Gnegnet ha perso tempo alle 00:50 di lunedì, 11 maggio 2009
A prescindere dalla loro bellezza, io ho alcuni film del cuore, film che mi hanno cambiato la vita.
Chi ha incastrato Roger Rabbit?, E.T., Carlito's Way, Ritorno al futuro, La famiglia. Per esempio. Per esempio, è dal giorno che vidi Carlito che ho iniziato a sognare cose sporche con Al Pacino, prima no. Già lo avevo detto, ma questi sogni hanno sempre la dissolvenza. Io Al pacino nudo non l'ho mai visto, sempre per quella storia che sono andata a scuola dalle suore e il senso del peccato. Poi E.T.: prima non piangevo mai al cinema, dopo E.T. niente è stato più lo stesso.
Ad esempio, mi ricordo quella volta che accompagnai mia sorella a vedere Tarzan cartone animato. Quando partì questa canzone, summa della melensaggine diabetica dei film ultima generazione della Disney, mi venne un attacco di disperazione isterica, e piansi piansi tantissimo, e il cinema barberini era pieno così di bambini 3-5 anni, tutti con le loro cingomme e le loro patatine, tutti che non cagavano il film naturalmente, e mi guardavano attoniti e ho sentito sussurrare qualche genitore Mariolino, non la guardare, ha dei problemi, girati.
Dopo Roger Rabbit invece ho iniziato a guardare con altri occhi le donne con le tettone, nel senso che le ho cominciate a guardare in modo lascivo. Dopo Ritorno al futuro (questo, davvero, non sto scherzando) penso ininterrottamente alla possibilità di costruire una macchina del tempo. Si può fare? Sarebbe o no bellissimo? La bibliografia scientifica di riferimento non è molto corposa, mi chiedo perché. Ogni tanto leggo di gente che si dà appuntamento nel futuro (vediamoci tra due mesi al baretto all'angolo, io sarò quello che non c'è) e mi emoziono. Vorrei incontrare Pans da piccolo, oppure andare a trovare Janis Joplin. Se qualche fisico è in ascolto, ecco allora gli dico che io ci metto i soldi (350/400 euri dovrebbero bastare) e lui il cervello e insieme ce la faremo.
Grazie a La famiglia, invece, mi sono ricordata un sacco di cose sulla mia infanzia. Inoltre, concordo con la Sandrelli e con Gassman quando dicono che il momento più bello delle feste è quando puoi sparlare, dopo che tutti se ne sono andati.
Ce ne stanno un sacco di altri, di film che mi hanno cambiato le cose.
Ah! Ad esempio dopo La moglie del soldato ho capito che mi piacciono gli uomini con un difetto fisico molto evidente (nel suo caso, la bruttezza).
Questo post continua, anche se fa schifo. Perché dopo Mediterraneo, ho capito che nella vita puoi fare un po' il cazzo che ti pare.


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Gnegnet ha perso tempo alle 02:33 di giovedì, 05 marzo 2009





Io oggi ero molto depressa allora Pans ha detto forse dovresti smetterla di essere depressa, e rompere meno i coglioni a tutto il mondo è paese un milione di case.

Io ho detto, sì, hai ragione. E in effetti, abbiamo convenuto che l'unica cosa che serve, a volte, è qualcuno che ti dica ehy pupa, hai fracassato la minchia.

Come diceva un mio amico, poveraccio è chi non c'ha una gamba.

Una saggezza d'altri tempi, quel ragazzo.

Ma io volevo parlarvi del film The Hours, che io quando l'ho visto l'ho proprio interiorizzato, mi ricordo ogni scena ogni cosa ogni battuta ma credo dipenda sempre dal fatto che sono depressa. Insomma io l'ho guardato, e dalla prima primissima scena ho versato la lacrima quella grossa che arriva giù giù fino al mento, e poi la lecchi con la lingua.
Questo film parla delle scelte della vita e della morte e del significato ultimo e del significato primo, e delle donne e della Woolf che nuota leggera leggera nell'acqua e sceglie la morte, e della luce della mattina e di quando uno dice cosa scelgo? Scelgo la vita.
Poi parla delle persone importanti, e del fatto che la pazzia mica è altro, è roba tangibile che tutti ce l'abbiamo e io certe volte penso, fiùùù, sono contenta, c'è la pazzia che mi salva.

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Gnegnet ha perso tempo alle 01:46 di sabato, 31 gennaio 2009
Ieri sera sono andata a vedere Milk, con quel grandissimo pezz ehm no volevo dire con Sean Penn. Milk parla di questo gruppo di maschi che stanno coi maschi, che ad un certo punto diventano attivisti politici e fanno valere i loro diritti di maschi attratti dai maschi e il signor Milk diventa un consigliere di S. Francisco e tutti nella sala al cinema erano molto contenti.
Per me il film è molto bello.
Milk finisce male, lo so, non lo dovevo dire, ma tanto lo sanno tutti, ne hanno parlato tutti i giornali. Sean Penn fa lingua in bocca con moltissimi uomini. Sean Penn ora è diventato vecchio e ha le rughe, ma secondo me rimane senza dubbio l'uomo più affascinante e l'attore più bravo e la persona più simpatica tra tutte le persone che non conosco.
Ma tra ieri e oggi ho avuto modo di pensare ad alcune cose.
Primo, i casi (futili) della vita. Seduta dietro di noi a vedere i maschi che si accoppiano coi maschi, e che sono come noi e che hanno i nostri stessi diritti, lo ricordo per la signora Binetti che mi ha lincato sul suo blog www.i maschi che si accoppiano con i maschi sono malati e vanno guariti.ciclicio.it, c'era Vladimira Lussuriosa, che abita vicino casa mia e la incontro sempre come anche Tozzi il geologo matto, anche lui mio vicino di casa, quello che aveva detto che il Tevere straripava e arrivava fino in Friuli anche se non era vero, quello colla piccozza in mano (io una volta l'ho visto al mercato tastare le mele e le pere con la piccozza). Insomma c'era Vladimira. Nell'ordine, quando l'ho vista, ho pensato: ora mi alzo e le chiedo perché è andata all'isola dei famosi e soprattutto perché ora è quasi più carina di me? Poi, ora mi alzo e mentre il film è arrivato al punto nevralgico molto commovente urlo E benvenuti a 'sti frocioni*. Poi Leo voleva alzarsi a metà film e dire Ma... ma... è un film di gay? Miodio! E uscire indignato.

Poi a parte tutto questo ho anche guardato il film.
E naturalmente ho pianto.
Come ho detto ieri ai miei amici, che per questo hanno riso un po' esageratamente, io piango sempre al cinema quando vedo le stesse cose. Nell'ordine:
- manifestazioni
- elezioni politiche vinte dalla mia parte politica, dai democratici, o quel che è. Soprattutto se tutti si abbracciano, volano volantini e sono tutti affaticati (poi se sono anche gay, figuriamoci)
- quando alla fine del film, nei titoli di coda, passano le scritte con quello che poi hanno fatto nella vita vera i protagonisti della storia
- peggio ancora se mi fanno vedere anche le foto dei veri protagonisti
- piango anche se vedo la presa della Bastiglia
- qualsiasi persona o cosa o pianta che stia scappando dai nazisti, anche se magari è un festino in maschera con orgia e i tedeschi sono stati invitati, anche se è solo una maestra tedesca che mette una nota su un diario, io piango, perché è tedesca
- non piango se muore qualcuno
- non piango se due si lasciano
- piango sempre se c'è una madre single con un figlio a carico, soprattutto se fumatrice

Ora devo andare a dormire.
Andate a vedere Milk.
Tre stellette.





In alto, Milk finto e Milk vero (non vi dico i pianti)


* forse questo non dovevo scriverlo.

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Gnegnet ha perso tempo alle 02:24 di sabato, 01 novembre 2008

Somma tristezza il film di Allen, io volevo andare a vedere i Coen, ci tengo a dirlo.

Insomma niente, vado a vedere questo film senza nessuna speranza, sai quando vai a vedere una cacata sapendo che è una cacata?

Eh.

Allen è diventato sordo, cammina con un bastone e si smocciola addosso. Non so come sia potuto succedere, ma è successo. Per un po' l'ha tenuto in vita quella storia del matrimonio scabroso con la figlia cinese o coreana o quello che era, asiatica, comunque. Un po’ di tempo fa avevo visto questa intervista in cui gli facevano domande argute e lui smucava e diceva solamente Eh? Eh?

Perché non sentiva.

Questo suo ultimo film è stato prodotto dal ministero del turismo spagnolo, Evviva Zapatero ha chiamato tre attoroni americani e gli ha detto Tu mastica così, come masticano tutti gli americani nei film, quando sono a tavola. Ci avete fatto caso? Come se stessero masticando una mollica di pane e muovessero però eccessivamente la mascella. Poi tutti con queste camicine di lino, tutti che si strofinano le labbra, 'ste borse finto sciatto, ‘sto sole, ‘sta Barcellona col sole, ‘sto sole.

Poi cliché, due scene di sesso, tre battute carine, capelli molto puliti e Penelope Cruz che continua, imperterrita, a imitare Sophia Loren manco gliel’avesse prescritto il medico, o Sophia Loren.

Voto 6----------.


Ma non è di questo che volevo parlare (c’avevate creduto, eh? Stolti).

Volevo dire che poi, uscita dal cinema, enorme enorme depressione. Turbinio di pensieri, pippe mentali come se piovesse, e pippe mentali genere pop. Le pippe mentali pop sono quelle che ti fai a 16 anni, quando il mondo è ancora una grande grande cosa grossa da scoprire bella bella.

Io come sono dall’esterno?

Ma io, come donna, dico, come ti sembro?

Ma tipo, tu no, sei un convinto eterosessuale?

Soffro molto perché non posso prendermi in giro né scendere a compromessi con me stessa.

Io mi chiedo: è stata la bruttezza del film, o ultimamente l’antidepressivo che sto assumendo ha smesso di procurarmi felicità?

Voglio e non voglio, devo e non devo, i matrimoni borghesi, la parola borghese, fingere non sai più fingere, ti amo molto, ma come dimostrarlo?

Buonanotte.

 

Voto: una stelletta e mezza, Allen vergognati vivi di rendita e ti smuchi addosso.


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Gnegnet ha perso tempo alle 15:44 di sabato, 15 marzo 2008

Eccolo, il film urèndo.

Esso è Uno su due, lungometraggio di tale Cappuccio con Fabio Volo che fa la parte dell’ avvocato rampante che forse ha un tumore e allora riscopre la vita e capisce che è buono e ragiona come un tredicenne pur avendo 30anni.

Ma andiamo con ordine.

In realtà dovevo vedere Saturno contro, un’altra cosa su cui nutro forti sospetti. Ma almeno con Ozpetek si va sul sicuro perchè -  come dice amica Calvinsarà senza dubbio una storia di froci al gazometro. Invece poi il file se vedeva male, allora niente, metti ‘sto fabio volo.
La storia è, come dicevo, incentrata su questo ragazzo avvocato rampante, molto yeah, anche un po’ burbero. Poi conosciamo la donna, una Anita Caprioli che ogni volta mi tira fuori il lato peggiore. Anita Caprioli è molto bellina, ha un visetto carino carino e quando recita mi ispira tali pensieri di morte che arrivo a dubitare della mia sanità mentale e integrità morale. La caprioli recita male, ma è quel male che si capisce che lei non ne è consapevole. Poi le fanno fare sempre queste parti di donne scialbe che nell’economia della storia sono importanti come l’inquadratura del barattolo del sale al 25° minuto. E per completezza ci tengo a dire che uno dei personaggi più idioti nella storia del cinema è proprio quello di anita caprioli in santa maradona, dove fa Dolores, la ragazza che parla con la bocca a culo di gallina.
Dicevamo dell’avvocato.  A parte anita l’inutile, troviamo anche l’amico ciccio barbuto che è il buono e un po’ tenerone, interperetato (qui attenzione perché è l’unica nota positiva del film) dal sempre bravissimo Giuseppe Battiston, che spicca sempre in mezzo agli altri. Anche se beh in effetti gli altri sono Volo e la Caprioli.

Insomma la cosa è semplice: Volo un giorno sviene in mezzo alla strada e viene ricoverato, forse ha un tumore ma bisogna aspettare le analisi per avere risultati certi. Il film è la storia dell’attesa di questi risultati. In ospedale Volo conosce Giovanni, un Ninetto Davoli simpatico e bravo che ha un tumore al cervello e che aiuta il Vostro durante la degenza. Non è che non voglia raccontarvi cosa succede, ma non succede nulla. La mancanza di accadimenti travolgenti, in un film, non è di per se una cosa negativa. Però se non succede nulla e questo nulla è raccontato male allora sono cazzi amari. Volo passa questi gioni in ospedale e gli prende male. Ha la faccia storta, gli rode il culo. Tratta male tutti. Tratta male Giovanni, che invece lo aiuta col pappagallo e lo fa ridere facendo battute sozze sulle infermiere. Poi Volo esce – sia ringraziato iddio perché la parte ambientata in ospedale è di una noia quasi stupefacente – e torna a casa, dove continua a rodergli il culo. Temporaneamente caccia anche Anita, cosa che avrei fatto anche io. La caprioli ovviamente interpreta questa scena drammatica con lo stesso pathos che metto io quando chiedo al verduraio le mele e le pere.
Poi Volo torna a trovare Giovanni (ripeto, gli eventi si susseguono proprio così, non è che io salto qualcosa eh) e scopre che Giovanni mannaggia poverino lo hanno operato d’urgenza e sta per tirare le cuoia. Allora lui apre la settimana enigmistica e dentro trova una lettera che il moribondo stava scrivendo alla figlia Tresy (scritto così, per far vedere che giovanni è ‘gnurant) che non vedeva da anni e che non sapeva della malattia del padre.
Volo allora prende il pandino e va in umbria da tresy che dopo un goffo e fallimentare tentativo di mettere le mani in caciara capisce che Volo è amico de padre e si fa portare in ospedale per riconciliarsi con un ninetto davoli su letto di morte.
Naturalmente, Volo non ha nessun tumore. Durante la scena dell’annunciazione dei risultati delle analisi, Volo aspetta che il dottore legga tutte le carte e mentre aspetta penZa e ripenZa e penZa cose come: mi piace il sole, voglio vivere, mi mancherebbero gli occhi delle persone vive, vive come me, chissà giovanni come sta, mi mancherebbe il mare grande e bello il verde degli alberi fare all’amore mangiare il gelato vincre al totocalcio. Voglio vivere!!!

E purtroppo vive. E torna anche con bocca a culo di gallina.

Voto: non pervenuto, volendo una stelletta ma deve essere proprio piccolissima.

Ci sono alcune cose di questo film che lo rendono un film inguardabile e sono cose elementari.
Fabio Volo: Fabio Volo sta simpatico a tutti, anche a me. E’ un simpatico cazzone che ha tanti amici a radio dj e a mtv e allora gli fanno fare un saco di cose che però escono fuori tutte male. Fa lo scrittore (aia), fa l’attore (aia), fa l’intrattenitore, e questo gli riesce già meglio, ma ancora meglio forse gli riusciva continuare a fare il fornaio. Nel film recita come uno che nella vita faceva tutt'altro e poi all'improvviso si è ritrovato lì (in effetti, è la vera storia di Volo), soprattutto quando deve esprimere concetti seri e fare la faccia seria. Teribbile.
Sceneggiatura e morale: la trama è una stronzata ma ripeto, non è questo che di per sé rovina il film. La cosa che mi urta è che il regista voleva esprimere concetti banali e l’ha fatto in modo banale.
Anche le banalità sono importanti. Si fanno continuamente film sulla bellezza dell’amore, sull’amicizia, sulla paura della morte (cfr. le invasioni barbariche) sul sesso e sui rapporti tempestosi coi genitori. Sono tutte cose che dette così puzzano quasi di fritto tanto sembrano dette e stradette. Però che cazzo, al cinema non si racconta solamente, si cercano anche i mezzi per raccontare. Non so, è come se Uno su due l’avesse girato un ragazzino di liceo. O anzi, è come se l’avesse girato fabio Volo.


Come ha detto Pans, va riconosciuto però che questo film un messaggio vuole trasmettercelo, e questo messaggio è: se te dicono che forse c’hai un tumore, po’ esse che te roderà er culo.

 

                            


In alto: Cappuccio (a sinistra) e la Caprioli cercano di giustificarsi davanti alla folla che chiede indietro a gran voce i sette euro del biglietto.


 

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 13:12 di mercoledì, 12 marzo 2008

Un groar panteresco, carissimi amicici, apre questa ennesima recinzione.
Ieri pensavo che potrei fare una sigla di apertura con la mia faccia nel cerchio mentre ruggisco, come il leone della Metro-Goldwyn-Mayer. Ma non sarebbe, senza voler esagerare, a dir poco fantastico? Secondo me sì.
Il dilemma di oggi è questo: sono andata a vedere Non è un paese per vecchi. Il film mi è piaciuto assai assai, forse è uno dei più belli visti nell’ultimo paRo d’anni. Però come faccio a fare la recinzione stupida? Non sono mossa da spirito di perculamento e per una volta forse dovrei tacere. Però sto qui su questa sedia con una coperta sulle spalle, mentre sorseggio il mio succo alla pera marca discount (non sono sempre così sesci, a volte mi lascio anche andare eh) e qualcosa devo pur dirla. Vi posso dire perché m’è piaciuto.

Che ci va a fare, uno al cinema, detto così sinceramente tra noi? Tra noi che siamo persone anche disincantate, anche disilluse, ma che ancora cerchiamo nella finzione l’ultimo scampolo di verità rimasto? (no mamma non togliermi la gnugna ne voglio ancora!).
Cerchiamo il brivido, cerchiamo la sorpresa, cerchiamo l’emozione, cerchiamo anche i personaggi epici, la vita la morte la fortuna l’eroe l’antieroe anche un po’ le sozzerie ma questo meno. Il film dei Coen è tutto pieno di topi americani e di topi dei Coen e di cinismo. Gli americani basta che gli dai la prateria sconfinata, un cavallo, un negozio di ferramenta, dei jeans e un motel e riescono a girare una cosa che a me ha emozionato. Certo, un rumeno o un portoghese non avrebbero potuto girarlo, ovvio. Nemmeno un italiano, o un francese. Ma è questo il bello delle differenze tra cinemi e cinemi, secondo me. Il film non è un western, non è un thriller e non è un poliziesco. C’è sangue, un po’, ma non è splatter. Questo lo dico per tutti quegli imbecilli che sui forum di cinema straparlano senza sapere una ceppa di quello che gli esce dalla bocca e dicendo cose come “non ha una trama” (falso), “mi aspettavo un thriller e non lo è” (e allora? Io volevo essere più alta e non lo sono, mica me la prendo con mia madre), “non ho capito dove vuole andare a parare, il finale è in sospeso” (anche la bibbia lo è).

Le morti sono tante e tutte sono morti senza senso, inutili. Si ammazzano per droga e per soldi. L’unico personaggio buono, ma anche lui annichilito e sfiduciato, è lo sceriffo che chiuderà tra l’altro il film con un bel monologo a tema onirico.
Poi, c’è un sacco anche l’ironia dei fratelli Coen: a volte mentre si ammazzano tu ridi, spesso perché il dialogo che precede l’ammazzamento è surreale o perché ti concentri ancora di più sui capelli di Bardem. E’ un film sul cinismo ma anche sulla stupidità della violenza ma anche sul nonsense della vita.
Bardem, gran pezzo di uomo (a parte i capelli dico), è andato agli oscar accompagnato dalla mammina. Questo sapete che su una donna ha un effetto di stravolgimento romonale e tutti gli ormoni gridano: fatti fecondare da lui è un brav'uomo. Però poi ho scoperto che se la fa con Piccolo Topo Penelope Cruz, e questo non va affatto bene. Comunque, ma che vi devo dire: questa non è una recinzione ma un sospiro soddisfatto. Andatelo a vedere, poi esprimetevi. Se qualcuno lo ha visto e lo ha trovato riprovevole può anche discuterne con me nei commenti, non cercherò di convincerlo del contrario o di estorcergli con la forza l'indirizzo di casa per andarlo poi a picchiare di notte.

Voto: tre stellette.

Questa settimana rivedo Fargo, per forza.
Ho ricominciato a studiare per un esame, non ne ho voglia e ogni volta mi addormento (argomento: la resistenza dei greci ai romani)(ora mi capite, vè?)(a me questa nuova laurea non mi convince)(già?)(sì).

 

 

               

   


In alto, Bardem con la madre che si vede benissimo è una donna crudele che odia tutte le nuore.


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Gnegnet ha perso tempo alle 22:48 di giovedì, 06 marzo 2008

Mancano otto minuti alla fine di questa giornata piena di pony buste da lettera email caffè manoscritto battute cartellina figura sigaretta dhl timbro ricevuta e fattura, e io siccome ho deciso di farmi dimmale seriamente ora recingerò Caos Calmo. Posso farlo perché sto usufruendo del computer con lo schermo verso il muro, perché l’altro è il computer per le cose serie perché quelli che passano lo vedono tutti. Come l’amico di mio padre all’università che aveva due libretti per gli esami, uno per i genitori (pieno) e uno per lui (vuoto). Che cazzo c’entra? nulla. Ma proseguiamo.
MM.
Allora devo dire però prima che magari qualcuno fracassi i maroni che non ho letto il libro. Quindi, vi parlo del film come se il libro non esistesse. Sì, lo so che è tutto tratto da una cosa già esistente ma tanto si sa che i film sono un’altra cosa, e questa come giustificazione credo che vada più che bene (ecco, ci metto anche un timbro e chiamo il pony, va).

Caos Calmo, come direbbe la Bignardi su Vanity o la Palombelli su non so dove, da Mentana magari – poi un giorno vi dico cosa ne penso della Palombelli -  è un film che parla di come il dolore possa affrontarsi col silenzio. Questo è in estrema sintesi, una sintesi che umilmente definisco però completa, il succo del film. Infatti a Nanni Moretti, che non è Michele Apicella e che risulta leggermente meno psicopatico (ma poco di meno eh), gli decede la moglie malata e lui rimane solo con questa bambina bionda molto intelligente e con gli occhi svegli. Nanni rimane spiazzato e a bocca aperta, ma non fa scene tragiche, non si strappa i capelli e non chiede aiuto. Inizia a fare delle liste, inizia a non andare più in ufficio e a passare il tempo nel parchetto sotto la scuola della figlia. E lì incontra gli amici e guarda le ragazze e parla coi parenti e riceve colleghi di ufficio e clienti vari.
Ora.
Devo continuare?
Volete sapere come finisce?
Niente. La figlia gli dice papà non puoi vivere nel parchetto sotto scuola che ci facciamo tutti e due la figura dei babbei, e lui allora torna a casa. Ma nel mentre conosciamo suo fratello, un Alessandro Gassmann più dentone e abbronzato e molesto che mai, e Isabella Ferrari con cui Nanni farà delle sconcezze.
Esatto. Questo è il film di cui hanno parlato e riparlato tutti i giornali e le televisioni a causa di un tre minuti di scene di porcherie. Naturalmente dirò la mia: mai, mai e dico mai fidarsi del tanto parlare su un film prima che esca il film. Non è sciatta dietrologia, ve lo assicuro, ma se un poco conosci il mondo della pubblicità capisci che evidentemente si sta facendo chiacchiericcio preventivo su un prodotto che  ha bisogno di una spintarella. Infatti, il prodotto in questione non è male, giammai, è tollerabile e a tratti piacevole, ma non so perché uscita dal cinema ho avuto come la sensazione che al cinema sì, ok, ma in seconda serata su canale cinque ancora meglio. Nel senso che filmetto casalingo esso è. E poi vi invito tutti a ragionare su una cosa: vi è mai capitato, durante la vostra vita intensissima, di aver sentito parlare tanto di una cosa che po s'è rivelata meravigliosa? io no. Nessuno per esempio mi aveva avvertito della bontà delle vigorsol alla liquirizia, l'hom dovuto scoprire da sola. Ma anche dei chicchi di caffè ricoperti di cioccolato del discount, l'ho scoperto da sola grazie al passaparola.
Inoltre, temo che senza Moretti, Orlando, Golino e Polansky sarebbe stato un film molto molto più vuoto. Ed è vero che un film lo fanno gli attori, ma anche il regista porco demonio ha la sua parte, io dico.

Ah, ma che volete sapè la scena sozza, voi?

Ve la dico.

Si vede il culo di Moretti, poi si vedono le tette della Ferrari, poi se vede un po’ anche la mutanda di Moretti e un po’ di culo della ferrari, poi si sentono rimori di sciaf sciaf e pant pant e poi io ho guardato il pacco di pop corn e mi sono persa dieci secondi buoni.
La cosa che più mi ha colpito è stato il parco in cui Nanni vive per tutto il film. Ho cercato su gugol, è a San Saba a Roma, ci voglio andare a San Saba non ci sono mai stata e pare sia un bel quartiere.

 

voto: una e tre quarti.

 

Spinaceto, un quartiere costruito di recente. Viene sempre inserito nei discorsi per parlarne male: "Ma qui mica siamo a Spinaceto!", "Ma dove abiti, a Spinaceto?”
Poi mi ricordo che un giorno ho letto anche un soggetto che si chiamava “
Fuga da Spinaceto”; parlava di un ragazzo che scappava da quel quartiere, scappava di casa e non tornava mai più. E allora andiamolo vedere Spinaceto! ... Spinaceto, pensavo peggio. Non è niente male."

Nanni Moretti, Caro Diario

                     


                   In alto, Moretti e Ferrari ridono di noi. Non con noi.


 


 


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Gnegnet ha perso tempo alle 19:56 di martedì, 05 febbraio 2008

Scampata alla morte come un povero uccellino che cade dal nido, rimane sciancato ma non rende l’anima a dio (che?) eccomi qui di nuovo a recingere per voi. Ma per voi chi? Ma che ne so.

Il filmo è Mio fratello è figlio unico, anno 2007, regia Daniele Luchetti.
Voglio subito dire che purtroppo, aimè, mi spiace, coprotagonista è lui. Quest’uomo veramente, io non lo odio solo perché va di moda ma ho alla base motivi fondati, motivi seri. E senza vergogna anzi qui dico che recita meglio lui di, per dire, Ezio Greggio? Eh. Però veramente, questo suo spalancare gli occhi a ogni battuta per far vedere che ce li ha verdi mi provoca l’orticaria. Qualcuno poi gli dica che quei capelli sembrano sempre unticci, faccia qualcosa. Ma a parte questo.
Il filmo inizia in una Latina anni ’60, che chiameremo Latrina per rispettare le consuetudini linguistiche della mia regione, e narra la storia del ragazzino Accio che deve crescere e crescerà, ma un po’ in mezzo alla merda. La famigghia protagonista è composta da mamma e papà, due figli maschi e figlia femmina. In giro non ci sono tanti soldi e verso i 13 anni Accio decide di entrare in seminario e farsi prete (cammeo di Celestini che fa il prete capo). Ma il ragazzo è sveglio e soprattutto più forte di gesù saran le seghe, per questo urla di qui ribellati di lì viene rimandato a casa. A casa il giovine si rimette a studiare per convincere i genitori (mamma casalinga e papà operaio) che ha i numeri per entrare al classico e poi per frequentare l’università. Passano gli anni, e si acuiscono gli scontri politici. A Latrina, manco a dirlo, spopolano i fasci e mentre i due fratelli si danno anima e corpo al movimento di sinistra, Accetto deciderà di iscriversi alla sezione missina. Suo guru è il sempreamato Zingaretti, che qui fa la parte del fascistone pelatone ma che a noi piace lo stesso perché siamo donne di gusti prevedibili. Il ragazzo ci crede veramente, e inizia a partecipare ad azioni di rappresaglia e vandalismi vari promosse dalla sezione. Scontri anche in famiglia, dove intanto il fratello scamuffo (che intanto è diventato operaio che combatte dall’interno il sistema) si dà da fare con ragazze attratte dai suoi capelli unti.
Accio invece fa molta pena. Nel senso: lui è un rincoglionito senza scampo. È buono dentro, non ci sa fare con le donne, ha scelto la parte politica forse meno vincente e meno scopereccia ed in fondo un boccalone (come non amarlo). Passano gli anni, boccalone cresce, si allontana dai missini e anzi, con un clamoroso voltafaccia stile mastellone che gli perdoniamo solo perché ancora molto giovane e brufoloso passa quasi dall’altra parte, sempre però in maniera più distaccata e critica.
Ultimi venti minuti, Elio metterà una toppa lì dove Scamuffo aveva fatto il danno, accollandosi il figlietto del fratello e tornando a vivere in famiglia.

Fine.

Su questo filmo ho da dire varie cose. Prima di tutto, come al solito bravissima Angelo Finocchiaro (la mamma) che è una di quelle attrici del cinema italiano di cui davvero sono sempre contenta, anche quando la rivedo che fa la pubblicità degli assorbenti alla tv delle ragazze (mandate avanti la dandini, e poi c'è lei qui). Poi Elio Germano molto molto bravo, e un applauso anche al ragazzino che interpreta Accio tredicenne. In realtà, dai, lo dico: pure Scamuffo male non è, che vi devo dire, se è vero è vero. Sembra quasi recitare, a tratti.
La storia di questo ragazzo che non sa dove sbattere la testa mi ha molto commosso, perché il film non è tanto l’ennesimo racconto sul 68 quanto la descrizione delle turbe di questo tipo qui. Anche i dialoghi mi sono molto piaciuti, a l’approccio realistico che come al solito ha Luchetti e che ha un certo tipo di cinema italiano. Però grande delusione per quanto riguarda la trama. Da circa la metà in poi il film scende, scende, arriva a un punto morto e non racconta molto altro. La storia complessa dei cambiamenti travagliati che affronta Accio è accennata, e ad un certo punto sembra che la sceneggiatura sia stata scritta dal regista alla cazzo, alla fermata della metro tra una giornata di girato e l’altra. Pensavo evolvesse in maniera migliore, invece niente, pattume.
Ma nonostante questo, vi dico: vedetevelo. E mentre lo guardate, pensate che esistono queste produzioni e poi quelle come questa. Non posso fare nomi perché ormai su sto blog arriva solo gente che cerca s.m.t.c.a. frasi, s.m.t.c.a. scene, s.m.t.c.a. regista (ma anche un simpatico s.m.t.c. merda).
Lo sapete quanto ha incassato?
4.629.286 neuri a tre giorni dall’uscita.
Ieri Moccia era a buona domenica (avevo la febbre, sono giustificata), con la sua capoccia enorme e la sua voce imbarazzante e diceva frasi come: vedrete voi diciassettenni come sarete diverse a vent’anni! non ci è paragone!
Moccia ma che dici? ti ho detto duemila volte che non devi abusare di quel mischione di coca e viagra che poi ti incastrano con questi film e devi dare un sacco di soldi a raulbova che poi non ce lo togliamo più dalle palle, maledetto lui e il direttore del casting dei fratelli Abbagnale.
A me Moccia un po’ fa pena, è ovvio che anche lui (come giovanotto)(non metto il link chè lincare le mie cose mi fa tristezza) non sa dove sta andando.

Ah, ma ho cambiato discorso: voto a Luchetti: due e mezzo (si può dare di più).

(Ah, un’ ultima cosa davvero: a proposito delle prossime elezioni. Non voglio fare come emilio fede che spergiurò di andare in esilio nel caso di una vittoria della sinistra e invece è ancora lì a Milano a farsi le lampade, ma io nel caso di Silvio e compagnia bella di nuovo tra le palle me ne vado. Mica per altro, ma mi sarei un po’ stancata. Dicevo all’amichetto poco fa che l’Italia è un paese che io amo, ci sono affezionata, ma ormai sono arrivata a capire chi è sentimentalmente legato al Nicaragua, dopo un po’ perdi le speranze).

 

 

                         


In alto, Accio (al centro) saluta Storace, a destra.


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Gnegnet ha perso tempo alle 16:52 di mercoledì, 16 gennaio 2008

Prima della recinzione che tutti chiedevano a gran voce, ma a gran voce eh, lo scrivo qui:

cerco lavoro, anche gratis.

Magari qualcuno ha bisogno di una badante o di una cameriera o di un’archeologa. Avete trovato nel vostro giardino cocci di dubbia provenienza? Avete bisogno di un aggancio sicuro e discreto con la crem della crem dei tombaroli de Roma per rivendere quel vaso a figure nere che per ora usate come reggilavandino? Sono qui, perdio.
Davvero, non se ne può più.
Mi sto lentamente rincoglionendo. A.I.U.T.O. Sono arrivata al punto di guardare con occhio tentato l’annuncio “5 clown e trapezisti cercasi” letto ieri su Lavorare. L’annuncio è vero. Io le pallette da giocoliere ce l’ho, ma non riesco a tenerne due in mano insieme, in pratica. Mi vanno in corto i neuroni mi vanno.

E ora, la recinzione (la lunghezza del post è direttamente proporzionale alla grandezza delle mie palle).

Avevo tredici anni e insieme ai miei amichetti una sera decisi di fare la notte di paura. La notte di paura consisteva nel vedere un film dell’orrore e poi fomentarsi a vicenda la paura per poter avere una scusa per passare una notte in bianco e il giorno dopo, a scuola, raccontare a tutti che si era passata una notte tremenda e di paura, mentre voi, ah ingenui, dormivate il sonno dei giusti.

Il film scelto fu L’esorcista.

Mia madre, saputa la scelta del film, annuì calorosamente sentenziando: è il film giusto se volete fomentarvi la paura. Io lo vidi al cinema e dalla paura mi venne la febbre. (pare che questa storia sia vera)(era ovviamente un virus normalissimo, ma a mia madre piace raccontarla così)(no, mia madre non telefona ai maChi o robe del genere, comunque).

Quindi ora vi racconto la trama dell’esorcista, perché tra l’altro ho scoperto che c’è gente che non l’ha mai visto, spesso perché “non credo nel dimogno ma non si sa mai io queste cose non le voglio sapere”. (spesso questi, invece, telefonano ai maChi).

Allora L’esorcista inizia come un film che ogni volta lo inizi a vedere e dici due cose

“Ma no, aspetta, mi sa che hai scaricato un’altra cosa questo non è l’esorcista”

“Ma non c’è l’audio!”

Questo perché il filmspettatore è spiazzato da questo inizio molto spiazzante, di questo prete archeologo che va in iraq a scavare e trova una statuetta di una cosa tipo elfo ma cattivo, elfo dalle fattezze orientaleggianti, elfo che tu lo vedi e capisci subito che rappresenta il male, o, usando un termine che nell’ultima enciclica paparazzi usa a iosa, il dimogno. (E’ stato qui che ho deciso di studiare archeologia, perché in cuor mio spero sempre di trovare una statuetta di satana invece mai niente, sempre pezzi di cornicioni e mattonelle. Due coglioni.)

Prete archeologo capisce subito che qualcosa non va, ma mica per altro, solo perché il dimogno in persona a una certa gli appare in tutta la sua sconvolgente realtà e gli dice Padre, non per gnente, ma io esisto, è ora che si sappia.

Intanto, in un tranquillo quartiere borghese di Washington, vivono madre attrice democratica e razionale e figlietta coi ciucci come candy candy, che chiameremo la psicopatica per rispettare la realtà dei fatti.
Un giorno psicopatica trova un tabellone per parlare con i morti (non so il nome, dai, quello con le lettere che si muovono da sole e dicono sì, no, forse) e inizia a intrattenersi con amici immaginari. Contemporaneamente, dalla soffitta iniziano a giungere rumori come di ruggiti di leoni o di pontili in metallo che si alzano, - rumori che a casa mia sono considerati normalissimi visto che il forno sito nel mio palazzo inizia a preparare le cazzo di pagnotte alle tre di notte.-
Lo racconta a mamma attrice che un po’ ci rimane male, un po’ pensa sarà l’adolescenza, sai com’è le canne gli amici immaginari le prime pippe i piccoli furti alla upim, non sospettando minimamente che il dimogno sta già facendo il cambio di residenza e presto saranno cazzi loro.
La bambina peggiora sempre più.
Una sera, durante un party nella casa, la ragazzina scende in salotto e piscia sul tappeto dicendo al pianista Tu morirai. Che poi ho sempre pensato: per il dimogno, che come tutti sappiamo è potentissimo e ha un sacco di magie e spade laser, questo sarebbe il massimo?cioè, non gli era venuto in mente nient’altro che una spisciatella sul tappeto e i sinistri rumori dalla soffitta? Così siamo buoni tutti, dimogno, così non vale.
Vabbè, ve la faccio breve anche perché non posso certe trasmettere la suspance del film qui nel post. Dopo le ultime trovate di psicopatica, che ormai dice cose volgarissime e gira le palle degli occhi, madre inizia a consultare i medici, che tengono sotto osservazione la figlia e le dicono, Signora, sua figlia dice un zacco di sozzerie e parolacce, dice sempre pisello, patata e anche puppa, sua figlia è schizofrenica. Ma le medicine non risolvono nulla, e un giorno un team superspecializzato di medici fa Signora, le dobbiamo dire una cosa. Forse sua figlia è matta e forse con un esorcismo potrebbe autoconvincersi di essere guarita e guarire. La madre, giustamente, bestemmia. Ma come esorcismo, dice, ma che rimedio medievale è?ma come è possibile?ma perché, esistono ancora gli esorcismi? Ah vabbè allora dateci anche un canarino per l’emicrania, a questo punto.

-e qui, si capisce bene che la signora non abita a Roma, perché per dire, avete presente quella chiesa a via Marsala davanti alla stazione?esatto, lì fanno gli esorcismi (lo so perché una volta ci ho portato un amico mio che pisciava sui tappeti)-

Alla fine stanca di telefonate su telefonate al tappezziere, la signora contatta il prete pugile. Il prete pugile è un prete figlio di emigrati greCHi, un prete un po’ così, alcolizzato maledetto, belloccio, con faccia depressa e in crisi mistica.
Prete pugile le dice Signora, ma quale esorcismo, ma che cazzo dice, poi va a trovare psicopatica e si convince. Si convince perché psicopatica vive ormai rinchiusa nella sua stanza che per opera del dimogno è a tre gradi sottozero di media, è diventata tutta gialla e sgarrupata esattamente come la faccia della ragazzina che è legata al letto e rantola (e ha i capelli untissimi). Allora prete pugile fa richiesta per l’esorcismo e lo accoppiano al prete archeologo, quello dell’inizio del post.
Questa statemi attenti perché è la parte centrale del film.
Io dalla visione di questi film ho capito che un esorcismo non è solo una preghiera, non è una semplice richiesta di aiuta al signore perché ci liberi dal male amen. Tutto dipende dal grado di importanza del dimogno che alberga nel corpo occupato. Se è occupato da una sataniello un po’ così, cintura bianca, ho capito che bastano tre massimo quattro ave maria e una pacca sulla spalla, e lui esce. Ma la psicopatica era occupata da satana in persona, e tu pensi che satana in persona se ne va via così? Eh, seeh.
I due preparano il tutto: per fare un esorcismo a satana devi avere, faccio un attimo un sunto così nel caso sapete cosa fare:

ingredienti: una bibbia se unta e bisunta è meglio, fa più fede vissuta, un libretto di istruzioni per esorcismi (alla gs euri 3.40), l’acqua benedetta (tanta), due rosari, un asciugamano, crocifissi, la sciarpa quella da prete serio (quella viola, mi pare), ovatta e acqua calda (che fanno sempre comodo metti che qualcuno partorisce all’improvviso).
Indi, devi iniziare a dire queste preghiere: Esci da questo corpo, nessuno qui ti vuole bene, noi non ti vogliamo, a noi i tuoi sporchi trucchetti non fanno paura, io sono amico di gesù, che ti credi che solo tu hai i poteri? cacca a satana e fiori a gesù, anche io ho studiato il latino, sei solo un povero fallito, e secchiate e secchiate di acqua benedetta.
La ragazzina reagisce malissimo: a parte la famosa scena del vomito verde, inizia a parlare con la voce della madre morta del pugile, poi inveisce in barese ma al contrario, poi fa battute che eh, in effetti mi hanno fatto ridere, dice un sacco di volte pompino, urla, spezza le catene, fa sollevare il letto, fa uscire conigli dal cappello, rutta e si masturba col crocifisso (fico!).
Il rito dura tipo tre giorni, al termine dei quali prete giovane inizia ad invidiare sul serio lametta e prete vecchio muore cadendo dalla finestra per mano del dimogno che entra il lui e poi scappa, tipo presa en passant dei pedini a scacchi.
La bambina si rimette, cambiano casa, ritorna la normalità.
Ma siamo proprio sicuri che il dimogno ora non alberghi in te? Sei sicuro che quel rutto oggi dopo pranzo fosse un rutto normale, un rutto approvato dalla cei?

Vi ho fatto venire la paura?

Il film non è un brutto film secondo me. Certo, identificarti non puoi, ma è un po’ più evidente rispetto ad altri film sul male e el diablo che la lotta tra male e bene è soprattutto lotta tra la razionalità e l’irrazionalità. Poi per dire, la madre è simpatica e anche gli attori che fanno i preti sono bravi.
C’è una scena all’inizio, quando ancora la figlia è abbastanza normale, in cui se metti il fermoimmagine vedi la faccia del dimogno su un’anta di una credenza in cucina.
Nella versione rifatta sono stati aggiunti 11 minuti di film, undici minuti inutili, nei quali ad esempio psicogirl scende i gradini di casa a testa in giù, come quando da piccola facevi il ponte  e la verticale.
Una volta ho visto il making off del film in cui si vedevano i truccatori che provavano le maschere di paura alla rigazzina, e la voce fuori campo diceva Calcolate rigà che questa che vedete nel film è quella meno brutta, le altre facevano davvero troppa paura.

Io non so, secondo me da questi film c’è da imparare. Quando l’ho rivisto sono andata a cercare su internet le scene degli indemoniati, sai quelle scene di gente che si dimena per terra e tutti che la tengono e urlano è il satanasso è il satanasso Sono bei filmati, adrenalinici, belli, fatti bene.
Però per evitare disguidi col dimogno, che dico di essere atea e ademogna ma vai a sapere, prima invece di dire casa mi è scappata asac e la cosa è preoccupante, metto qui una cosa che vi aiuterà a purificarvi alla fine della faticosa lettura di questo ciarpame.

(voto film: due stellette)

 

Ps: su Repubblica di oggi, a pag. 27, un' inchiesta sugli esorcismi in cui padre Alfonso, esorcista torinese, in un rigurgito di lucidità ammirevole ammette: collaboro con uno psichiatra,la gente che cerca il mio aiuto ha evidentemente bisogno di cure mediche.

Pps: come al solito ecco i compiti per casa.

 

 

                          


In alto, Dimogno in un cammeo che pare gli venne imposto dal regista ma che lui oggi rinnega.


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Gnegnet ha perso tempo alle 20:06 di venerdì, 28 dicembre 2007

A grande richiesta (mia) tornano le recinzioni dei filmi.
Ieri, mentre cercavo ancora di digerire i 7,5 kg di baccalà fritto mangiato a natale, mi sono chiesta: perché non fracassare le balle a quei cretini del blogghe con un film un po’ vecchiotto ma che secondo me vale la pena? Eh allora, ma cosa aspettiamo, dai su che tanto state a casa a non fare un cazzo o anche in ufficio a vegetare a parte controllare che il capo non entri o che il moroso/a vi abbia mandato il trecentesimo sms della giornata.

La moglie del soldato è un film di quelli che poi uno, dopo che lo ha visto, rimane un po’ attonito e pensa: forse è la solita storia d’amore, forse Gnegnet consiglia solo merda e dovrebbe andare a lavorare invece di scrivere su un blog e mangiarsi le unghie e ingrassare ogni giorno di più come una vacca svizzera (ah, no, questo lo penso io, scusate). Praticamente, cioè, tipo, allora: ci sono questi terroristi irlandesi che, mossi dall’ IRA, decidono di rapire un soldato inglese negro (non si dice negro, comunque) e di chiedere uno scambio. Il film inizia con la terrorista che si finge mignottone per accalappiare la preda in un luna park: atmosfera squallida, tutto va come deve andare e il soldatino ci casca. Isso è portato in un posto segreto, e tenuto lì legato e incappucciato e controllato a turno dai duri e puri irlandesi. Ma tra gli irlandesi c’è chiomaselvaggia (Fergus), un uomo che, avendo tali caratteristiche:

capello unto

bruttezza intrinseca

sguardo da babbeo

irlandesità

divenne, quando lo vidi for the first time, il mio uomo ideale. Babbeo, durante i giorni della prigionia, si mette a parlare con soldato. Un po’ gli fa pena; gli toglie il cappuccio per farlo respirare, lo sta a sentire, gli offre sigarette, gli regge il pisello mentre fa la pipì con le mani legate: i due diventano quasi amichetti. Soldato però a una certa capisce che sta per morire, e gli chiede un favore: occupati di lei, della mia amata, che vive a Merdatown e fa tipo la shampista.

Ad una certa arriva l’ordine di uccidere soldato. Babbeo si prende l’onere della cosa, e col groppo in gola lo porta in mezzo a un bosco. Siccome però è cuore d’oro (e anche babbeo,ça va sans dire) lo lascia scappare, se non fosse che negro corre male essendo anche grasso (tutte lui, eh) e non guarda quando attraversa per cui finisce malissimo sotto un camion.

Nel mentre, commandi speciali dell’esercito inglese irrompono nel covo. Fuggi fuggi generale, tutti si disperdono, una camboggia fratè.

Passa il tempo. Babbeo decide di andare a trovare la shampista (non stampista, word, shampista, cazzo!); e in effetti la trova. Shampista è molto bella, ha lunghi capelli ricci e una voce molto molto profonda, quasi da uomo. Lui se ne innamora e anche lui un po’ pensa sia l’uomo della sua vita.
Lui la approccia in un bar in cui lei canta una canzone che – ah- m’ha sempre spezzato il cuor e che anche io canto quando sono sotto la doccia e uso il doccetto grohe come microfono e mi sento molto yeah (non capisco quando una cosa posso dirla o sarebbe meglio tenerla per me).
Lei fa la dura – è una donna che viene dai sobborghi – e all’inizio lo respinge. Ma alla fine cede e lo invita a casa.
Vanno avanti un po’ così, la prima uscita, la seconda uscita, poi lui comincia ad andare a prenderla a lavoro, poi lei gli porta il gavettino sulle impalcature (perchè lui sta cercando di nascondersi e rifarsi una vita e si è messo a fare il muratore). Ora, a questo punto io non posso rivelare una cosa quindi copio e incollo da un sito internette che parlando di questa trama riesce a uscire dall’impasse in maniera diplomatica e signorile dicendo: qualcosa di inaspettato muta il suo atteggiamento (di babbeo, NdGnegnet) nei confronti della donna.
Intanto, i compagni IRAti di FergusBabbeo lo raggiungono per cooptarlo in un altro rapimento, ma la giovane shampista cantante impedirà lo sconsiderato gesto. Poi, tutta una serie di eventi tragici accadono. Non ve li dico, ma sono molto tragici (no, loro però non muoiono).
Il film finisce male, ma di quel male che non mi sento di definire male male. Un po’ come Mary Poppins, che uno dice: è finito male, lei se ne va, ma in realtà lascia una speranza. O come La meglio gioventù, che finisce un po’ così, un po’ con l’amaro in bocca. O come Blade Runner, che nessuno ha mai capito come finisce. Ecco, non come il Titanic, che invece finisce proprio male male senza ombra di dubbio e nemmeno come Cenerentola, che finisce proprio benissimo, se non ve ne foste accorti.

 
Notizia sparse: il film è del 1992, regia Neil Jordan, oscar nel 1992 per la migliore sceneggiatura originale. Babbeo è Stephen Rea e il titolo originale è The Crying Game, che è anche il titolo della canzone che canta lei e che piace a me.

La scena originale del film con la canzone bella ve l’ho messa qui, prendete e godetene tutti, magari cercate di non fissare troppo attentamente il vestito che lei indossa.

Le stellette sono tre.

Ah! Dimenticavo di dirvi che ho ripreso a fumare dopo 24 ore (periodo di tempo del tutto rispettabile, comunque).

 

                            


In alto, Babbeo si chiede pensieroso se sia proprio il caso di scopare la donna del soldato rapito e tragicamente morto per causa sua.

 

 



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Stai sempre a cianciare


!?!

Stavi sempre a cianciare


Linc

Altre baggianate

Cucù