Gnegnet ha perso tempo alle 02:28 di mercoledì, 25 febbraio 2009

Tra gli ottomila curriculum che ho inviato due mesi fa per propormi come redattrice, uno finisce sulla scrivania di una casa editrice, che chiameremo, per rispetto, la Pescibanana.

La Pescibanana mi manda una mail una settimana fa, in cui mi dice: gentile Gnegnet, abbiamo letto il curriculum, le va di venire da noi a fare una prova per capire cosa sa fare e nel caso diventare amici?

Bien, dico, vengo.

Quello che devo fare, mi dicono quando vado lì, è tradurre dall’inglese una mezza pagina e, soprattutto (parte evidenziata in grassetto sul foglio che descriveva le modalità della prova) rendere il brano in un italiano più pulito possibile, come se dovesse passare subito il visto si stampi – sappiamo che non sei una traduttrice, ma una redattrice ecc ecc. In parole povere, conosci l’italiano?

Faccio la prova, che si svolge nella redazione della Pescibanana. La segretaria autistica mi chiede se ho portato il vocabolario da casa (eh?) e mi vieta di connettermi a internet.

In venti minuti traduco, nella restante ora e mezza pulisco il testo (che era un’introduzione idiota a un libro sulla storia del rock) e lo rendo più che leggibile. Mi spalo sempre la cacca addosso, ma se una cosa la so fare, la so fare.

Ma fin qui, niente da dire, a parte le modalità naziste e l’atmosfera pesa.

Ah, dice la segretaria mentre mi avvio verso la porta con la sigaretta già infilata nel naso, signorina: se non ci facciamo sentire, non ci cerchi, significa che il suo lavoro non ci è piaciuto.

Bon, ciao Pescibanana.

24 ore dopo Gnegnet è sdraiata sul divano a leggere, e driii driiin squilla il telefono.


E inizia la telefonata più surreale e offensiva di tutta la storia delle telefonate da quando hanno inventato il telefono. La riporto qui, pubblicamente, non per vendetta (continuo a non fare nomi) ma perché la ricordo a memoria, e perché il mondo deve sapere a che punto sono arrivati. Le parti più orribili, no, non sono inventate da me, sono le più fedeli.


- Zalve Gnegnet sono l’editore Pescibana, proprio io in persona.

- Oh, zalve, piacere.

- Zì. Zenta, ho qui davanti la sua prova e be’, è illeggibile.

- Oh…

- Zì. 

- Be’, ecco, sono dispiaciuta (Gnegnet è afflitta). Mmh, ecco, potrebbe dirmi cosa non va?

- Mah, no no, non ci ziamo. Io (risata finto imbarazzata) non so se lei ha problemi con l’inglese o con – molto più probabilmente – con l’italiano, ma ecco, proprio orribile. Forse è un problema di italiano, lo ripeto.

- Sssì… (Gnegnet fa delle smorfie, apre la bocca più volte ma non esce nessun suono, e ride incredula) Guardi, ora, ecco, a me pareva non fosse così brutta, ma il punto è che io non credo, in sincerità, di avere problemi con l’italiano. Né li ho mai avuti nella mia vita professionale. No, ecco, francamente, problemi con l'italiano no.

- Vabbè comunque (tono arrogante, come se lo avessi fatto alzare alle tre di notte per chiedergli un'udienza). Qui si parla di una traduzione, capisce che…

- Io non sono una traduttrice, non mi sono proposta come traduttrice, la prova era in inglese elementare, e il vostro fine era capire se so fare un editing. Non lavoro da 20 anni come redattrice, ma se ha visto il curriculum un po’ di esperienza ce l’ho, editing li ho fatti, credo di non brancolare totalmente nel buio. Il curriculum era onesto, io lo sono, la prova non era difficile.

- Sì, ma vede, gli editing di traduzioni di narrativa che ad esempio lei ha fatto dal precedente editore sono cose facili, era robetta.

- (Gnegnet è a bocca aperta)

- Ma io volevo comunque dirle: a me, sinceramente, queste sue capacità risultano inesistenti. Però immagino sia disponibile per uno stage da noi non retribuito della durata probabilmente di sei mesi.

- Scusi, non ho capito mica bene, cosa?

- Be’, lei viene qui, si tratterebbe di fare orario di ufficio, quindi otto ore. Come sa c’è la crisi, come sa noi dobbiamo capire se lei almeno qualcosa sa fare. Io le do un po’, non so, di correzioni di bozze, di lavori, per un paio di settimane, e vediamo se qualcosa esce. Se va bene, sei mesi più o meno gratis.

- Ci risentiamo giovedì?

- Come vuole lei, io sono qui.

- Arrivederci.

Io, capite, non ho mica tante parole.

Questi mezzucci da quattro soldi che Pescibanana avrà letto su qualche manuale che spiega come terrorizzare il possibile dipendente e spingerlo a cospargersi il capo di cenere, come convincerlo che è l'ultimo schifo sulla terra e poi proporgli di lavorare gratis (tra l'altro, Pescibana', te do una dritta: io di colloqui adesso un po' ne ho fatti, e sei mesi di stage non retribuito non te li propongono più. Si vergognano.),sono a dir poco immorali. Illegali? Ridicoli? Su chi fanno presa, Pescibanana, sulla diciottenne che vuole imparare?

Pescibanana, lei deve dare del lei alle persone con cui parla di lavoro, Pescibanana. Del lei metaforico, intendo. Pescibanana, lei o è totalmente idiota o è un pezzo di merda (scelga): perché chiede a me, tra le centinaia che avranno fatto 'sta cazzo di prova, a me che non so l'italiano, di lavorare gratis per lei? E se invece, come naturalmente è, la mia prova è andata più che bene, perché lei, diocristo santissimo, non mi tratta con rispetto?

Pescibanana, io mi sto muovendo per lei: le sto cercando uno stage della durata di sei mesi presso un'azienda seria, nel settore risorse umane, così può imparare come si comporta un vero datore di lavoro. Dimentichi questi bambineschi tripli carpiati da venditore di fumo.

Ah, tra l'altro Pescibanà, lo sa sì che i suoi libri fanno schifo anche agli analfabeti?

Ps: e se le case editrici stanno più o meno tutte fallendo, non è solo colpa della crisi, dell'uomo nero e dell'ignoranza del nostro Paese, ma anche colpa loro.

Serietà, serietà ragazzi miei.

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 15:06 di sabato, 21 febbraio 2009
Avendo già perso tanti soldi, ora ci sta più attento?

Non tanti: tutti. Guarda, a me non importa se ho due dollari o due milioni. Continuerò a sputtanarmeli tutti, sempre. Voglio vivere come un marinaio ubriaco.

[Da un'intervista a Mickey Rourke sul Venerdì]

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Gnegnet ha perso tempo alle 02:25 di venerdì, 20 febbraio 2009
nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills. nessuno parla di Mills.


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Gnegnet ha perso tempo alle 03:00 di lunedì, 16 febbraio 2009
Che siccome che sono una sciattona, quando mi chiedono (ma chi?) quali sono i miei difetti, rispondo sempre (no, non "non avere nesun difetto", anche se be', sì, mi rendo conto che sarebbe la risposta più corretta)(presto, sedatela): "sono sciattona". Perdo le cose, compro una penna nuova e il giorno dopo già non la trovo più, rompo le calze, buco i maglioni, rigo la macchina, ammaco l'ammaccabile, dimentico gli ombrelli, quando guido lancio i pacchetti di sigarette vuoti sul sedile posteriore fin quando non si forma una montagna altissima e quando faccio retromarcia non vedo niente, vado a sbattere, e ammacco la macchina.

Allora la cosa su cui mi interrogo di più è: avere cura degli oggetti aiuta ad avere cura della propria persona? Io credo, e lo dico dall'alto del mio 1.63 di saggezza tascabile, che sì. Però nello stesso tempo gli oggetti mi opprimono, mi tolgono il respiro, odio dovermi ricordare di loro, mi terrorizza affezionarmi alle cose, mi sento incatenata e ho paura del desiderio delle cose materiali. Ad esempio secondo me anche solo doversi comprare le mutande, anzi, possedere delle mutande, è un'usanza a dir poco barbara, ma non approfondisco questo argomento perché poi diventa lunga la cosa, e sono già le tre di notte.

Poi una sera ero seduta per terra (niente cura per i pantaloni) con degli amici sul ciglio della strada, degli amici che anche loro non hanno cura per le cose materiali, e ho conosciuto questo James (mi pare)(nessuna attenzione nemmeno per i nomi). James apparentemente sembrava un barbone: era abbastanza lercio, unghie nere e tutto, e aveva dei vestiti dimessi e vecchiotti. James era uno saggio, si vedeva dalla faccia, lo capivi subito. Insomma, lui in realtà insegnava inglese e ne sapeva a pacchi. In pochi minuti lo dirotto vaga verso l'argomento Cura degli oggetti è anche cura della persona? (ora detto così sembra difficilissimo, ma è facile, è come quando all'università agli esami di archeologia dirottavo sempre sull'argomento Partenone anche se stavamo parlando di archeologia industriale, sono scaltrissima) e lui mi fa:

'Stupida ragazza, non hai capito niente. Tu sei schiava degli oggetti, perché non fai attenzione e loro scappano via, e tu devi inseguirli. Io questo cappello ce l'ho dall'85, perché non me ne frega un cazzo.'

Merda, sono tre anni che io penso a questa cosa, e mi sembra che nasconda un grandissimo segreto.
Ma dove?

L'altra ipotesi è che James fosse fatto, ma la sua rimane comunque una grande osservazione.

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Gnegnet ha perso tempo alle 02:17 di venerdì, 13 febbraio 2009
Sono arrivata alla quinta serie.
La quinta. E lo odio. Lo odio. State facendo tutti finta di capire, tutti annuite dite nomi a memoria ma AVETE PERSO IL FILO DALLA SECONDA SERIE, MALEDETTI CRETINI.
All'inizio c'era un orso polare, mi ricordo. Dove stracazzo è andato a finire? DOVETE DARMI DELLE SPIEGAZIONI. Se me le avete date, io non le ho capite. Ora, alla quinta serie, ho in testa 567 personaggi, 896 colpi di scena, 12.000 flashback e non una sola, e dico una, spiegazione plausibile. Ora c'è questa cosa della macchina del tempo. Francamente, è una stronzata. Quanto ancora pensate di andare avanti? I numeretti che fate vedere in ogni puntata, sono messi a caso vero? Ho l'ulcera, ho l'ulcera, vedo una puntata e ho già dimenticato quella prima. Ben Linus è cattivo o no? Perché ha quei capelli? Il ciccione è pazzo? Dietro al grande capo c'è un altro grande capo?
Poi quando siamo lì davanti tutti assorti, consapevoli del fatto che non ci ricordiamo un cazzo delle puntate precedenti NONOSTANTE LA MASSIMA CONCENTRAZIONE, escono fuori dei dialoghi sfiancanti e frustranti:


- Ma non era morto?
- No, non ti ricordi un cazzo eh? Lui era morto, ma poi una valvola radioattiva l'ha resuscitato e ora si è scoperto che fa parte del gruppo degli Altri.
- Ci sono due gruppi di Altri.
- Quello guidato da Richard.
- Ahhh, sì.
- No aspetta Richard è di Friends.

Stronzi.



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Gnegnet ha perso tempo alle 16:04 di giovedì, 12 febbraio 2009
Da un cassetto, all'improvviso, una vecchia avventura di Pans.
Matita spuntata su carta, 2008.


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Gnegnet ha perso tempo alle 22:25 di mercoledì, 04 febbraio 2009





Oggi volevo dirvi la ricetta dei ditalini coi piselli, che è una pasta tristissima ma che a me piace tanto, e non solo per il triplo carpiato senso nel suo nome. Io quando ero piccola la mangiavo sempre, poi, al grido di Ma dove cazzo siamo, in un ospedale, mia madre la eliminò dal menù di casa gnegnet e da quel momento mai più assaggiata.

Poi l'altro giorno ho avuto un moto di ribellione e ho proposto di reintrodurla, magari con qualche variazione.

Fondamentale nella preparazione dei ditalini ma dove cazzo siamo è il tipo di pasta: si possono usare solo e solamente ditalini, non ve ne uscite con cose come conchiglie, orecchiette o altro. No. I ditalini, che vengono prodotti dai pastifici solo per coprire le esigenze di chi, come mia nonna, ha la tombola paleolitica senza finestrelle, per una volta sono l'elemento fondamentale di una ricetta, per una volta sono anche loro protagonisti.
Ora vi dico tutto.

Cosa vi serve:

pasta tipo ditalino
piselli
mezzo dado
cipolla
olio di oliva
peperoncino
pancetta (a cubetti, a fette, a fette sminuzzate, come ve pare, non è lei la protagonista)
parmigiano
sale

Come si fa:

in una padella fate soffriggere i ditalini col sale. No, dài, scherzavo, vi ho fatto uno schèrso sono un po' matta, anche se mi ritengo una ragazza solare e odio l'ipocrisia.
Fate soffriggere la cipolla e la pancetta in due cucchiai di olio d'oliva, poi buttateci dentro i pizelli col mezzo dado, il peperoncino, e un bicchiere d'acqua. Coprite col coperchio e lasciate cuocere a fuoco medio-basso.
Ogni tanto, mentre leggete il catalogo dei punti gs e vi chiedete perché usino la parola regalo quando un asciugacapelli ve lo fanno pagare 4.500 euro in punti + 15.00 euro in euro, controlate i pizelli. Se tutta l'acqua si è asciugata ma loro sono ancora durini aggiungetene altra finché non vi sarete rotti i coglioni e spegnerete dopo aver detto da soli, ad alta voce in cucina, Sì vabbene facciamo finta che sono cotti, stronzi.
Intanto avevate messo su l'acqua per i ditalini e pesato i ditalini in base al numero di commensali, ma visto il piatto se siete voi da soli è meglio.
Tra l'altro, volevo cogliere l'occasione per dire che tutte le persone che conosco controllano il tempo di cottura sulla confezione della pasta e guardano l'orologio, usanza che io non riesco a introiettare e che mi pare anche eccessivamente faticosa.
Quando i ditalini saranno cotti, scolate la pasta e buttatela nella padella dei pizelli. Col fuoco accesso girate e girate e spargete un chilo un chilo e mezzo di parmigiano. Mantecate, qualsiasi cosa questa parola voglia dire.
Verrà fuori un pastone profumato alla pancetta e piselli che vi farà sentire un po' al Policlinico Umberto I un po' a casa di gnegnet nel lontano '87.
Impiattate (questa lo so).

Buonappetito, fratelle e sorelli.


Il consiglio: secondo me la pancetta a fette soddili soddili e poi sminuzzata, ai cubetti je magna in testa.


Categorie del post: in cucina con gnegna |commenti (36)
Gnegnet ha perso tempo alle 19:08 di martedì, 03 febbraio 2009
Il consiglio di Gnegnet-zen: butta dalla finestra facendo un gran rumore tutto quello che non ti serve davvero. E nel dubbio, butta comunque.

(Brezsny ti serve una stagista?)






In alto, opera di Gnegnet dal valore non esprimibile in euro: Omino solo e disilluso, o forse solo stanco. Roma, manifestazione del 25 ottobre 2008

Stai sempre a cianciare


!?!

Stavi sempre a cianciare


Linc

Altre baggianate

Cucù