andrà in porto, a luglio e agosto lavorerò in una libreria. Non vi dico dove, altrimenti poi mi venite a chiedere i libri gratis, eh Gnegnet regalaci qualcosa, eh fammi lo sconto, eh mia madre sta male vorrei farle un regalo ma non ho soldi. La cosa si prospetta dura e soprattutto molto sudata. Io sfrutto l'occasione per aprire una nuova categoria, in questo blog che un giorno sì e l'altro pure mi sta un sacco sulle balle, che si chiamerà Il vomito di Sartre. Infatti, prevedo già di sputtanare tutti quelli che vengono a chiedere libri e dicono cose come vorrei una cosa per un uomo di 20 anni, biondo oppure mi dia Il vomito di Sartre.

Stasera volevo andare a vedere la partita in qualche baretto o da qualche amichetto, bere birra e fare tardi accidenti ballare con le tipe ecc ecc e invece devo leggere un manoscritto di merda di un aspirante scrittore di merda e vi giuro, vi giuro, una cosa peggiore non l'ho mai letta in vita mia. Per cui mi rivolgo anche a tutti voi che passate di qui: se un amico, un parente, un fidanzato, un padre, il vostro amante, la soracecia del banco carni al mercato, chi cazzo vi pare, vi dice Mi piasce scrivere, ti va di leggere qualcosa? e voi leggete, e la cosa fa sinceramente cacare, non siate ipocriti, diteglielo, non indorategli la pillola, non spronatelo a continuare. Santocazzo, no. Impediteglielo. Sincerità. Polso fermo. la risposta giusta è: Guarda, non è una cosa personale, ma scrivi di merda.

Grazie.

 

Stai sempre a cianciare


!?!

Stavi sempre a cianciare


Linc

Altre baggianate

Cucù