Ora dico una cosa triste.
E pure banale.
La scorsa settimana è morto uno all’improvviso che lavorava alla casa editrice Minchiallegra. Solite cose: era giovane, aveva una figlia, ecc ecc. Vabbé, ho detto, succede (il cazzo).
Poi però – ma porca puttana – mi hanno messo a fare i cazzo di scatoloni delle robe del suo ufficio, allora ho impacchettato i disegni della figlietta, i bigliettini della compagna, le vignette stupide che aveva appeso alla bacheca. Le penne, i fogli, gli appunti, le cartoline da Ischia, i numeri di telefono, i libri, i quadri, la posta, le fotografie.
Ho chiuso con lo scotch per pacchi.
Ho usato la carta quella per gli imballaggi.
Come ogni santa volta che muore qualcuno che proprio proprio, se vogliamo dirla tutta, non è che secondo me avesse tutta questa fretta di andarsene, non è che fosse proprio così necessario, mi vengono tutti quei pensieri che oh, anime ingenue, vengono un po’ a tutti.
Tipo: ma allora, io che smetto di fumare a fare. Io continuo ad andare a mangiare al ristorante indiano, a bere, a non trattarmi poi così bene, a mangiarmi le unghie, a fare stasera quello che domani ma che ne sai, magari piove pure. La vita veramente sono i biglietti, le foto, i disegni bruttarelli di tua figlia? Non m'ha risposto Talete, non m’ha riposto Bobbio, allora sai che c’é.
Poi mi era venuta voglia di scriverci qualcosa, su quello scatolone, perché ho pensato che sarebbe arrivato triste e marrone cacca alla compagna che stava a casa, e vedeva lo scatolone, e sai che schifo. Solo che non mi è venuto nulla da scrivere, e mi sono andata a fare un caffé triste.
La lettera era in una bustina gialla tutta striminzita, scritta con mano malferma. Dentro, un foglio. Da un lato, a macchina, c’era scritto:
vi prego vogliate considerare questo mio lavoro che consta di 187 pagine ed è frutto di una ricerca di anni sul disagio di una parte della popolazione italiana (barboni, poveri, ecc). Grazie,
Ataulfo.
Dall’altra parte del foglio, battuto al computer, l’incipit di questo lavoro sul disagio. Non lo scrivo per evitare di andare all’inferno (non è vero, è che nun me va), ma vi dico solo che il titolo era: io barbone ad assisi.(scritto tutto minuscolo, grazie).
Poi tutto un delirio alla flusso di coscienza di Joyce su lui che osservava i barboni nella piazza di Assisi e una vecchietta barbona e americana (la e mi è piaciuta un sacco) e lui che in sostanza dice: non pensate di essere migliori dei barboni, stolti che non siete altro, solo perché avete un tetto sulla testa.
Uno potrà anche criticare la forma, ma a me la sostanza piaceva.
Io sono d’accordo con Ataulfo.
A me mi ha fatto un sacco pena e volevo scrivergli per dirgli:
Gentile signore,
grazie per il suo contributo, ma
Gnegnet
Poi ho pensato: metti che mi comincia a scrivere per un incontro, io mi conosco, capace che gli do un finto appuntamento a casa mia pur di vedere Ataulfo felice.
Vabbé, vado, che c’è un pezzo di parmigiano in cucina che urla il mio nome.

- Minchiallegra editore, salve.
- Salve. Senta.
- Mi dica.
- Sono un ingegnere ma mi interesso di rischi penali concernenti l’affidamento nell’ambito dei servizi sociali.
- …..ssssì…
- Ho comprato un vostro volume (nome del volume) ma non mi pare spieghi bene questa cosa dei rischi penali concernenti l’affidamento nell’ambito dei servizi sociali.
- Mmm. Sì.
- Allora volevo sapere se avete pubblicato altre cose che trattano di questo argomento.
- Guardi, se va sul sito ci sono le pubblicazioni nella sezione catalogo divise per argomento e troverà tutto quello che le serve.
- Eh, no (risata divertita). Sa, io sono un ingegnere ma ho proprio l’odio viscerale verso i computer e internet, quindi il catalogo online proprio non lo guardo.
- (intanto squillano gli altri 78 telefoni, arriva il pony, arriva un fax, il collega sviene e scatta l’ora di pausa) Quindi?
- Quindi ora lei mi dice tutti i titoli che le sembrano attinenti.
- (bestemmia sommessa) Ok. Allora. Sono circa una settantina, più o meno.
- Dica, dica.
- (inizio a dire).
- Uhm no, questo no. Questo nemmeno. Questo non c’entra nulla. Ah, questo sì.
- (al cinquantesimo) Senta, uhm, mi fa piacere aiutarla però davvero, sul sito c’è tutto. Altrimenti guardi, facciamo così. Le mando un mail.
- Eh no, le mail non le guardo.
- Ah già.
- Eh sì. Comunque, per ora mi bastano questi.
- Bene. Poi magari, se le passa il terrore, può consultare il sito.
- Sì sì, ma lo so, è che in genere queste cose le fa la segretaria ma oggi volevo sentirmi indipendente.
- Ahh.
- La saluto, grazie.
- Arrivederci.
Oggi inizio un periodo di lavoro non pagato alla Minchiallegra, nota casa editrice. Farò le fotocopie e risponderò al telefono. Forse ci scappa anche qualche caffè alla macchinetta. Tutto questo passa sotto il nome di stage e noi, per non fare torto a nessuno, lo chiameremo periodo del precariato. Sono contenta di fare questo lavoro non pagato così alla sera posso dire sono stanca a ragion veduta, e nessuno potrà dirmi ma se non fai nulla tutto il giorno! Come sono scaltra, mpf.
Cose interessanti che mi sono successe in questi giorni, ve le dico altrimenti non sarei più una bloggher come si deve di quelle che aggiornano i propri lettori:
mi sono venute delle mestruazioni molto dolorose
mi è venuto un raffreddore boia
ho letto la storia di giek lo squartatore e tra poco mi inizia il capitolo sul mostro di Firenze e le incularelle di vanni e pacciani (ma stanotte non riuscivo ad addormentarmi perché sentivo strani rumori, rumori che poi ho scoperto essere prodotti da qualcuno che nel sonno respira molto forte).
Ora devo andare, amici del lunedì, quando ho tempo vi dico come è andata la discussione della tesi.
Ci tengo a sottolineare che io sono l’unica con la quale la professoressa ha sentito il bisogno di non concordare le domande fasulle della discussione e l’unica di cui non sa il punteggio di partenza, perché non lo so manco io, perché ma che ce frega ma che importa se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua.
Vado a lavorare aggratise.
Sciao.
aggiornamenti: primo giorno andato bene, a parte l'accartocciamento di due documenti originali nella fotocopiatrice del dimogno che però ora riesco a dominare con piglio professionale. Quando è avvenuto l'accartocciamento non mi sono per niente spaventata perchè ho capito che è solo il fato che lo vuole, non dipende da me, vivrò passivamente e le avversità mi scivoleranno addosso tanto che la voce giungerà sino in Tibet e diverrò gran maestra del capo monaco zen. Poi ho inventato un paio di nomi che non avevo capito bene nemmeno alla seconda ripetizione (salve solo silvia porta-come scusi?-sono silvia porta.- Interno 55, è Silvia Pocnhrhtsghsda (basta che fai la voce tranqua e non se ne accorgono).
La tesi è mercoledì (questo è soprattutto per il commentatore che inizia con la P e che è un zacco simpatico ;-)
Stasera ho 38 di febbre.
Più muco per tutti.
