Gnegnet ha perso tempo alle 23:53 di giovedì, 30 ottobre 2008
Oggi stavo lavorando su un coso, un libro (orribile, orribile, non ve preoccupate. Io solo libri brutti).
Ad un certo punto dico Bon, mi vado a fumare una bionda.
Ma prima, arrivo alla fine del capitolo.
Arrivo alla fine del capitolo, mi alzo, esco nel cortile, accendo la paja, abbasso gli occhi e c’era una pantegana di queste dimensioni:_____________ .
Inorridita da cotanto orrore, rientro correndo e mi finisco la sigaretta dentro.
Mi risiedo, giro la pagina del nuovo capitolo, e come si chiamava, il nuovo capitolo?
Incontro col Topo.
Mi sento strana strana, secondo me devo giocare di nuovo al superenalotto, secondo me significa qualcosa.
Gnegnet ha perso tempo alle 22:28 di mercoledì, 29 ottobre 2008
Dalla rubrica Bonsai di Sebastiano Messina (Repubblica di oggi):
Dice: del conflitto di interessi, agli italiani non importa nulla. Non è vero. Importa moltissimo, per esempio, al Giornale, ufficialmente di proprietà del fratello del presidente del Consiglio. Pur essendo arci-berlusconiano, il Giornale ha deciso che non si può più tollerare questo scandalo. E ha denunciato un caso lampante: quello dell'Unità. Titolo dello scoop: "Direttrice in colfitto d'interessi". Catenaccio: " In prima pagina l'università di Pisa, dove studiò la De Gregorio". Ammirati da questa coraggiosa denuncia, segnaliamo al Giornale altri casi scandalosi: Veltroni circola su una macchina targata Roma (città di cui è stato sindaco!). Di Pietro ha una cravatta celeste (come il simbolo del suo partito!). E Casini riceve gratis Il Messaggero (di proprietà del suocero!). Dunque non fermatevi, colleghi, siamo con voi: è ora di finirla, con questa indecenza del conflitto di interessi.
Gnegnet ha perso tempo alle 22:54 di lunedì, 27 ottobre 2008
Lavorare gratis fa rodere il culo, tutti lo sappiamo.
Lavorare gratis per un povero cretino, ah, come fa male.
Ci manteniamo ancora stabili sui 250 neuri al mese. Mi sono fatta due conti, gli faccio risparmiare un bel po'. Se facciamo un rapido calcolo - moltiplico per tre, divido per sette, riporto di due. Ecco, vedete, è semplice: lavoro quasi gratis.
Mi pagano 1,50 neuri l'ora, e mica perché voglio fare la parte della rosicona, ma Alin, il bambino che cuce i palloni per farci giocare i ragazzi bianchi americani nel loro giardino sotto casa, prende più di me, e ha anche meno rughe.
Questa cosa di lavorare gratis mi fa divertire tantissimo. Perché tu, che lavori gratis, in qualche modo gliene sei anche grato, al grande capo che arriva con grande moto e ti dice Ciao il primo giorno e Ciao alla fine dei tre mesi. Sì. Inizi a sviluppare questo senso di gratitudine timido, supino, speranzoso, come il mulo col padrone che lo batte un giorno sì e l'altro pure.
Perché ormai sei entrato nell'ottica che meglio avere la sedia sotto al culo, anche se non te ne viene niente. Pensa che orrore, stare a casa, fare il disoccupato. Orrore! E poi, come mi ha detto un'altra padrona durante l'ultimo colloquio: Non sa, signorina, questi stage a noi come ci fanno comodo, ringrazio proprio queste leggi sul lavoro: noi così impariamo a conoscervi, impariamo a capire quello che sapete fare.
Mentre me lo diceva, e me lo diceva sbagliando tutti i congiuntivi, le sue poppe flaccide sballonzolavano dentro la maglietta rosa di tessuto sintetico e l'anellazzo disegnava cerchi nell'aria. Io, seduta al mio posto, sognavo per lei un futuro di gastriti e sodomie.
Gnegnet ha perso tempo alle 19:27 di giovedì, 23 ottobre 2008
La mia amica Baz è molto simpatica.
Quando, verso mezzanotte, mette su la padella con l'oglio pe' fasse 'na cotoletta, mi rendo conto dell'importanza di avere amici così.
Che non fanno le diete, intendo.
Mi sono sempre domandata: ma voi uomini, quando uscite con una bella gnocca e andate magari al ristorante, e quella si prende un'insalatina, come resistete al forte impulso di spaccarle il piatto sulla testa e lasciarla sanguinante riversa sul pavimento?
Ho sempre avuto questo dubbio, io.
Comunque questo blog sta morendo, ieri sera ha invocato l'eutanasia ma non sho ceduto, no no, l'ho attaccato alle macchine e morirà solo quando lo decideranno iddio e la madonna.
Echeccazzo, mica deve soffri' solo la Englaro.
(Mi complimento con me stessa per questo bellissimo post: brava Gnegna!)
ps.: oggi ho giocato al superènalotta, ho giocato dei numeri a caso con la mia collega di stanza. Uscite dal tabaccaio, la frase che ha gettato ancora più luce sulla nostra precarietà, sulla nostra abitudine ad accontentarci, in sintesi sulla nostra tristezza interiore, è stata: ma io pure co' 50 euri, sarei contenta.
Avoja.
pps.: gesù, togliete QUELLA PATATA DALLA BOCCA DELLA BELLUCCI, NON LA SOPPORTO.
Gnegnet ha perso tempo alle 19:32 di venerdì, 17 ottobre 2008
Sono d'accordissimo con la proposta della Lega delle classi separate per bambini negri puzzolenti e zingari. E sporchi negri (già l'avevo detto?)
Tu, bambino che arriva in Italia e ancora non sa bene l'itagliano, come puoi pretendere di integrarti stando in classe con bambini itagliani? Ah, beata ingenuità, si vede proprio che arrivate dal paese del bingo bongo, ah!
Noi qui si usa fare integrare gli altri sottolineando la loro diversità. Mica, che ne so, agevolando e invogliando alla frequentazioni di corsi di italiano per stranieri.
Tutto questo clamore sulla proposta della Lega, veramente, non lo capisco. Poi si sa, dài, forza, che noi itagliani siamo brave persone: io già immagino file e file di genitori che all'uscita della scuola incitano il loro figlio itagliano doc, Mariuzzo, ad invitare a pranzo da loro Moammed, il negro della classe dei negri. Già li vedo, una folla oceanica, una folla di brave persone.
Per non parlare dei tantissimi vantaggi, dal punto di vista educativo, per i nostri figli bianchi caucasici itagliani doc - che non puzzano, lo ricordo, sono profumati e educatissimi. Metti infatti che uno de 'sti zincheri, de 'sti negri, durante l'ora di musica se mette a suona' il bongo, o uno di quei loro rozzi strumenti primitivi, invece di intonare Va' pensiero!
Me cascassero le mano me cascassero, non lo permetterei mai!
Mai!
Gnegnet ha perso tempo alle 14:48 di martedì, 14 ottobre 2008
Care amiche, ma soprattutto cari amici,
oggi inauguriamo una nuova rubrica: In cucina con Gnegna.
Cercherò di non farla morire come mio solito nel giro di un paio di settimane.
Come i più scaltri di voi avranno già intuito, si parlerà di cibo; più precisamente di tutte quelle ricette che rientrano nella categoria Oddio ma è tardissimo, e che quindi potete fare tranquillamente in quattro e quattro otto, visto che molti di voi passano il tempo su internet e hanno poco tempo per mangiare o farsi il bidet o portare a scuola i propri figli.
Iniziamo oggi con le pennette fracicone. Vi servono (per tre persone, voi, vostra sorella e il ragazzo di vostra sorella, che è il vero autore delle pennette fracicone e colui che ha intuito le infinite potenzialità dei semi di finocchio):
- 3 etti di pennette rigate corte
- tre scatolette piccole di tonno all'olio di oliva
- uno spicchio piccolo di aglio
- prezzemolo
- 5/6 olive nere,varietà greche cotte in der forno
- pepe nero
- semi di finocchio
- olio di oliva
- sale
Come si fa:
in una padella di medie dimensioni, fate soffriggere l'aglio a pezzetti e due cucchiai d'olio.
Poi buttateci il tonno, che avrete scolato anche se non ve l'ho detto, e che spezzetterete con una forchetta. Nel tonno buttatece: il prezzemolo triturato finno finno finno, i semi di finocchio, le olive, il sale.
Fate cuocere mmh mmh, più o meno dieci minuti.
Quando scolate la pasta, rimettetela nella pentola e amalgamatela con il robo della padella. Amalgamate amalgamate a fuoco basso.
Quando non ce la fate più, spegnete tutto e impiattate.
Spolverate con il pepe nero.
Il consiglio: non ci va il parmigiano, diobono.
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Visto che questa è la prima puntata di questa nuova e utilissima rubrica, alcune indicazioni:
- la voce consiglio è in realtà un'imposizione.
- quando dico "penne", è sottinteso che siano rigate, visto che la pasta corta liscia fa schifo e non potete usarla, nemmeno se avete solo quella in casa; è sottinteso anche che siano molto al dente, ma questo mi rendo conto che inizia a diventare un tantino nazista.
- ogni ingrediente è fondamentale: non fate come quelli che provano a fare i ciambelloni, nun je vengono, tu gli chiedi: ma hai messo tutti gli ingredienti? e loro rispondono: ma no, ho messo tutto, vabbe' a parte la farina che mi era finita.
Gnegnet ha perso tempo alle 21:23 di domenica, 12 ottobre 2008
Il fine settimana sta per finire; peccato, m'era piaciuto. Ho molto dormito. Stasera, tornando a casa, ho ascoltato una colonna sonora che amo assai. Il film non tanto.
Fare distinzioni è importante, mica uno si può far piacere tutto.
La cassata sì, la frutta candita no.
Il caffè sì, il gelato al caffè no.
La fisarmonica no, Piazzolla sì (ehh?!?).
Continuare a casa da soli.
Buonanotte, rega'.
In alto: un altro rigurgitato della macchinetta gigitale 105 neuri di gnegnè. Il titolo della fotografia è: Ottobre è un mese magrittiano.
Gnegnet ha perso tempo alle 20:24 di venerdì, 10 ottobre 2008
- Le sue gambe erano magre e secche.
- La giornata sembrava proprio ricoperta da una glassa di letame.
- Lui tirò fuori la lingua e la leccò.
- Lei esclamò forte, quando lui la penetrò.
- "Devi metterti così", e incantò la testa.
- Era grande e grosso e capace di usare frigoriferi come panche.
- Lo ieri la impensieriva.
Gnegnet ha perso tempo alle 00:49 di martedì, 07 ottobre 2008
Po' stanco (si capisce che è un gioco di parole? mi pareva divertente, a me)(ok).
Vabbe' insomma scrivo di meno perché tipo lavoro, che poi non lavoro perché lavoro quasi gratis, ecc ecc.
Tutte cose che non ve le dico perché già le sapete: l'autobus pieno di gente coi capelli unticci di prima mttina, l'abbiocco dopo pranzo, controllare veloce come il fulmine la posta, il capo che ti plana alle spalle e tu non te ne accorgi perché è silenzioso come una cosa silenziosa (non mi viene nessun esempio. Ehm) e ti dice Gnegnet hai finito quella cosaaaa?
So' le nove e cinque, merda, no, non l'ho finita, merda.
E poi in quel momento stavo leggendo quella cosa stupefacente di Sharon Stone che ha iniettato il botulino nei piedi del figlio perché puzzavano.
Lo so che stava sulla colonna di Republica.it giorni fa, so anche che è robaccia magari neanche vera, ma vi giuro mi ha sconvolto più di qualsiasi altra notizia di questi giorni. Ok, sì, la crisi economica, il papa che legge la bibbia con Benigni (a Robbe' c'hai rotto le palle), il nobel per la medicina.
Però questa cosa del botulino nei piedi non me la riesco a togliere dalla testa. Se è vera, be', che dire. Se non è vera, rosico. Aspetto con ansia il libro del figlio della Stone che uscirà tra una quindicina di anni. I titoli possibili secondo me sono: Per non parlare del silicone nel buco del culo, o Un'adozione sfortunata - me poteva lascia' nelle baracche.
Poi, l'altra mattina l'autista dell'autobus ha preso il microfono e ha iniziato a parlare ai passeggeri. Diceva cose come: è stata soppressa la fermata su via nazionale, siete tristi? chi è triste alzi la mano!! (con tono da dj della notte).
Qualcuno ha anche alzato la mano.
Allora lui ha fatto: dài, allora tutti su le mani!
...
Io mi ero un momento distratta - stavo guardando un bambino che ha contato, ad alta voce, tutti i motorini che vedeva dal finestrino lungo il tragitto piazza esedra-largo argentina (un bambino simpaticissimo).
Quando mi sono accorta che tutto l'autobus era impazzito - vecchie, turisti, ragazzi, bambini con la cartella di scuola - mi sono spaventata. E ho finalmente capito perché non mi piacciono i musical: tutta qusta gente che in situazioni improbabili inizia a muoversi a tempo di musica, a fare grandi sorrisoni, a cantare.
Mi fanno paura.
L'altra mattina, per un momento, ho temuto potesse accadere il peggio.