Gnegnet ha perso tempo alle 21:40 di domenica, 29 marzo 2009
Pagina di un vecchio quaderno di viaggio.

Caro diario,
oggi sono stata male perché Pans stamattina non ha voluto indossare l'assorbente come me.


Avevo 24 anni, non 10.

A volte mi chiedo come sono arrivata a questo punto, quali sono stati i momenti cruciali, quali i percorsi che ho intrapreso per arrivare fin qui. Eppure non mi sono mai calata.

Vado a bere forte.

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Gnegnet ha perso tempo alle 16:04 di giovedì, 12 febbraio 2009
Da un cassetto, all'improvviso, una vecchia avventura di Pans.
Matita spuntata su carta, 2008.


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Gnegnet ha perso tempo alle 03:26 di sabato, 27 dicembre 2008
Quando Pans ha la febbre, come molti degli uomini che mi circondano, rompe i coglioni come se avesse una malattia terminale che sta terminando.
Siccome quando ha la febbre, per una regola inventata da lui che evidentemente ho approvato in un attimo di distrazione, può mangiare tutti i togo che vuole, capite bene che molto spesso inizia a lamentarsi anche con 36.2.
Insomma, ora dice che ha la febbre. Perde muco, mi starnutisce sulla faccia, si accascia mentre va in bagno, mi sfracella le palle mentre cerco di fare le mie cose in un incessante brusio di fondo, si butta sul letto e piagnucola Non ce la posso fare, sento che sto per tirare le cuoia, in caso ti lascio la libreria co' tutti i libri saluta gli altri.
Pans, avrai 37.5.
No mi sento caldo.
Misurati la febbre, cazzo!
Che cambia? Se ce l'ho me la tengo, tanto. Comunque ho preso un settundici tachipirine sbriciolate nel vino, prima.
Pans!
...E infatti mi sento già meglio.
Io devo andare, morirai?
Sì. Tu comunque comprami i togo.

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Gnegnet ha perso tempo alle 15:48 di martedì, 16 settembre 2008
 Dedicato al Piccolo Pans e alla sua testa di rapa.

ps.: perché dio s'è preso Stefano Rosso e
Richard Wright e ci ha lasciato Ricky Martin? ha forse voluto dirci qualcosa?

Sigla

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Gnegnet ha perso tempo alle 18:54 di domenica, 31 agosto 2008


              



Cari sgualdrini,
non mi siete mancati affatto. Anzi.
Anche quest'anno, diobono, sono tornata con la febbra e il muco a volontà, e gli ultimi tre giorni di viaggio pensavo solo all'eutanasia e basta.

Forse il penultimo giorno di viaggio è stato il peggiore.
Febbre, nave per Spalato alle sei di mattina, sveglia alle cinque, dimenticati la felpa sul taxi, bestemmia, scatarra. Nave per l’Italia alle nove di sera. Un giorno da passare a Spalato con pochi soldi, la febbra, e una certa affinità estetica coi barboni croati (che però erano un filino più eleganti e ben messi di me).
Niente, l'unica era svenire ai giardini pubblici. Ma a Spalato non ci sono giardini pubblici, c'è solo un microparco in cui apparentemente nessuno osa sdraiarsi sull'erba. Io poi, essendo molto pitti pitti, volevo evitare che mi arrestassero il penultimo giorno di vacanza, e allora sono rimasta ritta seduta sulle panchine finché pans non mi ha convinto con i suoi soliti giri di parole che mi tranquillizzano (porcatroia, sdraiati, che cazzo, il massimo che ci succede è che ci cacciano le guardie).
Alla fine niente, mi sdraio. Non ricordo molto delle ore passate sull'erba, se non alcune frasi che pans blaterava ad alta voce (non ce la faremo mai, mancano ancora ennemila minuti all'imbarco, che brutta fine che faremo), e stralci di un dialogo in cui cercavo di convincere pans che il teletrasporto vale mille euro.

- quanto pagheresti per essere teletrasportata fino a casa?

- mille euro.

- ammazza, tantissimo!

- perché tu?

- io cento, duecento euro.

- ma sei pazzo! ma il teletrasporto è una svolta, focalizza un secondo cosa significherebbe. Mille euro li vale.

- forse hai ragione.


Comunque non muoio fino all'imbarco sulla nave, che per tutto il giorno avevo un po' immaginato come la mia salvezza: mi sdraierò al sicuro, sulla poltrone, e dormirò un sonno guaritore fino alle sette di domani.
Invece no, perché siccome erano anni che non mi veniva la cacarella, allora ho pensato bene di farmela venire sulla nave. Ricordo distintamente di aver pianto, seduta sulla tazza del cesso navale, mentre per la prima volta capivo davvero il senso della frase Dio, perché mi hai abbandonato.

Inoltre, l'area poltrone era invasa da teste di cazzo spagnole che rumoreggiavano e che nel picco di bestemmia interiore ho anche zittito malamente, nonostante Pans mi pregasse di stare tranquilla, tra una soffiata di naso e una corsa al bagno (tranquilla un cazzo).

Pans però devo dire mi è stato d'aiuto. Siccome sa che in casi del genere è meglio che non ti avvicini e non mi rivolgi la parola, perché quanto è vero che mi chiamo Gnegna ti spacco la faccia, allora si è tenuto a debita distanza e mi ha rivolto solo frasi  caratterizzate dall'uso della prima persona plurale e dal tono gentile e amichevole, che fa tanto psichiatra che cerca di convincere la matta a mettersi la camicia di forza.

- come possiamo risolvere questo tuo problema? come possiamo fare? andiamo sul ponte?
- sul ponte ho freddo e poi mi serve il bagno vicino.
- senti, cerchiamo di dormire, troviamo una posizione comoda e stendiamoci.
- non lo vedi che non mi posso stendere, sto scomoda! porca troia, il prossimo anno prendo la cabina porca troia basta con queste purciarate.
- hai ragione
- cazzo.
- posso mangiare il tuo panino?
- muori.

Poi gniente, alle tre di notte cedo e mi sdraio per terra sulla mochètt e mi addormento, sognando a intermittenza cose senza senso. Alle tre di notte mi sveglio calpestata da qualcuno che si rivela essere  una signora russa molto grassa che si sdraia in una posizione inventata da lei lipperlì e inizia a russare in maniera indecente. Ogni tanto scureggiava fortissimo, e ogni volta svegliava tutti quelli che dormivano che coglievano l'occasione per cambiare posizione.
Il giorno dopo, alla stazione di Ancona, in attesa del treno che sarebbe arrivato dopo quattro ore, un poveraccio straniero ci ferma e ci chiede se possiamo spiegargli cosa c'è scritto nelle tre lettere che gli hanno spedito (non è un caso che abbia fermato proprio noi, che stavamo su una panchina a giocare a Yatzee, puzzolenti come bestie da soma, attorniati da fazzoletti sporchi di muco e con in faccia la scritta Dateci un cappuccino caldo).

Comunque.

C'è scritto, gli diciamo, che sei licenziato.

- no lavoro?

- no.

- mai più?

- mah, mai più no, però adesso non hai lavoro.

- mai più?

- no, non è che non lo avrai mai più in genere, non hai più questo lavoro.

- mai più lavoro?

- porca.madonna.


Per chiudere in bellezza il viaggio di ritorno, per mettere un punto alle rocambolesche vicende che ci avevano visti protagonisti, per compiere un gesto che rappresentasse simbolicamente la nostra concenzione della vita, Pans regalerà gli unici trenta centesimi di euro in nostro possesso ad un tossico che "voleva una cocacola".
Tanto, ha detto, co' trenta centesimi che ce famo?
In effetti, mi è parso un discorso bello tondo e ragionevole.


                   

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Gnegnet ha perso tempo alle 15:57 di martedì, 29 luglio 2008
(post su commissione del protagonista)

Nessuno, ieri sera, al torneo di scacchi, ci avrebbe scommesso un soldo.

Ma io avevo notato un certo sguardo, nel pans, che non mi tornava. E poi, invece di fare amaro, amaro, amaro, birra, vino, birra, amaro, si è iniziato con un classico bianco, e proseguito con due amari. Così, come le persone normali. Pans era rilassato, tranquillo, amicone con tutti. Alla terza partita vinta, tutti hanno cominciato a guardarsi impauriti: come mai 'sta cosa? che succede?
Scompiglio.
Alla quarta vittoria, ottenuta grazie a una serie di mosse prive di logica e giusitificate con un Gnhujilod! dell'avversario ubriaco, Pans entra nella classifica dei quattro vincitori e porta a casa una signora bottiglia di grappa, che sulla strada del ritorno alzerà più volte al cielo e mostrerà ai passanti in festa. Ora, tra l'altro, è passato in serie A, e guarda con spocchia quelli della serie mani a banana.
Io comunque commossa, Pans firmava autografi, il proprietario del locale ha già inventato un nuovo panino solo per dargli il nome del Nostro (PaninoPans: pane al cioccolato, prosciutto, crauti, mozzarella, salsiccia, formaggio, filadelfia, peperoncino, kebap, biurste e una spruzzata di bianco dei castelli).

La grappa ora ce l'ho io a casa, ma non credo che la aprirò mai, per me è come il vello d'oro, o la spalla d'avorio di Pelope: un oggetto che appartiene al mito.

Con questo post, io vi saluto: anzi, vi saluta il Pans.
Buone vacanze amichetti e amichette.


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Gnegnet ha perso tempo alle 01:22 di martedì, 22 luglio 2008

Come ben sapete, Pans ha svariati superpoteri che gli consentono di stupire sempre il prossimo. Ad esempio, egli non riesce mai, nemmeno per sbaglio, ad indossare dei pantaloni puliti. Sopra c’è sempre qualche patacca, uno sbrodolìo, una macchia di dubbia provenienza, oppure molto spesso la lampo è rotta e va in giro senza curarsi delle conseguenze. Questi pantaloni macchiati di Pans sono come i corsi e ricorsi della storia, me li trovo sempre davanti e non so come fare. Li lavi e dopo due muniti sono di nuovo sporchi.

Mah.

Saranno i superpoteri.

Poi un altro potere intergalattico di Pans è perdere i soldi: mi ricordo una volta aveva le tasche bucate, e infilava i cinquantini nella tasca, e io gli dicevo Pans ma poi te li perdi, e lui mi diceva tranquilla babe e poi se li perdeva, e poi piangeva e diceva ora come faccio? Una volta si è perso anche un maglione non abbiamo mai capito come.

Un’altra volta si è perso lo zaino. Con dentro delle cose importanti come le penne nuove e il portafoglio e alcuni libri molto belli. Io gli dicevo Pans ho dei dubbi siano i superpoteri, secondo me sei solo brocco. Ma poi alla fine anche dopo settimane i baristi e i ristoratori ci trovavano lo zaino e Pans diceva vedi, c’è sempre una soluzione.

Io ho imparato a non arrabbiarmi più e ora me ne frego e lo lascio scorrazzare per l’aia insieme agli altri animali.

Dice che è contento così, che è nato così, che sono i superpoteri.


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Gnegnet ha perso tempo alle 16:52 di giovedì, 03 luglio 2008
Domani parto vado al mare anche se non dovrei perché ho mille cose da fare, ma il richiamo della spiaggia è troppo forte, non vedo l'ora di ustionarmi come ogni anno e poi tornare in città, entrare dal tabaccaio e sentirmi tutti gli sguardi addosso e la gente che ti dice Signorì se la poteva mette' la crema, e io che devo dirgli L'ho messa ma essendo albina mi ustiono lo stesso un pacchetto di camel e uno di cazzi suo, grazie.
Comunque poi quando torno sono affari miei perché io nemmeno potrei partire, ma non c'è bisogno certo che vi dica che preferisco resettare il cervello e trascurare i doveri, per potermi poi lamentare senza sosta e soprattutto con delle motivazioni effettivamente oggettive.
Sulla spiaggia sfoggerò il mio Gnegnet-style, che prevede immersione in bidone da 200 l. di crema schermo totale, costume risalente credo all'ultimo anno di liceo, pacchetto sigarette e libro (e peli). Poi voi, fate come ve pare, Giacomino affogati pure nel mare Mariolino mangia pure la sabbia.
Vi lascio con la colonna sonora di questi ultimi miei giorni fatti di sogni zozzi sul Perry Farrell, noto bisex e sogno erotico anche un po' del Pans, che l'altra sera mi ha detto (testuali parole) che a lui gli piacciono le donne però senti, dice, Perry lo capisco che è secsi, mi piace pure a me se mi puntassero una pistola alla tempia sceglierei lui.
Io figurati, non mi stupisco più di niente delle cose che escono dalla mente di Pans, soprattutto pans versione casalinga li mortacci suoi, che fa il caffè mettendo mezza unghia d'acqua e poi si stupisce che non esce nulla, butta i barattoli vuoti di sugo nel lavandino, ha il terrore di lavare i piatti, mi contatta agitato su msn perché non gli si apre la lavatrice (di casa sua), stende i panni e si intristisce perché "non è divertente" e si toglie i calzini per il caldo e me li mette nella borsa.
Però su Perry Farrell sono contenta perché vuol dire che abbiamo gli stessi gusti.
Vado a comprare la crema solare fototipo albina irlandese,
vi lascio questo video di sinuosa bellezza (?).
ciao.


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Gnegnet ha perso tempo alle 02:43 di domenica, 18 maggio 2008

In breve, Pans da piccolo era un supereroe. Egli combatteva il male e difendeva sempre i più deboli. Sconfiggeva i bulli del quartiere e proteggeva il nerd di turno, riportava al proprietario palloni rubati e una volta, beh, una volta ha difeso il suo miglior compagno di banco contro una maestra vendicativa. La cosa che più mi piace è ascoltare le storie di Pans, da sempre un incompreso grande eroe costretto ad agire nell'ombra. Sono tante le storie che mi faccio raccontare ogni sera da SuperPans: Pans al giardino che passeggia e viene  preso di mira da una pericola gang di undicenni che lo riempiono di sputi. Pans difensore delle compagnette di asilo molestate da impavidi alzatori di gonne. Pans che, invitato da una sveglia compagnadi scuola a sbirciare la sua patata, si imbarazza e inventa un'improvvisa lezione di judo.

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 22:28 di giovedì, 28 febbraio 2008

Qui un Pans alle prese con l'amara verità.
La bambina esiste veramente e la saluto di cuore anche se ha fatto soffrire Pans che al ritorno, in macchina, ha molto sospirato dicendo cose come Se lo ha notato anche una quattrenne allora è vero, non potrò mai più fare il modello, lasciami qui ad arenarmi come una balena, voglio morire.
Come avrà sicuramente detto qualche monaco zen, "La leggerezza non ha nulla a che fare col peso".
Minchia, eh.
Baci a tutti, bonnuit!

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Stai sempre a cianciare


!?!

Stavi sempre a cianciare


Linc

Altre baggianate

Cucù