Porcapupazza, regà.
Ho visto una cifra di film che vorrei raccontarvi, ma non ho molto tempo perché devo studiare archeologia della produzione.
Archeologia della produzione parla di come noi archeologi possiamo imparare a riconoscere da un sercio un sito in cui si produceva. Si producevano però soprattutto serci, in genere, quindi il problema è: come capire se è un sercio naturale o un sercio modificato?
Poi ad esempio questo esame ti insegna anche a capire che non è detto che se lì c’è un sercio, lì producevano, anche se il sercio è un prodotto umano.
Esempio, tu usi una cucchiarella, poi la getti via lontano da te. Non è che lì, nel posto dove l’hai buttata, ci cucinavi. Poi ci sono i serci che loro li modificavano, ma magari glie venivano male allora li usavano come serci-strumenti per tagliare i serci. Non sapete quante cose un sercio può fare.
A proposito de pietre: a via Nazionale toglieranno tutti i s.pietrini, da settembre avremo finalmente una strada normale. Perché è per colpa dei viaggi in motorino a via nazionale che a me mi è venuta l’ernia del disco e la sinusite, per colpa delle buche.
Poi, l’ho già detto, ma sticazzi della romanità de Roma, dei s.pietrini, der coloSeo, una bella colata di cemento e passa la paura.

In alto, serci.
Sono andata a vedere Persepolis.
Siccome mi rodeva il chiccherone sono andata da sola.
La verità è che sapevo avrei pianto moltissimo e volevo evitare che qualcuno mi vedesse perché mi vergogno.
Infatti, ho versato secchiate di lacrime guardandomi ogni tanto di fianco per paura che qualcuno mi sentisse, ma non c’era nessuno a parte una bambina di cinque anni col padre che non capiva nulla e succhiava il succo di albicocca.
Comunque, certe volte vorrei che qualcuno mi desse tante botte in testa per farmi rinsavire, mi lasciasse morire di fame e di sete, mi strillasse in faccia.
Invece me regaleno gli ovi de Pasqua. Bah.
Persepolis, comunque, è bello, molto. La Satrapi deve essere una tosta, è bella intelligente e fuma le sigarette come le donne degli anni cinquanta.
Oggi non è giornata manco pe’ gnente, i pezzi enormi di frutta candita nella colomba andrebbero vietati per legge.
Oggi, tra l’altro, mi piacerebbe molto andare a prendere un caffè con la Bertè.
Grazie, arrivederci, buonaserata.
'NNamo Loredà, dai.
Berlusconi lancia l’allarme brogli.
Lo so che forse parlandone faccio il suo – prevedibile – gioco, ma infatti io non ne voglio parlare.
Voglio solo dire che lui, da grandissima testa di cazzo quale è, su di me vince. Perchè mi fa andare il sangue alla testa e mi viene voglia di prendergli quella capoccia pelata che si ritrova e sbattergliela violentemente contro uno spigolo di marmo, e poi frustarlo sul culo.
Brutto stronzo,
dalla mia personale esperienza di scrutatrice lo sai – testa di cazzo che non sei altro – che i più ignorantoni e i più furbi, nei seggi, sono sempre quelli di forza italia?
Sì, generalizzo, sì.
Branco di capre senza cervello, voi e questo paese di merda.
Eccolo, il film urèndo.
Esso è Uno su due, lungometraggio di tale Cappuccio con Fabio Volo che fa la parte dell’ avvocato rampante che forse ha un tumore e allora riscopre la vita e capisce che è buono e ragiona come un tredicenne pur avendo 30anni.
Ma andiamo con ordine.
In realtà dovevo vedere Saturno contro, un’altra cosa su cui nutro forti sospetti. Ma almeno con Ozpetek si va sul sicuro perchè - come dice amica Calvin – sarà senza dubbio una storia di froci al gazometro. Invece poi il file se vedeva male, allora niente, metti ‘sto fabio volo.
La storia è, come dicevo, incentrata su questo ragazzo avvocato rampante, molto yeah, anche un po’ burbero. Poi conosciamo la donna, una Anita Caprioli che ogni volta mi tira fuori il lato peggiore. Anita Caprioli è molto bellina, ha un visetto carino carino e quando recita mi ispira tali pensieri di morte che arrivo a dubitare della mia sanità mentale e integrità morale. La caprioli recita male, ma è quel male che si capisce che lei non ne è consapevole. Poi le fanno fare sempre queste parti di donne scialbe che nell’economia della storia sono importanti come l’inquadratura del barattolo del sale al 25° minuto. E per completezza ci tengo a dire che uno dei personaggi più idioti nella storia del cinema è proprio quello di anita caprioli in santa maradona, dove fa Dolores, la ragazza che parla con la bocca a culo di gallina.
Dicevamo dell’avvocato. A parte anita l’inutile, troviamo anche l’amico ciccio barbuto che è il buono e un po’ tenerone, interperetato (qui attenzione perché è l’unica nota positiva del film) dal sempre bravissimo Giuseppe Battiston, che spicca sempre in mezzo agli altri. Anche se beh in effetti gli altri sono Volo e la Caprioli.
Insomma la cosa è semplice: Volo un giorno sviene in mezzo alla strada e viene ricoverato, forse ha un tumore ma bisogna aspettare le analisi per avere risultati certi. Il film è la storia dell’attesa di questi risultati. In ospedale Volo conosce Giovanni, un Ninetto Davoli simpatico e bravo che ha un tumore al cervello e che aiuta il Vostro durante la degenza. Non è che non voglia raccontarvi cosa succede, ma non succede nulla. La mancanza di accadimenti travolgenti, in un film, non è di per se una cosa negativa. Però se non succede nulla e questo nulla è raccontato male allora sono cazzi amari. Volo passa questi gioni in ospedale e gli prende male. Ha la faccia storta, gli rode il culo. Tratta male tutti. Tratta male Giovanni, che invece lo aiuta col pappagallo e lo fa ridere facendo battute sozze sulle infermiere. Poi Volo esce – sia ringraziato iddio perché la parte ambientata in ospedale è di una noia quasi stupefacente – e torna a casa, dove continua a rodergli il culo. Temporaneamente caccia anche Anita, cosa che avrei fatto anche io. La caprioli ovviamente interpreta questa scena drammatica con lo stesso pathos che metto io quando chiedo al verduraio le mele e le pere.
Poi Volo torna a trovare Giovanni (ripeto, gli eventi si susseguono proprio così, non è che io salto qualcosa eh) e scopre che Giovanni mannaggia poverino lo hanno operato d’urgenza e sta per tirare le cuoia. Allora lui apre la settimana enigmistica e dentro trova una lettera che il moribondo stava scrivendo alla figlia Tresy (scritto così, per far vedere che giovanni è ‘gnurant) che non vedeva da anni e che non sapeva della malattia del padre.
Volo allora prende il pandino e va in umbria da tresy che dopo un goffo e fallimentare tentativo di mettere le mani in caciara capisce che Volo è amico de padre e si fa portare in ospedale per riconciliarsi con un ninetto davoli su letto di morte.
Naturalmente, Volo non ha nessun tumore. Durante la scena dell’annunciazione dei risultati delle analisi, Volo aspetta che il dottore legga tutte le carte e mentre aspetta penZa e ripenZa e penZa cose come: mi piace il sole, voglio vivere, mi mancherebbero gli occhi delle persone vive, vive come me, chissà giovanni come sta, mi mancherebbe il mare grande e bello il verde degli alberi fare all’amore mangiare il gelato vincre al totocalcio. Voglio vivere!!!
Come ha detto Pans, va riconosciuto però che questo film un messaggio vuole trasmettercelo, e questo messaggio è: se te dicono che forse c’hai un tumore, po’ esse che te roderà er culo.

Un groar panteresco, carissimi amicici, apre questa ennesima recinzione.
Ieri pensavo che potrei fare una sigla di apertura con la mia faccia nel cerchio mentre ruggisco, come il leone della Metro-Goldwyn-Mayer. Ma non sarebbe, senza voler esagerare, a dir poco fantastico? Secondo me sì.
Il dilemma di oggi è questo: sono andata a vedere Non è un paese per vecchi. Il film mi è piaciuto assai assai, forse è uno dei più belli visti nell’ultimo paRo d’anni. Però come faccio a fare la recinzione stupida? Non sono mossa da spirito di perculamento e per una volta forse dovrei tacere. Però sto qui su questa sedia con una coperta sulle spalle, mentre sorseggio il mio succo alla pera marca discount (non sono sempre così sesci, a volte mi lascio anche andare eh) e qualcosa devo pur dirla. Vi posso dire perché m’è piaciuto.
Che ci va a fare, uno al cinema, detto così sinceramente tra noi? Tra noi che siamo persone anche disincantate, anche disilluse, ma che ancora cerchiamo nella finzione l’ultimo scampolo di verità rimasto? (no mamma non togliermi la gnugna ne voglio ancora!).
Cerchiamo il brivido, cerchiamo la sorpresa, cerchiamo l’emozione, cerchiamo anche i personaggi epici, la vita la morte la fortuna l’eroe l’antieroe anche un po’ le sozzerie ma questo meno. Il film dei Coen è tutto pieno di topi americani e di topi dei Coen e di cinismo. Gli americani basta che gli dai la prateria sconfinata, un cavallo, un negozio di ferramenta, dei jeans e un motel e riescono a girare una cosa che a me ha emozionato. Certo, un rumeno o un portoghese non avrebbero potuto girarlo, ovvio. Nemmeno un italiano, o un francese. Ma è questo il bello delle differenze tra cinemi e cinemi, secondo me. Il film non è un western, non è un thriller e non è un poliziesco. C’è sangue, un po’, ma non è splatter. Questo lo dico per tutti quegli imbecilli che sui forum di cinema straparlano senza sapere una ceppa di quello che gli esce dalla bocca e dicendo cose come “non ha una trama” (falso), “mi aspettavo un thriller e non lo è” (e allora? Io volevo essere più alta e non lo sono, mica me la prendo con mia madre), “non ho capito dove vuole andare a parare, il finale è in sospeso” (anche la bibbia lo è).
Le morti sono tante e tutte sono morti senza senso, inutili. Si ammazzano per droga e per soldi. L’unico personaggio buono, ma anche lui annichilito e sfiduciato, è lo sceriffo che chiuderà tra l’altro il film con un bel monologo a tema onirico.
Poi, c’è un sacco anche l’ironia dei fratelli Coen: a volte mentre si ammazzano tu ridi, spesso perché il dialogo che precede l’ammazzamento è surreale o perché ti concentri ancora di più sui capelli di Bardem. E’ un film sul cinismo ma anche sulla stupidità della violenza ma anche sul nonsense della vita.
Bardem, gran pezzo di uomo (a parte i capelli dico), è andato agli oscar accompagnato dalla mammina. Questo sapete che su una donna ha un effetto di stravolgimento romonale e tutti gli ormoni gridano: fatti fecondare da lui è un brav'uomo. Però poi ho scoperto che se la fa con Piccolo Topo Penelope Cruz, e questo non va affatto bene. Comunque, ma che vi devo dire: questa non è una recinzione ma un sospiro soddisfatto. Andatelo a vedere, poi esprimetevi. Se qualcuno lo ha visto e lo ha trovato riprovevole può anche discuterne con me nei commenti, non cercherò di convincerlo del contrario o di estorcergli con la forza l'indirizzo di casa per andarlo poi a picchiare di notte.
Voto: tre stellette.
Questa settimana rivedo Fargo, per forza.
Ho ricominciato a studiare per un esame, non ne ho voglia e ogni volta mi addormento (argomento: la resistenza dei greci ai romani)(ora mi capite, vè?)(a me questa nuova laurea non mi convince)(già?)(sì).

In alto, Bardem con la madre che si vede benissimo è una donna crudele che odia tutte le nuore.
Mancano otto minuti alla fine di questa giornata piena di pony buste da lettera email caffè manoscritto battute cartellina figura sigaretta dhl timbro ricevuta e fattura, e io siccome ho deciso di farmi dimmale seriamente ora recingerò Caos Calmo. Posso farlo perché sto usufruendo del computer con lo schermo verso il muro, perché l’altro è il computer per le cose serie perché quelli che passano lo vedono tutti. Come l’amico di mio padre all’università che aveva due libretti per gli esami, uno per i genitori (pieno) e uno per lui (vuoto). Che cazzo c’entra? nulla. Ma proseguiamo.
MM.
Allora devo dire però prima che magari qualcuno fracassi i maroni che non ho letto il libro. Quindi, vi parlo del film come se il libro non esistesse. Sì, lo so che è tutto tratto da una cosa già esistente ma tanto si sa che i film sono un’altra cosa, e questa come giustificazione credo che vada più che bene (ecco, ci metto anche un timbro e chiamo il pony, va).
Caos Calmo, come direbbe
Ora.
Devo continuare?
Volete sapere come finisce?
Niente. La figlia gli dice papà non puoi vivere nel parchetto sotto scuola che ci facciamo tutti e due la figura dei babbei, e lui allora torna a casa. Ma nel mentre conosciamo suo fratello, un Alessandro Gassmann più dentone e abbronzato e molesto che mai, e Isabella Ferrari con cui Nanni farà delle sconcezze.
Esatto. Questo è il film di cui hanno parlato e riparlato tutti i giornali e le televisioni a causa di un tre minuti di scene di porcherie. Naturalmente dirò la mia: mai, mai e dico mai fidarsi del tanto parlare su un film prima che esca il film. Non è sciatta dietrologia, ve lo assicuro, ma se un poco conosci il mondo della pubblicità capisci che evidentemente si sta facendo chiacchiericcio preventivo su un prodotto che ha bisogno di una spintarella. Infatti, il prodotto in questione non è male, giammai, è tollerabile e a tratti piacevole, ma non so perché uscita dal cinema ho avuto come la sensazione che al cinema sì, ok, ma in seconda serata su canale cinque ancora meglio. Nel senso che filmetto casalingo esso è. E poi vi invito tutti a ragionare su una cosa: vi è mai capitato, durante la vostra vita intensissima, di aver sentito parlare tanto di una cosa che po s'è rivelata meravigliosa? io no. Nessuno per esempio mi aveva avvertito della bontà delle vigorsol alla liquirizia, l'hom dovuto scoprire da sola. Ma anche dei chicchi di caffè ricoperti di cioccolato del discount, l'ho scoperto da sola grazie al passaparola.
Inoltre, temo che senza Moretti, Orlando, Golino e Polansky sarebbe stato un film molto molto più vuoto. Ed è vero che un film lo fanno gli attori, ma anche il regista porco demonio ha la sua parte, io dico.
Ah, ma che volete sapè la scena sozza, voi?
Ve la dico.
Si vede il culo di Moretti, poi si vedono le tette della Ferrari, poi se vede un po’ anche la mutanda di Moretti e un po’ di culo della ferrari, poi si sentono rimori di sciaf sciaf e pant pant e poi io ho guardato il pacco di pop corn e mi sono persa dieci secondi buoni.
La cosa che più mi ha colpito è stato il parco in cui Nanni vive per tutto il film. Ho cercato su gugol, è a San Saba a Roma, ci voglio andare a San Saba non ci sono mai stata e pare sia un bel quartiere.
voto: una e tre quarti.
Spinaceto, un quartiere costruito di recente. Viene sempre inserito nei discorsi per parlarne male: "Ma qui mica siamo a Spinaceto!", "Ma dove abiti, a Spinaceto?”
Poi mi ricordo che un giorno ho letto anche un soggetto che si chiamava “Fuga da Spinaceto”; parlava di un ragazzo che scappava da quel quartiere, scappava di casa e non tornava mai più. E allora andiamolo vedere Spinaceto! ... Spinaceto, pensavo peggio. Non è niente male."
Nanni Moretti, Caro Diario

In alto, Moretti e Ferrari ridono di noi. Non con noi.