Gnegnet ha perso tempo alle 02:00 di domenica, 20 aprile 2008

Ora dico una cosa triste.
E pure banale.
La scorsa settimana è morto uno all’improvviso che lavorava alla casa editrice Minchiallegra. Solite cose: era giovane, aveva una figlia, ecc ecc. Vabbé, ho detto, succede (il cazzo).
Poi però – ma porca puttana – mi hanno messo a fare i cazzo di scatoloni delle robe del suo ufficio, allora ho impacchettato i disegni della figlietta, i bigliettini della compagna, le vignette stupide che aveva appeso alla bacheca. Le penne, i fogli, gli appunti, le cartoline da Ischia,  i numeri di telefono, i libri, i quadri, la posta, le fotografie.
Ho chiuso con lo scotch per pacchi.
Ho usato la carta quella per gli imballaggi.
Come ogni santa volta che muore qualcuno che proprio proprio, se vogliamo dirla tutta, non è che secondo me avesse tutta questa fretta di andarsene, non è che fosse proprio così necessario, mi vengono tutti quei pensieri che oh, anime ingenue, vengono un po’ a tutti.
Tipo: ma allora, io che smetto di fumare a fare. Io continuo ad andare a mangiare al ristorante indiano, a bere, a non trattarmi poi così bene, a mangiarmi le unghie, a fare stasera quello che domani ma che ne sai, magari piove pure. La vita veramente sono i biglietti, le foto, i disegni bruttarelli di tua figlia? Non m'ha risposto Talete, non m’ha riposto Bobbio, allora sai che c’é.
Poi mi era venuta voglia di scriverci qualcosa, su quello scatolone, perché ho pensato che sarebbe arrivato triste e marrone cacca alla compagna che stava a casa, e vedeva lo scatolone, e sai che schifo. Solo che non mi è venuto nulla da scrivere, e mi sono andata a fare un caffé triste.


Categorie del post: sanprecario, davvero eh |commenti (10)

Ultimi blablabla

!?!

Insano archivio

Clicchi vari

www.flickr.com