Gnegnet ha perso tempo alle 23:50 di lunedì, 26 ottobre 2009
Oh, nessuno lo avrebbe mai creso (soprattutto pans, che quello si ricorda i giorni in cui devo andarci e mi dice oh domani è lunedì, gettandomi così nell'ansia), ma sto andando con regolarità ad acquaginnastica. praticamente è bello, anche se l'insegnante mi guarda male perché ogni volta che devo fare gli esercizi senza toccare continuo ad affogare, allora ogni tanto appoggio una gamba e lei dice hai appoggiato la gamba? io no no, invece non è vero! L'ho appoggiata! Ma che cazzo, non sono mica udinì, abbella. L'unica cosa è che per terra nello spogliatoio ci sono i capelli, e io quando vedo dei capelli vomito, e mi sono fatta tutto un film che andavo dal capo della palestra e gli dicevo senti che schifo ci sono i capelli, e lui mi cacciava. Che poi nessuno a me pare si schifi per i capelli. sarà quella faccenda del pittipittume, non so. Ah poi oggi mi sono scordata le mutande e sono tornata a casa senza (mi vergognavo anche se nessuno avrebbe mai potuto notarlo)(diomio, spero) ma forse questo ecco, non dovevo dirlo.
Ma passiamo ad altro.
Volevo dirvi la ricetta della torta amica carota. Oggi ho fatto l'apple crumble ma devo ancora perfezionarlo, quindi dovete aspettare. Questa torta alle carote è buona, puoi fare finta che è dietetica (non è vero, c'è il burro, lo strutto e i teschi di morto) e rifilarla ai vegetariani/obesi/mangiatori light (omettendo gli ingredienti).
Cosa vi serve:
- 3 etti di carote
- 3 uova intere
- mezzo bicchiere di olio di semi
- 200 g di zucchero
- 250 di farina
- 60 g di mandorle tritate per l'impasto
- mezzo limone
- una bustina di vanillina
- una di lievito
- pizzico di sale
- granella di mandorle per decorarla
- miele
(ancora? no, no, ho finito)
Come si fa:
è 'na cazzata! Allora. Lava le carote, puliscile, tagliale a julienne,corte. Mettile in una terrina e lasciale lì, non si offenderanno. Poi procedi come quando fai il classico ciambellons: in un'altra terrina metti lo zucchero e i tuorli e gira col frullino. A questo punto mi preme dire che odio quelli che nei siti di ricette ti dicono butta tutto nel mixer, imburra la teglia e inforna. Ma come butta tutto... io... a me piace usare il frullino... ma allora così so' bboni tutti... no il tritatutto no! Insomma voi invece dovete frullinare, perché io non ho il tritacoso. Poi setacciate la farina (se non la setacciate viene male, la dovete setacciare) e mettere nel composto di zucchero e uova. Gira, gira. Rifrullina. Aggiungi l'olio, la vanillina e il lievito. Gratta il limone (prima lavalo, altrimenti ti viene la mononucleosi!). Rifrullina. A parte, montate a neve gli albumi con un micropizzico di sale. Incorpora al primo impasto. Gira. Se rifrullini subito, ti schizza addosso la qualsiasi e poi puzzi di uovo. Aggiungi le carote e le mandorle. Integlia (cosa?) in una teglia imburrata. Forno a 180° per 40 minuti circa, se avete un forno potente, altrimenti un'ora e intanto vi leggete Guerra e pace in allegria.
Quando è pronta, dopo che avete aperto il forno settundici volte e controllato con lo stuzzicadenti quello lungo da spiedino, sfornate e lasciate freddare un momento. Poi spalmate un cucchiaino di miele sulla superficie e polverucolatela con le mandorle tritate rimaste (ve lo avevo detto che dovevano essere due mucchietti, no?). Poi fate freddare e mangiate. Sembrerà una grande camilla, ma senza i conservanti.
Consiglio:
molti mi scrivono, prima ancora di leggere il post eh, e mi chiedono come vanno tagliate le carote per fare questa torta. Guarda, all'inizio io anche avevo paura di mettere delle carote in una torta, invece la scienza culinaria sa il fatto suo. Le carote si ammosciano e sputano acqua, quindi nella torta si scioglieranno. Voi tagliatele a julienne sottili e non lunghissime, che quelle poi lo sanno come devono fare.
Gnegnet ha perso tempo alle 03:26 di sabato, 11 luglio 2009
Ah-ah! Vi pensavate che la rubrica sulla roba da magnare era morta! Invece no. Nel cuore della notte, quando tutta la città dorme, o fa casino sotto le mie finestre, SuperGnegna Cuoca PerAmore si mette qui e ticchete tacchete sulla tastiera per regalarvi piatti unici, facili, veloci, della cucina povera ma anche meno povera, buona ma a volte, come nel caso dei ditalini coi piselli, meno buona. Come mi vendo io, nessuno al mondo minghia. Allora, in questi giorni mia sorella ha fatto gli esami di maturità. Sono stati giorni convulsi, caratterizzati da bestemmie e isteria collettiva, di lessico familiare fatto di porchiddii e finalmente. A pranzo, qualche giorno fa, la vedevo (mia sorella) mogia, quasi sciupata, sovraccarica di nozioni come la morte di manzoni, i dieci figli di manzoni, l’imparentamento di manzoni con beccaria, il seno e il coseno, picasso e il puntinismo. Per riportare allegria in casa ho deciso quindi di cucinarle un piatto cult, la mozzarella in carrozza. Che però qui chiameremo la mozzarella manzoni.
Cosa vi serve (per due persone, oppure una obesa, o quattro con poca fame):
otto fette di pancarrè
due uova
una mozzarella
olio di oliva
sale
latte
pepe
Come si fa:
sbattete le due uova intere in un piatto. E fin qui, direi che anche i più ritardati di voi (quasi tutti) possono farcela. Salate e aggiungete un po’ di latte. Poi mettete da parte questo piatto, e concentratevi sul pancarrè. Tagliete il bordo del pancarrè con un coltello, e buttate al secchio le striscine di pane senza dimenticare prima di baciarle. Infatti nella tradizione popolare quando si butta il cibo si deve sempre ringraziare il signore prima, e nel caso del pane anche baciarlo, perché è frutto della fatica di tantizzimi lavoratori e voi siete delle grandissime merde. Dopo aver baciato il pancarrè, tagliate a fette sottilissime la mozzarella e disponetela elegantemente su una fetta (non troppissima, ma neanche pochissima, fate a occhio, usatelo ‘sto occhio). Chiudete la fetta con un’altra fetta. Ripetete l’azione fin quando non avrete sul tavolo quattro panozzi farciti. Bagnate i panozzi nell’uovo: da una parte, dall’altra, lateralmente.
In una padella grandina versate un paio di cucchiai di olio, fate scaldare, mettete i panozzi. Dovrete ottenere dei panozzi ricoperti di frittata farciti con mozzarella squagliata. Quindi: all’inizio fuoco medio, e girate un paio di volte, poi verso la fine coprite con un coperchio. Quando la frittata è cotta e la mozzarella andata e non c’è nessun residuo d’uovo crudo da nessuna parte, spegnete. Attenzione, perché l’uovo col pancarrè è infido e a te sembra cotto ma invece poi dopo che lo hai portato a tavola lo tagli e esce tutto crudo e poi dovete mettervi a piangere e è un casino. Non che io pianga quando mi succedono ‘ste cose, L’ho detto così, per dire.
Impiattate e spolverate con un po’ di pepe nero e anche sale, se volete, che la roba salata è meglio, poi sì ok a 50anni morirete di ipertensione ma io mangio come snack il sale grosso e guarda come sto bene.
Vi è piaciuta? Siete contenti? Mi volete bene?
Ora vado a letto.
Ovviamente mi è venuta fame, e prima stavo pure dall’arabo che ha quei dolcini miele e pistacchi che santa madonna me ne mangerei a chili ma ho fatto la signora ho detto no, grazie, e adesso l'arabo è chiuso.
Il consiglio: se vi avanza l’uovo, non buttatelo! Potete riutilizzarlo cozì: prendete il pangrattato e versatelo piano piano nel piatto finché non viene una pappetta molliccia ma plasmabile, della consistenza, uhm, del macinato*. Mettete sale, se volete anche formaggio, e fate delle palline. Schiacciatele un po’ e friggetele nell’olio della mozzarella manzoni. Questo lo potete fare anche quando fate la cotoletta. Perché tutti co’ ‘sta crisi, poi eddaje che me buttate l’ovo, e che cazzo.
Gnegnet ha perso tempo alle 02:09 di giovedì, 02 aprile 2009
Arrivò il giorno in cui presi trebien a francese, arrivò e io ne fui contenta - almeno questo santoiddio, già la mia vita è un continuo susseguirsi di lacrime e sangue, e muco.
Me lo guadagnai grazie a una ricetta.
Sì, sì. Dovevamo scrivere una ricettina facile facile ma tutta in francese. Io subito sono andata sui siti di cucina francese, ma proprio subito, però poi mi sono sentita in colpa e non ho copiato nulla. E allora ho scritto a Lulù la riscettà delle carote trebien, che sarebbero le carote all'aceto balsamico. Lulù ha detto mmh bbone, e te credo Lulù, voi a Parì ve mangiate la maionese pure sulla nutella. (evvai di luogo comune, fa sempre comodo)
Cosa vi serve per due persone:
quattro, ma pure cinque, carotone
olio di oliva
peperoncino
poca cipolla (poca nel senso di poca)
aceto balsamico
acqua
mezzo dado
Come si fa:
in una padellona fate soffriggere l'olio (uhm, quattro cucchiai)(io le dosi le dico a caso, lo avete capito no) con la cipolla, quella poca. Ma prima di tutto questo avevate tagliato i culi e le teste delle carote, le avevate depilate e tagliate a rondelle di medio spessore, non proprio finne finne mapperò.
Quando la cipolla quella poca è diventata biondiccia ce buttate dentro le rondelle, mezzo dado, un bicchiere di acqua del lavandino, un peperoncino, e coprite col coperchio.
Un po' ci mettono, ma voi le dovete guardare e girare, quindi è un piatto facilissimo ma un po' una rottura di maroni. Intanto che potete fa'? Che ve posso di', inventatevi qualcosa. Lavatevi i denti, scrivete un paio di mail, leggete repubblica.it, telefonare al moroso no perché altimenti lui si accorgerà che siete distratti e allora accadrà questo:
- ti sento distratta
- no no no, stavo girando le carote
- eh ma allora chiamiami quando hai finito
- ma no no, dai
- ...
- dai.*
Quando le carote sono moscette e tutta l'acqua è evaporata (io in francese avevo scritto evaporata, poi l'ho cancellato e ho scritto essiccata, e lei mi ha corretto scrivendo evaporata, quindi sarebbe trebien menomeno, e ora mi chiedo: essiccata?) togliete il coperchio e versate alla cazzo un po' di aceto balsamico (vinaigre balsamique). Lasciate le carote ancora cinque minuti, poi spegnete.
Poi quando ho consegnato il compito, una mi fa Miodio ma non hai scritto una ricetta di un dolce, il compito era solo sui dolci. Naturalmente non era vero, ma io mi sono molto spaventata, volevo andare la bagno a fumare così non mi avrebbero sgamato, ho iniziato a sudare, ma non era vero.
A questa cretina io la prossima volta gli attacco una caccola sotto al banco, cretina!
Il consiglio:
questa ricetta la faceva il mio babbino, babbino babbino, io l'ho ereditata ma vengono più buone a lui. Non era un consiglio, effettivamente.
Anche nel compito per Lulù ci ho scritto Il conisiglio, e ho vergato, in punta di penna e con la bocca a culo di gallina: si mangiano tiepide e sono l'accompagnamento ideale per i piatti di carne.
A bientò, defiscentì.
* adesso sembra una cosa accaduta a me, ma no, ho solo immaginato quelle coppie in crisi che ti sento distante vabbè allora dillo.
Gnegnet ha perso tempo alle 22:25 di mercoledì, 04 febbraio 2009
Oggi volevo dirvi la ricetta dei ditalini coi piselli, che è una pasta tristissima ma che a me piace tanto, e non solo per il triplo carpiato senso nel suo nome. Io quando ero piccola la mangiavo sempre, poi, al grido di Ma dove cazzo siamo, in un ospedale, mia madre la eliminò dal menù di casa gnegnet e da quel momento mai più assaggiata.
Poi l'altro giorno ho avuto un moto di ribellione e ho proposto di reintrodurla, magari con qualche variazione.
Fondamentale nella preparazione dei ditalini ma dove cazzo siamo è il tipo di pasta: si possono usare solo e solamente ditalini, non ve ne uscite con cose come conchiglie, orecchiette o altro. No. I ditalini, che vengono prodotti dai pastifici solo per coprire le esigenze di chi, come mia nonna, ha la tombola paleolitica senza finestrelle, per una volta sono l'elemento fondamentale di una ricetta, per una volta sono anche loro protagonisti.
Ora vi dico tutto.
Cosa vi serve:
pasta tipo ditalino
piselli
mezzo dado
cipolla
olio di oliva
peperoncino
pancetta (a cubetti, a fette, a fette sminuzzate, come ve pare, non è lei la protagonista)
parmigiano
sale
Come si fa:
in una padella fate soffriggere i ditalini col sale. No, dài, scherzavo, vi ho fatto uno schèrso sono un po' matta, anche se mi ritengo una ragazza solare e odio l'ipocrisia.
Fate soffriggere la cipolla e la pancetta in due cucchiai di olio d'oliva, poi buttateci dentro i pizelli col mezzo dado, il peperoncino, e un bicchiere d'acqua. Coprite col coperchio e lasciate cuocere a fuoco medio-basso.
Ogni tanto, mentre leggete il catalogo dei punti gs e vi chiedete perché usino la parola regalo quando un asciugacapelli ve lo fanno pagare 4.500 euro in punti + 15.00 euro in euro, controlate i pizelli. Se tutta l'acqua si è asciugata ma loro sono ancora durini aggiungetene altra finché non vi sarete rotti i coglioni e spegnerete dopo aver detto da soli, ad alta voce in cucina, Sì vabbene facciamo finta che sono cotti, stronzi.
Intanto avevate messo su l'acqua per i ditalini e pesato i ditalini in base al numero di commensali, ma visto il piatto se siete voi da soli è meglio.
Tra l'altro, volevo cogliere l'occasione per dire che tutte le persone che conosco controllano il tempo di cottura sulla confezione della pasta e guardano l'orologio, usanza che io non riesco a introiettare e che mi pare anche eccessivamente faticosa.
Quando i ditalini saranno cotti, scolate la pasta e buttatela nella padella dei pizelli. Col fuoco accesso girate e girate e spargete un chilo un chilo e mezzo di parmigiano. Mantecate, qualsiasi cosa questa parola voglia dire.
Verrà fuori un pastone profumato alla pancetta e piselli che vi farà sentire un po' al Policlinico Umberto I un po' a casa di gnegnet nel lontano '87.
Impiattate (questa lo so).
Buonappetito, fratelle e sorelli.
Il consiglio: secondo me la pancetta a fette soddili soddili e poi sminuzzata, ai cubetti je magna in testa.
Gnegnet ha perso tempo alle 02:30 di mercoledì, 21 gennaio 2009
Care amiche simpatiche, ma soprattutto cari amici bellocci,
eccoci di nuovo al nostro appuntamento con la cucina per cuochi stupidi. Io, Gnegnet, ho purtroppo dei problemi assai fastidiosi allo stomaco ealla vescica, anche, che ora non vi sto a dire. Gastrite, cistite, ulcera, colite, e altre robe, tutto insieme. Stasera sono uscita e ho mangiato una pizza margherita e un succhetto di frutta che mi hanno depresso. Niente vino, niente amaro, niente pizza con il gorgonzola. Mentre tornavo a casa sono passata al drugstore della stazione termini per vedere se vendevano una corda (le travi del soffitto di casa mia sono molto salde), ma niente. Quindi ora sono qui e vi scrivo, vi scrivo di cibo. Ma, capitemi, di cosa vi posso parlare? Coda alla vaccinara? Cozze? Polpettone ripieno? Penne alla vodka? Pollo e peperoni?
No, porca troia.
Parleremo della frittatina spleen.
Cosa vi serve:
uno o due uovi
sale
poco parmigiano
poco latte
olio d’oliva
tristezza
Come si fa, e quando:
la frittatina spleen è un piatto ammantato di frustrazione, che ha sempre un’origine triste. Ad esempio, apri il frigorifero e trovi solo un uovo, oppure hai la cistite e la gastrite, oppure hai la cistite e la gastrite e apri il frigorifero e trovi solo un uovo. Prima ancora della sua nascita, la frittatina spleen, alias frittatina della malattia, è odiata. Attenzione: non è la stessa cosa del frittatone cercato e voluto, gonfio di cipolle e olio. No. La frittatina della malattia è un errore di percorso.
Prendi questo uovo, ma anche due uova, se ce l’hai, e le apri di corsa in una ciotolina striminzita trovata nel primo sportello aperto a caso. Le uova, nella ciotolina, hanno un aspetto malaticcio. Sbattile con una forchetta, se sporca ancora meglio, e aggiungi un pizzico di sale e una grattata leggera di parmigiano. Se siete malati ma non tantissimo, potete versare anche un gocciarello di latte. Risbattete.
In una padellina piccola e vecchia, che ogni volta che la prendete in mano vi suscita sempre lo stesso pensiero da anni (adesso ci faccio queste uova, poi la butto via) mettete un cucchiaio d’olio di oliva, e quando si scalda versate con noncuranza le uova. Fate cuocere tre minuti da un lato, e tre dall’altro. Non sapete girare una frittata? Ma bravi coglioni. Io ho imparato col sudore della fronte, quindi non ve lo dico.
A cottura ultimata, impiattate, prendete un pezzo di pane raffermo e sedetevi davanti alla televisione spenta.
Mangiate e poi non lavate i piatti.
Seguirà un rutto silenzioso, che avrà il sapore della sconfitta.
Gnegnet ha perso tempo alle 23:02 di lunedì, 24 novembre 2008
Ho cercato di non guardare in faccia la realtà, ma mi tocca ammetterlo: l'unica cosa di questo blog che vi ha eccitato in maniera quasi imbarazzante è stata quella stronzata della ricetta delle palline al cocco.
Quindi, ecco la terza puntata della rubrica In cucina con Gnegna. Quando raggiungerò un bel po' di post, scriverò a quattro mani un libello con la Wilma e chi s'è visto s'è visto. A me la Wilma sta simpatica, guarda che cazzo di sito meraviglioso si è inventata, e io la stimo per l'uso smodato e senza ritegno di tutti questi glitterS.
Ma sto divagando.
Oggi vi spiego come si cucinano le polpette che faccio io, che sono le Polpette delicatamente. Le polpette delicatamente appartengono alla famiglia dei cibi facilis, come tutti i cibi di cui parliamo in questo blog. Perché, lo ripeto per chi se lo fosse scordato, non soltanto so che il vostro q.i. non vi permette di seguire cose più complicate, ma anche perché so che non avete tempo per un bidet, figuriamoci per una sacher torte.
Cosavi serve:
400 g. di macinato. Va bene anche quello del supermercato. Certo, se andate dal macellaio e gli dite Voglio il macinato buono, è meglio. Magari non c'è differenza, chi lo sa, ma certe volte col cibo l'effetto placebo fa la sua porca parte.
1 uovo intero. Certo, magari se prendete quello appena fatto e non quello del supermercato, è meglio (non è vero, ma a volte coi cibi è importante il senso di colpa).
noce moscata. Qui non so cosa dirvi, perché non ho ben chiaro il processo produttivo della noce moscata, ma sono quasi sicura che nasca direttamente nelle bottigliette del supermercato. Sì.
una manciata di uva passa (se hai la mano molto grande, mezza manciata)
parmigiano (come ti pare, certo, non esagerare)
pepe e sale
passata di pomodoro
mollica di tre fette di pane, se raffermo è meglio per quella storia dei bambini del Biafra
mezzo aglio
4 foglie di basilico (3 è uguale, 2 già è diverso)
prezzemolo (come te pare, ricordati che in quantità eccessiva diventa abortivo. Che magari non so, era questo lo scopo delle vostre polpette? Non so.)
mezza cipolla
un bicchiere di latte
olio di oliva
Come si fa:
in una ciotolaimpasta il macinato con l'uovo e il parmigiano, la noce moscata, il sale e il pepe. Mischia bene.
Ora. Vi dico subito una cosa: quando fate le polpette, è inutile che iniziate a mischiare col cucchiaio, tutti precisetti e schifiltosi, perché già dopo pochi secondi avrete più chiaro il significato di "fatica inutile". Quindi, buttate via tutti i mestoli e i mestoletti e immergete pure le vostre sozze mano nell'impasto. Fa schifo, lo so. Carne cruda e uovo, fa schifo. Ma è più comodo e con le mani si cucina meglio. Poi, è molto liberatorio, quasi una cosa sessuala. Se vi piace cucinare col vostro compagno/marito/fidanzato/vibratore, coinvolgete il partnerZ nel mischiamento del macinato, potrebbe accadere di tutto (gesù, ma sai che schifo, ma per favore).
Prima di fare questa cosa disgustosa, dovete ricordarvi di mettere la mollica del pane in un piatto fondo col bicchiere di latte. Lasciatelo in pace per cinque minuti, poi prendete la mollica, strizzatela e schiaffatela nel compostone di carne animale. Unite anche l'uva passa (ammorbidita nell'acqua tiepida per un po', ma secondo me questo passaggio è inutile io non lo faccio mai che ve frega saltatelo proprio, era solo per darmi un tono), il prezzemolo e l'aglio tagliato a pezzetti.
Mischia mischia benissimo benissimo tutta questa roba: ogni ingrediente deve unirsi agli altri, fino alla sua completa fusione in un'orgia di amore e affetto cibesco che nulla mai potrà più dividere.
Quando avete finito con questo casino, fate delle polpettine con le vostre manine. Devono essere di media grandezza, ma più tendenti al piccolo che al grande. Non fate per favore cristo santo quelle palloccone enormi che poi si rompono e succede una camboggia.
Poi in una pentola, appena potete, quando vi va, mettete un cucchiaio d'olio e la cipolla tagliata sottile. Fate soffriggere. Versate la passata, aggiustate di sale, mettete il basilico. Quando il pomodoro inzierà a bollicchiare, adagiate DELICATAMENTE le polpettine nella pentola. Da questo momento in poi, dovrete comportarvi con la stessa delicatezza che usereste se doveste infilare una supposta a (in) un neonato: piano piano, delicatamente, sussurate parole dolci e in caso di problema (si rompe la polpetta, si squaglia la supposta) non reagite istericamente come faccio io.
Respirate.
Respirate.
Cuocete a fuoco basso per 40 minuti circa. Se vi pare che si sia restringendo troppo in fretta il sugo, potete allungare con mezzo bicchiere d'acqua, ma non esagerate che viene una monnezza. Il pomodoro deve restringersi molto, e le polpette devono essere marroncine (non bruciate, ma nemmeno rosa). Cuocendosi nel pomodoro, non assumeranno mai il colore volgaVe delle polpette fritte, quindi è inutile che le guardate depressi. Non le bruciate che vi meno. Per girarle usate le vostri mani di fata e due forchette, ma, ripeto, attenzione, lo sto ripetendo: delicatamente.
Potete mangiare le polpette tutte in una volta e fare anche la scarpetta nel sughetto, tanto l'inferno non esiste. Il giorno dopo sono meglio.
Il consiglio: a me fa molto schifo addentare la polpetta e trovarci il pezzetto di aglio. Quindi io faccio questa cosa stronza che metto l'aglio in pizzo in pizzo in modo che poi lo vedo e lo tolgo con la forchetta, una volta cotto. Ma magari voi non dovete baciare nessuno con la lingua, dopo le polpette.
Io sì, e tutti sappiamo quanto può essere esigente Spalletti, alla sera.
Gnegnet ha perso tempo alle 15:17 di domenica, 09 novembre 2008
Cari sgualdrini che non siete altro,
prima di tutto, buona domenica.
Ma ora basta con le gentilezze, qualcuno aveva votato la ricetta dei dolcetti cocco e amore e allora eccola qui (anche se non è che me l'avete chiesta proprio proprio in ginocchio, ma oggi mi sento buona, forse perché ho mangiato, bevuto il caffè, ho la benzina nella macchina e un nuovo libro da iniziare. Poi dici sei povero ma contento - no, bello no -, e certo, che lo dico. Ok, basta).
Allora, prima di tutto vi servono (per 30 dolcetti circa):
- 2 uova
- 100 g. di zucchero
- 230 g. di farina di cocco
- pirottini di carta (ecco cos'è un pirottino, che dal nome potrebbe sembrare un problema intestinale, invece no*. Se avete l'impressione che io vi tratti da stupidi, è così, vi tratto da stupidi)
Come si fa:
monta (non nel senso che di fare all'ammore) (cioè se volete sì, però non lo dite a nessuno) al solito le uova (intere) e lo zucchero fino a ottenere una crema cremosissima e spumosa nella quale non potrai fare a meno di infilare il dito e leccarlo voluttuosamente fino a finirne metà.
Poi incorpora la farina di cocco e mischia bene con una cucchiaia di legno (ben diversa dal semplice chucchiaio o dal banale mestolo). Ora: cosa si presenterà davanti ai vostri occhi? Un composto super mappazzoso e sbricioloso, che ti viene subito voglia di gettarlo nella spazzatura e correre in pasticceria al grido di Buon dio, mi dia subito nove maritozzi alla panna e facciamola finita con questo circo.
Invece no, dovete tenere duro, e mettervi in testa che non tutti i composti sono cremosi e belli da vedere. Questo deve essere grumoso, voi dovete girare girare girare tantissimo con la cucchiaia per amalgamare la farina col composto di uova e zucchero.
Quando avete amalgamato bene, prendete i pirottini. I pirottini sono carini e divertenti, spesso molto colorati e costano pochissimo. Potete anche comprarli a prescindere dai dolcini e metterveli in testa o decorarvi il maglione, infilarveli nel naso o attaccarli in macchina. Il pirottino è tuo amico.
Insomma, disponete i pirottini sulla teglia del forno, ricoperta da un foglio di carta da forno (perché i dolcetti altrimenti si bruciano, nonostante la copertura del pirottino che veglia su di loro). Riempite ogni pirottino di una pallina di composto che potete raccogliere con le mano, direttamente, oppure per regolarvi meglio con la quantità con un cucchiaio.
Sploffateli nel pirottino, e con le tre dita della mano destra strizzate la cima del compostino nel pirottino: deve venire come quella cuspide che vedete sempre sulla sommità della cacca disegnata nei cartoni animati. Ma l'odore sarà diverso, non temete!
Riempite tutti i pirottini (è un po' noioso, io vi consiglio di accendere la radio).
Metteteli nel forno preriscaldato a 180 gradi per 15 minuti. Attenzione: controllate i dolcetti già dopo 10-12 minuti, perché sono infidi e malvagiui e tendono a seccarsi. Comunque devono venire doratini all'esterno, ma non secchi secchi. Capito?
Non è difficile.
Due cose. Chiaramente se il cocco vi fa schifo, evitate. L'ho fatta difficilissima ma ci vogliono 10 minuti in tutto.
Il consiglio: si mangiano freddi. Potete conservali in una scatola con chiusura ermetica.
*io quando devo comprare i pirottini, evito di chiederli direttamente alla commessa del negozio perché mi vergogno a dire pirottino. Ma magari voi siete più coraggiosi.
Ma io mi sa che in questo blog già avevo parlato di una roba del genere. Possibile che ci pensi così spesso?
Vabbè mo basta, devo andare.
Ciao amicici.
Gnegnet ha perso tempo alle 14:48 di martedì, 14 ottobre 2008
Care amiche, ma soprattutto cari amici,
oggi inauguriamo una nuova rubrica: In cucina con Gnegna.
Cercherò di non farla morire come mio solito nel giro di un paio di settimane.
Come i più scaltri di voi avranno già intuito, si parlerà di cibo; più precisamente di tutte quelle ricette che rientrano nella categoria Oddio ma è tardissimo, e che quindi potete fare tranquillamente in quattro e quattro otto, visto che molti di voi passano il tempo su internet e hanno poco tempo per mangiare o farsi il bidet o portare a scuola i propri figli.
Iniziamo oggi con le pennette fracicone. Vi servono (per tre persone, voi, vostra sorella e il ragazzo di vostra sorella, che è il vero autore delle pennette fracicone e colui che ha intuito le infinite potenzialità dei semi di finocchio):
- 3 etti di pennette rigate corte
- tre scatolette piccole di tonno all'olio di oliva
- uno spicchio piccolo di aglio
- prezzemolo
- 5/6 olive nere,varietà greche cotte in der forno
- pepe nero
- semi di finocchio
- olio di oliva
- sale
Come si fa:
in una padella di medie dimensioni, fate soffriggere l'aglio a pezzetti e due cucchiai d'olio.
Poi buttateci il tonno, che avrete scolato anche se non ve l'ho detto, e che spezzetterete con una forchetta. Nel tonno buttatece: il prezzemolo triturato finno finno finno, i semi di finocchio, le olive, il sale.
Fate cuocere mmh mmh, più o meno dieci minuti.
Quando scolate la pasta, rimettetela nella pentola e amalgamatela con il robo della padella. Amalgamate amalgamate a fuoco basso.
Quando non ce la fate più, spegnete tutto e impiattate.
Spolverate con il pepe nero.
Il consiglio: non ci va il parmigiano, diobono.
*******************
Visto che questa è la prima puntata di questa nuova e utilissima rubrica, alcune indicazioni:
- la voce consiglio è in realtà un'imposizione.
- quando dico "penne", è sottinteso che siano rigate, visto che la pasta corta liscia fa schifo e non potete usarla, nemmeno se avete solo quella in casa; è sottinteso anche che siano molto al dente, ma questo mi rendo conto che inizia a diventare un tantino nazista.
- ogni ingrediente è fondamentale: non fate come quelli che provano a fare i ciambelloni, nun je vengono, tu gli chiedi: ma hai messo tutti gli ingredienti? e loro rispondono: ma no, ho messo tutto, vabbe' a parte la farina che mi era finita.