Gnegnet ha perso tempo alle 03:26 di sabato, 27 dicembre 2008
Quando Pans ha la febbre, come molti degli uomini che mi circondano, rompe i coglioni come se avesse una malattia terminale che sta terminando.
Siccome quando ha la febbre, per una regola inventata da lui che evidentemente ho approvato in un attimo di distrazione, può mangiare tutti i togo che vuole, capite bene che molto spesso inizia a lamentarsi anche con 36.2.
Insomma, ora dice che ha la febbre. Perde muco, mi starnutisce sulla faccia, si accascia mentre va in bagno, mi sfracella le palle mentre cerco di fare le mie cose in un incessante brusio di fondo, si butta sul letto e piagnucola Non ce la posso fare, sento che sto per tirare le cuoia, in caso ti lascio la libreria co' tutti i libri saluta gli altri.
Pans, avrai 37.5.
No mi sento caldo.
Misurati la febbre, cazzo!
Che cambia? Se ce l'ho me la tengo, tanto. Comunque ho preso un settundici tachipirine sbriciolate nel vino, prima.
Pans!
...E infatti mi sento già meglio.
Io devo andare, morirai?
Sì. Tu comunque comprami i togo.

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Gnegnet ha perso tempo alle 18:25 di martedì, 23 dicembre 2008

Dal punto di vista lavorativo, nel mondo dell’editoria accade né più né meno che quello che succede nel mondo lavorativo italiano generale.

Se cerchi di entrare per lavorare come ufficio stampa, redattore o simili il modo c’è. Inizi la lunga, estenuante e ridicola trafila degli stage. Cos’è lo stage? Lo stage è il cetriolo pronto per te, che t’aspetta e non vede l’ora di incontrarti. È la presa per il culo del nuovo millennio. Con il culo parato dalle leggi del lavoro che lo consentono, il non-datore di lavoro – la piccola/media casa editrice – si adegua (e che deve fare, poverina?). Nei tre, quattro mesi in cui ti offre la possibilità di imparare il mestiere, ti spreme e poi, nella maggior parte dei casi, ti saluta con un calcio in culo.

Ci sono moltissime magagne alla base di questo sistema, e molte cause alla sua origine. Primo: ripeto, le leggi lo consentono. Dopo tre stage dovrebbe essere vietato per legge fare anche il quarto, e dovrebbe essere vietata per legge la possibilità per il non-datore di lavoro di servirsi di stagisti per coprire un buco che ha nell'organizzazione della sua azienda.

Dopo due tornate di stagisti, caro, devi assumere qualcuno. Perché evidentemente hai bisogno di qualcuno. E allora devi pagarlo.

Alla fine dell’esperienza, è raro che ti chiedano di restare. Perché non gli conviene: col tuo stipendio il grandecapo ci paga altri tre stagisti per altri tre mesi, e poi ricomincia. Avete idea di quanto risparmi?

Poi ogni tanto, cazzo, si rendono conto che sta andando tutto allo sfascio e allora magari dopo notti insonni e riunioni turbolente decidono di assumere qualcuno (contratto a progetto). Questa degli stagisti è una delle realtà più diffuse e tristi del panorama editoriale italiano. C’è anche in altri paesi, ma in Italia, come molte altre cose, si è incancrenita, è muffita, è diventata una barzelletta, è ormai una cosa normale che tutti fanno, è la regola, un lasciapassare per il lasciapassare per fare un altro stage che poi te ne fa fare un altro. E poi puoi fare un altro stage.  Se vuoi eh.

Il contratto a progetto è visto come la meta irraggiungibile, l’eden, il non plus ultra.

Forse mi fanno un contratto a progetto di 5 mesi!

Ma davvero? Ma è bellissimo! Dio come sono felice per te.

Per non parlare della sensazione di perenne angoscia e frustrazione che hai quando all’ennesimo stage stai lì ch aspetti il verdetto. Una generazione di angosciati stressati arrabbiati, di ingiustizie e sfruttamento e di miodio che bello lavoro e mi pagano.

 

Poi ecco, c’è questa buffa credenza che lavorare nel mondo dell’editoria faccia fico, che sia un privilegio. A me piace assai, altrimenti avevo già lasciato perdere.

Ma quest’aria che spesso gli editori hanno, è bellissimo lavorare nel settore della cultura, ti stiamo facendo un favore, non è meraviglioso immolarsi per la causa? Iuppi! E ora calati le braghe è la cosa che più mi fa imbestialire.

A un mio amico hanno proposto di lavorare full time più due sabati al mese a 400 euro mensili.

Ahahahahaah.

Dico, una sola domanda: perché dovrei? Nel senso, come fai a non vergognarti come un cane mentre mi proponi questa sen-sa-zio-na-le offerta? Non ti viene da ridere? Prima o poi qualcuno dovrà pur mollarti un pugno in faccia.

Lo dico perché l'andazzo generale, anche il mio andazzo gnegnettesco, è quello di dire Minchia fulltime 400 euro al mese, sono una privilegiata.

Il problema è proprio scardinare questo concetto errato di privilegio che abbiamo.

 

Io provo a dare, timidamente, qualche consiglio, sia ai i grandicapi che ai bersagli dei cetrioli: non è, dico non è, obbligatorio aprire una casa editrice. È invece obbligatorio non schiavizzare la gente. Se tu hai bisogno di me, di una figura professionale, o quel che sono, mi paghi.

Cioè, dico, mi paghi: nient’altro. La tua donna delle pulizie, il tuo macellaio, il venditore di cellulari, li paghi, quando ottieni servizi da loro? Sì? Esatto! Lo sai che è la stessa cosa? Mi paghi.

Se vuoi assumere qualcuno, e prima vuoi fare una prova per vedere come lavora, io ci sto. Lo faccio, lo sto facendo, lo farò di nuovo, probabilmente – ci sto, io. Però, capitemi, quando vedo che la maggior parte delle case editrici campa sugli stage, che ha redazioni interamente formate da persone che rimangono due, tre mesi, ecco, il dubbio mi viene. Mi viene il dubbio che forse abbiamo un po’ esagerato.

Tutto questo poi ha portato a un abbassamento della qualità del prodotto dell’editoria libraria.

(Perché un libro viene fatto da gente che è lì da una settimana, e che dopo una settimana se ne andrà; perché i redattori spesso fanno anche gli impaginatori e i pulisci cessi e i segretari; perché le traduzioni vengono date a gente che non sa nemmeno l’italiano, e poi riviste dal redattore che sta lì da una settimana e poi dopo una settimana se ne va; perché del libro in sé non frega un cazzo a nessuno).

 

Tutto questo è moralmente riprovevole.

 

avvertenze: queste sono cose che si sanno, ma la mia politica è ripeterle fino allo sfinimento.

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 02:19 di sabato, 20 dicembre 2008
Oggi ho scoperto che chi mi manca molto, certe volte, è me stessa medesima io.
Dici, è banale.
No, è banana.

Il mio sogno più grande è che mi facciano un'intervista lunghissima.



 

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Gnegnet ha perso tempo alle 23:38 di giovedì, 18 dicembre 2008

avrei tante cose da dirvi, ma non mi va. Stavo facendo un ragionamento profondo, prima, sulla tazza del bagno, poi l'ho scordato. Comunque coinvolgeva me e il rapporto col mondo virtuale, fatto di ambivalenza mista a ambivalenza. Il risultato è stato chiudere feisbuc. Devo dire che un po' mi dispiace non far più parte del gruppo su laura pausetti o fare i quiz per scoprire quanti peli ho sotto le ascelle.
Poi volevo dire anche che stasera sono successe delle cose brutte e delle cose belle, ma più neutre. Le cose brutte annullano le belle e ora mi ritrovo da capo a dodici.
Mi cadono un sacco di capelli, ieri ho mangiato i tonnarelli.

Al liceo il mio gioco preferito era trovare tutte le parole che finivano in -enti, -ente, -menti, -elli, -ello, ecc. Poi ho iniziato a bucarmi.
Eschilo eschilo che qui si sofocle e attenti alle scale euripide.
Are ere ire e l'acca va a dormire.
Ciao.

Categorie del post: davvero eh |commenti (7)
Gnegnet ha perso tempo alle 19:44 di lunedì, 15 dicembre 2008
Ciao.
Sono molto, molto incazzata.
Molto, ho detto.
A-r-g-h.

Sotto, Gnegnet incazzata immersa nell'incazzatura, che è bianca, lei invece è tutta nera, eh, mentre si tocca i capelli perché è nervosa. Se non capite l'arte non è colpa mia evidentemente siete ignoranti. Inoltre, le persone sono al 90% stupide, l'altro dieci mi dispiace ancora non lo conosco. Tutti tranne Pans, s'intende. Ma lui non conta perché ha la pancia dell'allegria.

Se per caso qualcuno non avesse capito, o dalla prima riga si fosse dimenticato, allora ricordo che odio tutti.

ciao.


aggiunta delle 0.42: mi ero scordata di raccontare il sogno che ho fatto stanotte, che è il più bel sogno che io abbia mai concepito. No, non c'era Al Pacino nudo senza dissolvenza. Ma la moglie di Totti che uccideva il suo terzo figlio con un colpo di pistola. Poi mi invitava a casa sua e io mi accorgevo che aveva appeso la pistola in salotto, e pensavo mah, che stronza, e poi scoprivo che il comune aveva deciso di costruire un mausoleo per il figlio morto a piazza augusto imperatore. E io pensavo: ma non sarà un pochetto di cattivo gusto? giusto un filo.

vabbe' visto che ci sono e che è interessantissimo, vi dico anche quello dell'altro ieri. Io partecipavo a un esperimento scientifico (scientifico eh): dovevo infilarmi una sonda nella vescica per tre giorni e in quei tre giorni leggere dei romanzi a caso, e poi loro mi toglievano la sonda e vedevano i risultati. Di cosa, non chiedetemelo. Io rispettavo ligia le consegne, ma quando andavo in ospedale mi accorgevo che tutte le altre cavie avevano letto dei libri bellissimi e io solo merda perché non sapevo che si poteva scegliere da una lista di libri bellissimi.
E ci rimanevo malissimo.
Mi sono svegliata e mi sono accorta che, uno, il sogno era facilmente interpretabile se pensiamo al mio lavoro e, due, che mi stavo pisciando addosso.

Freud non era nessuno.
Io, purtroppo, i sogni me li ricordo tutti.
Buonanotte








 

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Gnegnet ha perso tempo alle 00:21 di mercoledì, 10 dicembre 2008
Oggi ho passato un'ora con un bambino di sei anni. Abbiamo parlato prevalentemente dell'annoso problema del furto dei temperini nella sua scuola. Il bambino Alberto, dice G., mi ha rubato prima il temperino blu, quello per tutti i giorni. E fin qui, Alberto è uno stronzo, ma uno abbozza e dice bon. Poi Alberto ha anche rubato il temperino giallo, quello di riserva (?). Qui ho odiato molto Alberto, allora ho regalato a G. un temperino di acciaio abbastanza brutto, sperando nel senso estetico di Alberto. G. titubava, io l'ho convinto dicendogli che è per disegnatori professionisti. Mpf.
Poi G. mi ha detto che ha anche problemi coi devindenziatori, perché tutti li vogliono in prestito, in classe, quando lui li porta, e non se li può godere.

Mi sono ricordata che i devindenziatori alle elementari sono effettivamente una cosa proibita, macchiano molto e hanno colori osé, come il rosa fosforescente (!!).
Mossa a compassione da tanti problemi, ho regalato a G. anche la mia gomma da cancellare preferita a forma di pinguino, ma era rosa, era da femmina, "non la porto in classe va bene lo stesso se me la metto sul comodino?".
Sì, va bene lo stesso.
*__*

- ma tu sei più grande o più piccola di tua sorella?
- più grande
- perché?
- perché sono nata prima.
- cioè?
- (porcatroia) Quando sono nata io mia sorella non esisteva ancora.
- a quest'ora sono aperti i negozi di temperini?*

* attenzione, conversazione realmente avvenuta.



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Gnegnet ha perso tempo alle 12:35 di lunedì, 08 dicembre 2008


Categorie del post: il vomito di sartre |commenti (10)
Gnegnet ha perso tempo alle 23:18 di martedì, 02 dicembre 2008
Sono tre anni che dico che voglio farvi, a voi consumatori abituali di Playboy e Cronaca vera nonché nera, la domanda del secolo.
Coi telefilm funzionò.

Ma voi no, voi, che libro consigliereste a Gnegna? Non state a pensare che potrei averlo letto,  non importa il genere, a parte la guida della bassa Sabina, che comunque buttala via.
Anche per sapere cosa vi ha emozionato. A parte Playboy.
Confido in voi (oddio, me so' sbilanciata).

Scrivetemi col cuore, scrivetemi con la penna dell'amore.

Gnegna

Stai sempre a cianciare


!?!

Stavi sempre a cianciare


Linc

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Cucù