
Cari sgualdrini,
non mi siete mancati affatto. Anzi.
Anche quest'anno, diobono, sono tornata con la febbra e il muco a volontà, e gli ultimi tre giorni di viaggio pensavo solo all'eutanasia e basta.
Forse il penultimo giorno di viaggio è stato il peggiore.
Febbre, nave per Spalato alle sei di mattina, sveglia alle cinque, dimenticati la felpa sul taxi, bestemmia, scatarra. Nave per l’Italia alle nove di sera. Un giorno da passare a Spalato con pochi soldi, la febbra, e una certa affinità estetica coi barboni croati (che però erano un filino più eleganti e ben messi di me).
Niente, l'unica era svenire ai giardini pubblici. Ma a Spalato non ci sono giardini pubblici, c'è solo un microparco in cui apparentemente nessuno osa sdraiarsi sull'erba. Io poi, essendo molto pitti pitti, volevo evitare che mi arrestassero il penultimo giorno di vacanza, e allora sono rimasta ritta seduta sulle panchine finché pans non mi ha convinto con i suoi soliti giri di parole che mi tranquillizzano (porcatroia, sdraiati, che cazzo, il massimo che ci succede è che ci cacciano le guardie).
Alla fine niente, mi sdraio. Non ricordo molto delle ore passate sull'erba, se non alcune frasi che pans blaterava ad alta voce (non ce la faremo mai, mancano ancora ennemila minuti all'imbarco, che brutta fine che faremo), e stralci di un dialogo in cui cercavo di convincere pans che il teletrasporto vale mille euro.
- quanto pagheresti per essere teletrasportata fino a casa?
- mille euro.
- ammazza, tantissimo!
- perché tu?
- io cento, duecento euro.
- ma sei pazzo! ma il teletrasporto è una svolta, focalizza un secondo cosa significherebbe. Mille euro li vale.
- forse hai ragione.
Comunque non muoio fino all'imbarco sulla nave, che per tutto il giorno avevo un po' immaginato come la mia salvezza: mi sdraierò al sicuro, sulla poltrone, e dormirò un sonno guaritore fino alle sette di domani.
Invece no, perché siccome erano anni che non mi veniva la cacarella, allora ho pensato bene di farmela venire sulla nave. Ricordo distintamente di aver pianto, seduta sulla tazza del cesso navale, mentre per la prima volta capivo davvero il senso della frase Dio, perché mi hai abbandonato.
Inoltre, l'area poltrone era invasa da teste di cazzo spagnole che rumoreggiavano e che nel picco di bestemmia interiore ho anche zittito malamente, nonostante Pans mi pregasse di stare tranquilla, tra una soffiata di naso e una corsa al bagno (tranquilla un cazzo).
Pans però devo dire mi è stato d'aiuto. Siccome sa che in casi del genere è meglio che non ti avvicini e non mi rivolgi la parola, perché quanto è vero che mi chiamo Gnegna ti spacco la faccia, allora si è tenuto a debita distanza e mi ha rivolto solo frasi caratterizzate dall'uso della prima persona plurale e dal tono gentile e amichevole, che fa tanto psichiatra che cerca di convincere la matta a mettersi la camicia di forza.
- come possiamo risolvere questo tuo problema? come possiamo fare? andiamo sul ponte?
- sul ponte ho freddo e poi mi serve il bagno vicino.
- senti, cerchiamo di dormire, troviamo una posizione comoda e stendiamoci.
- non lo vedi che non mi posso stendere, sto scomoda! porca troia, il prossimo anno prendo la cabina porca troia basta con queste purciarate.
- hai ragione
- cazzo.
- posso mangiare il tuo panino?
- muori.
Poi gniente, alle tre di notte cedo e mi sdraio per terra sulla mochètt e mi addormento, sognando a intermittenza cose senza senso. Alle tre di notte mi sveglio calpestata da qualcuno che si rivela essere una signora russa molto grassa che si sdraia in una posizione inventata da lei lipperlì e inizia a russare in maniera indecente. Ogni tanto scureggiava fortissimo, e ogni volta svegliava tutti quelli che dormivano che coglievano l'occasione per cambiare posizione.
Il giorno dopo, alla stazione di Ancona, in attesa del treno che sarebbe arrivato dopo quattro ore, un poveraccio straniero ci ferma e ci chiede se possiamo spiegargli cosa c'è scritto nelle tre lettere che gli hanno spedito (non è un caso che abbia fermato proprio noi, che stavamo su una panchina a giocare a Yatzee, puzzolenti come bestie da soma, attorniati da fazzoletti sporchi di muco e con in faccia la scritta Dateci un cappuccino caldo).
Comunque.
C'è scritto, gli diciamo, che sei licenziato.
- no lavoro?
- no.
- mai più?
- mah, mai più no, però adesso non hai lavoro.
- mai più?
- no, non è che non lo avrai mai più in genere, non hai più questo lavoro.
- mai più lavoro?
- porca.madonna.
Per chiudere in bellezza il viaggio di ritorno, per mettere un punto alle rocambolesche vicende che ci avevano visti protagonisti, per compiere un gesto che rappresentasse simbolicamente la nostra concenzione della vita, Pans regalerà gli unici trenta centesimi di euro in nostro possesso ad un tossico che "voleva una cocacola".
Tanto, ha detto, co' trenta centesimi che ce famo?
In effetti, mi è parso un discorso bello tondo e ragionevole.

Cavatelli pomodorini tonno fresco e rucola.
Parmigiana e mezza porzione di pollo al porto.
Patate gratinate.
Semifreddo alle castagne.
Due bottiglie di vino bianco.
Due amari.
Dieci sigarette.
Senso di morte.
Poi torno a casa e allo specchio, dopo la doccia, noto come una leggera trippetta.
Il gioco vale la trippetta? Cazzo, sì!
Vi lascio con una canzone che sento spesso in questi giorni, ma anche diciamo da sei mesi. È melensa e non dovrebbe piacermi, dati i miei gusti, ma c’è quel certo nonsocché che me la rende digesta (si dice? No, e fa pure schifo).
Comunque, sempre qui sto. Il resto del mondo mi sa di no.
Merde.
Stai sempre a cianciare
!?!
Stavi sempre a cianciare
Linc