Tra gli ottomila curriculum che ho inviato due mesi fa per propormi come redattrice, uno finisce sulla scrivania di una casa editrice, che chiameremo, per rispetto,
Bien, dico, vengo.
Quello che devo fare, mi dicono quando vado lì, è tradurre dall’inglese una mezza pagina e, soprattutto (parte evidenziata in grassetto sul foglio che descriveva le modalità della prova) rendere il brano in un italiano più pulito possibile, come se dovesse passare subito il visto si stampi – sappiamo che non sei una traduttrice, ma una redattrice ecc ecc. In parole povere, conosci l’italiano?
Faccio la prova, che si svolge nella redazione della Pescibanana. La segretaria autistica mi chiede se ho portato il vocabolario da casa (eh?) e mi vieta di connettermi a internet.
In venti minuti traduco, nella restante ora e mezza pulisco il testo (che era un’introduzione idiota a un libro sulla storia del rock) e lo rendo più che leggibile. Mi spalo sempre la cacca addosso, ma se una cosa la so fare, la so fare.
Ma fin qui, niente da dire, a parte le modalità naziste e l’atmosfera pesa.
Ah, dice la segretaria mentre mi avvio verso la porta con la sigaretta già infilata nel naso, signorina: se non ci facciamo sentire, non ci cerchi, significa che il suo lavoro non ci è piaciuto.
Bon, ciao Pescibanana.
24 ore dopo Gnegnet è sdraiata sul divano a leggere, e driii driiin squilla il telefono.
E inizia la telefonata più surreale e offensiva di tutta la storia delle telefonate da quando hanno inventato il telefono. La riporto qui, pubblicamente, non per vendetta (continuo a non fare nomi) ma perché la ricordo a memoria, e perché il mondo deve sapere a che punto sono arrivati. Le parti più orribili, no, non sono inventate da me, sono le più fedeli.
- Zalve Gnegnet sono l’editore Pescibana, proprio io in persona.
- Oh, zalve, piacere.
- Zì. Zenta, ho qui davanti la sua prova e be’, è illeggibile.
- Oh…
- Zì.
- Be’, ecco, sono dispiaciuta (Gnegnet è afflitta). Mmh, ecco, potrebbe dirmi cosa non va?
- Mah, no no, non ci ziamo. Io (risata finto imbarazzata) non so se lei ha problemi con l’inglese o con – molto più probabilmente – con l’italiano, ma ecco, proprio orribile. Forse è un problema di italiano, lo ripeto.
- Sssì… (Gnegnet fa delle smorfie, apre la bocca più volte ma non esce nessun suono, e ride incredula) Guardi, ora, ecco, a me pareva non fosse così brutta, ma il punto è che io non credo, in sincerità, di avere problemi con l’italiano. Né li ho mai avuti nella mia vita professionale. No, ecco, francamente, problemi con l'italiano no.
- Vabbè comunque (tono arrogante, come se lo avessi fatto alzare alle tre di notte per chiedergli un'udienza). Qui si parla di una traduzione, capisce che…
- Io non sono una traduttrice, non mi sono proposta come traduttrice, la prova era in inglese elementare, e il vostro fine era capire se so fare un editing. Non lavoro da 20 anni come redattrice, ma se ha visto il curriculum un po’ di esperienza ce l’ho, editing li ho fatti, credo di non brancolare totalmente nel buio. Il curriculum era onesto, io lo sono, la prova non era difficile.
- Sì, ma vede, gli editing di traduzioni di narrativa che ad esempio lei ha fatto dal precedente editore sono cose facili, era robetta.
- (Gnegnet è a bocca aperta)
- Ma io volevo comunque dirle: a me, sinceramente, queste sue capacità risultano inesistenti. Però immagino sia disponibile per uno stage da noi non retribuito della durata probabilmente di sei mesi.
- Scusi, non ho capito mica bene, cosa?
- Be’, lei viene qui, si tratterebbe di fare orario di ufficio, quindi otto ore. Come sa c’è la crisi, come sa noi dobbiamo capire se lei almeno qualcosa sa fare. Io le do un po’, non so, di correzioni di bozze, di lavori, per un paio di settimane, e vediamo se qualcosa esce. Se va bene, sei mesi più o meno gratis.
- Ci risentiamo giovedì?
- Come vuole lei, io sono qui.
- Arrivederci.
Io, capite, non ho mica tante parole.
Questi mezzucci da quattro soldi che Pescibanana avrà letto su qualche manuale che spiega come terrorizzare il possibile dipendente e spingerlo a cospargersi il capo di cenere, come convincerlo che è l'ultimo schifo sulla terra e poi proporgli di lavorare gratis (tra l'altro, Pescibana', te do una dritta: io di colloqui adesso un po' ne ho fatti, e sei mesi di stage non retribuito non te li propongono più. Si vergognano.),sono a dir poco immorali. Illegali? Ridicoli? Su chi fanno presa, Pescibanana, sulla diciottenne che vuole imparare?
Pescibanana, lei deve dare del lei alle persone con cui parla di lavoro, Pescibanana. Del lei metaforico, intendo. Pescibanana, lei o è totalmente idiota o è un pezzo di merda (scelga): perché chiede a me, tra le centinaia che avranno fatto 'sta cazzo di prova, a me che non so l'italiano, di lavorare gratis per lei? E se invece, come naturalmente è, la mia prova è andata più che bene, perché lei, diocristo santissimo, non mi tratta con rispetto?
Pescibanana, io mi sto muovendo per lei: le sto cercando uno stage della durata di sei mesi presso un'azienda seria, nel settore risorse umane, così può imparare come si comporta un vero datore di lavoro. Dimentichi questi bambineschi tripli carpiati da venditore di fumo.
Ah, tra l'altro Pescibanà, lo sa sì che i suoi libri fanno schifo anche agli analfabeti?
Ps: e se le case editrici stanno più o meno tutte fallendo, non è solo colpa della crisi, dell'uomo nero e dell'ignoranza del nostro Paese, ma anche colpa loro.
Serietà, serietà ragazzi miei.



Stai sempre a cianciare
!?!
Stavi sempre a cianciare
Linc