Gnegnet ha perso tempo alle 03:49 di sabato, 29 marzo 2008

Porcapupazza, regà.
Ho visto una cifra di film che vorrei raccontarvi, ma non ho molto tempo perché devo studiare archeologia della produzione.
Archeologia della produzione parla di come noi archeologi possiamo imparare a riconoscere da un sercio un sito in cui si produceva. Si producevano però soprattutto serci, in genere, quindi il problema è: come capire se è un sercio naturale o un sercio modificato?
Poi ad esempio questo esame ti insegna anche a capire che non è detto che se lì c’è un sercio, lì producevano, anche se il sercio è un prodotto umano.
Esempio, tu usi una cucchiarella, poi la getti via lontano da te. Non è che lì, nel posto dove l’hai buttata, ci cucinavi. Poi ci sono i serci che loro li modificavano, ma magari glie venivano male allora li usavano come serci-strumenti per tagliare i serci. Non sapete quante cose un sercio può fare.
A proposito de pietre: a via Nazionale toglieranno tutti i s.pietrini, da settembre avremo finalmente una strada normale. Perché è per colpa dei viaggi in motorino a via nazionale che a me mi è venuta l’ernia del disco e la sinusite, per colpa delle buche.
Poi, l’ho già detto, ma sticazzi della romanità de Roma, dei s.pietrini, der coloSeo, una bella colata di cemento e passa la paura.

 

 

In alto, serci.


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Gnegnet ha perso tempo alle 13:56 di venerdì, 28 marzo 2008

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Gnegnet ha perso tempo alle 20:31 di domenica, 23 marzo 2008

Sono andata a vedere Persepolis.
Siccome mi rodeva il chiccherone sono andata da sola.
La verità è che sapevo avrei pianto moltissimo e volevo evitare che qualcuno mi vedesse perché mi vergogno.
Infatti, ho versato secchiate di lacrime guardandomi ogni tanto di fianco per paura che qualcuno mi sentisse, ma non c’era nessuno a parte una bambina di cinque anni col padre che non capiva nulla e succhiava il succo di albicocca.
Comunque, certe volte vorrei che qualcuno mi desse tante botte in testa per farmi rinsavire, mi lasciasse morire di fame e di sete, mi strillasse in faccia.

Invece me regaleno gli ovi de Pasqua. Bah.

Persepolis, comunque, è bello, molto. La Satrapi deve essere una tosta, è bella intelligente e fuma le sigarette come le donne degli anni cinquanta.
Oggi non è giornata manco pe’ gnente, i pezzi enormi di frutta candita nella colomba andrebbero vietati per legge.
Oggi, tra l’altro, mi piacerebbe molto andare a prendere un caffè con la Bertè.

Grazie, arrivederci, buonaserata.

'NNamo Loredà, dai.

 



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Gnegnet ha perso tempo alle 01:39 di venerdì, 21 marzo 2008




Quelli che mi fanno tanto ridere a volte mi fanno anche tanto piangere.
Ieri ho cercato di infilare la cialda del caffè nella macchina fotocopiatrice (alienazione).
Vorrei 1.000 euro, magari domani li trovo per terra. Mi servono, prestameli, poi te li ridò.
Mi piace il pane fritto.
Mi piace meno non sentire la sveglia e svegliarmi di soprassalto alle 10.28 invece che alle 7.30.
Mi piace più leggere che scrivere.
Mi piacciono i bambini ma farli proprio no.
Mirko Vucinic è molto bello, sembra un quarantenne ma invece ho scoperto ha solo 24 anni.
Taddei, invece, sembra uno di quei sessantenni che la mattina al baretto prendono il caffè corretto indossando un giacchetto jeans.
Il mio sogno è lavorare nella redazione di repubblica.it e passare il tempo a scrivere cose come Il capitan Findus è morto (foto), Il pianista che suona il pianoforte in fiamme e La donna con le poppe più piccole del mondo (foto).

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Gnegnet ha perso tempo alle 19:45 di martedì, 18 marzo 2008
Leggevo Aldo Nove, stamattina sull'autobus, così, per farmi del male. Lo leggevo mentre andavo al lavoro non pagato e un po' mi veniva da ridere un po' da piangere - ma soprattutto notavo quanto bene scrive Nove.
Comunque, riporto un pezzo del libro che riassume un mio pensiero ricorrente e che mi ha fatto chiudere il libro ben prima di raggiungere la mia fermata, per evitare la depressione nera e le craniate contro i finestrini.

(Pezzo di intervista a Leonardo, uno dei "lavoratori", p. 78).


Cosa ci può salvare?


La cultura. La cultura quella vera. Che non sta nella produzione e nel consumo di cultura, ma nello studio serio, articolato nel tempo, della realtà e del linguaggio che lo informa. Non si tratta di assumere più informazioni perchè ne siamo bombardati, ma di selezionarle, di discernere quell importanti.


Mi viene in mente, ascoltando quello che dici, una frase di Enrico Berlinguer, che negli anni Settanta disse: "Io non sono uno che legge molto. Sono uno che rilegge molto".

Esattamente così. Provare ad approfondire, quando tutto vuole essere, e rimanere, in una sconfinata superficie che ci fa vivere sulla cresta di un mare di merci e di illusioni che non dobbiamo capire, perchè nel momento in cui capiamo ci può essere la reazione, la rivolta.


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Gnegnet ha perso tempo alle 15:55 di domenica, 16 marzo 2008

Berlusconi lancia l’allarme brogli.
Lo so che forse parlandone faccio il suo – prevedibile – gioco, ma infatti io non ne voglio parlare.
Voglio solo dire che lui, da grandissima testa di cazzo quale è, su di me vince. Perchè mi fa andare il sangue alla testa e mi viene voglia di prendergli quella capoccia pelata che si ritrova e sbattergliela violentemente contro uno spigolo di marmo, e poi frustarlo sul culo.
Brutto stronzo,
dalla mia personale esperienza di scrutatrice lo sai – testa di cazzo che non sei altro – che i più ignorantoni e i più furbi, nei seggi, sono sempre quelli di forza italia?
Sì, generalizzo, sì.
Branco di capre senza cervello, voi e questo paese di merda.

Sto un po’ meglio, ora.


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Gnegnet ha perso tempo alle 15:44 di sabato, 15 marzo 2008

Eccolo, il film urèndo.

Esso è Uno su due, lungometraggio di tale Cappuccio con Fabio Volo che fa la parte dell’ avvocato rampante che forse ha un tumore e allora riscopre la vita e capisce che è buono e ragiona come un tredicenne pur avendo 30anni.

Ma andiamo con ordine.

In realtà dovevo vedere Saturno contro, un’altra cosa su cui nutro forti sospetti. Ma almeno con Ozpetek si va sul sicuro perchè -  come dice amica Calvinsarà senza dubbio una storia di froci al gazometro. Invece poi il file se vedeva male, allora niente, metti ‘sto fabio volo.
La storia è, come dicevo, incentrata su questo ragazzo avvocato rampante, molto yeah, anche un po’ burbero. Poi conosciamo la donna, una Anita Caprioli che ogni volta mi tira fuori il lato peggiore. Anita Caprioli è molto bellina, ha un visetto carino carino e quando recita mi ispira tali pensieri di morte che arrivo a dubitare della mia sanità mentale e integrità morale. La caprioli recita male, ma è quel male che si capisce che lei non ne è consapevole. Poi le fanno fare sempre queste parti di donne scialbe che nell’economia della storia sono importanti come l’inquadratura del barattolo del sale al 25° minuto. E per completezza ci tengo a dire che uno dei personaggi più idioti nella storia del cinema è proprio quello di anita caprioli in santa maradona, dove fa Dolores, la ragazza che parla con la bocca a culo di gallina.
Dicevamo dell’avvocato.  A parte anita l’inutile, troviamo anche l’amico ciccio barbuto che è il buono e un po’ tenerone, interperetato (qui attenzione perché è l’unica nota positiva del film) dal sempre bravissimo Giuseppe Battiston, che spicca sempre in mezzo agli altri. Anche se beh in effetti gli altri sono Volo e la Caprioli.

Insomma la cosa è semplice: Volo un giorno sviene in mezzo alla strada e viene ricoverato, forse ha un tumore ma bisogna aspettare le analisi per avere risultati certi. Il film è la storia dell’attesa di questi risultati. In ospedale Volo conosce Giovanni, un Ninetto Davoli simpatico e bravo che ha un tumore al cervello e che aiuta il Vostro durante la degenza. Non è che non voglia raccontarvi cosa succede, ma non succede nulla. La mancanza di accadimenti travolgenti, in un film, non è di per se una cosa negativa. Però se non succede nulla e questo nulla è raccontato male allora sono cazzi amari. Volo passa questi gioni in ospedale e gli prende male. Ha la faccia storta, gli rode il culo. Tratta male tutti. Tratta male Giovanni, che invece lo aiuta col pappagallo e lo fa ridere facendo battute sozze sulle infermiere. Poi Volo esce – sia ringraziato iddio perché la parte ambientata in ospedale è di una noia quasi stupefacente – e torna a casa, dove continua a rodergli il culo. Temporaneamente caccia anche Anita, cosa che avrei fatto anche io. La caprioli ovviamente interpreta questa scena drammatica con lo stesso pathos che metto io quando chiedo al verduraio le mele e le pere.
Poi Volo torna a trovare Giovanni (ripeto, gli eventi si susseguono proprio così, non è che io salto qualcosa eh) e scopre che Giovanni mannaggia poverino lo hanno operato d’urgenza e sta per tirare le cuoia. Allora lui apre la settimana enigmistica e dentro trova una lettera che il moribondo stava scrivendo alla figlia Tresy (scritto così, per far vedere che giovanni è ‘gnurant) che non vedeva da anni e che non sapeva della malattia del padre.
Volo allora prende il pandino e va in umbria da tresy che dopo un goffo e fallimentare tentativo di mettere le mani in caciara capisce che Volo è amico de padre e si fa portare in ospedale per riconciliarsi con un ninetto davoli su letto di morte.
Naturalmente, Volo non ha nessun tumore. Durante la scena dell’annunciazione dei risultati delle analisi, Volo aspetta che il dottore legga tutte le carte e mentre aspetta penZa e ripenZa e penZa cose come: mi piace il sole, voglio vivere, mi mancherebbero gli occhi delle persone vive, vive come me, chissà giovanni come sta, mi mancherebbe il mare grande e bello il verde degli alberi fare all’amore mangiare il gelato vincre al totocalcio. Voglio vivere!!!

E purtroppo vive. E torna anche con bocca a culo di gallina.

Voto: non pervenuto, volendo una stelletta ma deve essere proprio piccolissima.

Ci sono alcune cose di questo film che lo rendono un film inguardabile e sono cose elementari.
Fabio Volo: Fabio Volo sta simpatico a tutti, anche a me. E’ un simpatico cazzone che ha tanti amici a radio dj e a mtv e allora gli fanno fare un saco di cose che però escono fuori tutte male. Fa lo scrittore (aia), fa l’attore (aia), fa l’intrattenitore, e questo gli riesce già meglio, ma ancora meglio forse gli riusciva continuare a fare il fornaio. Nel film recita come uno che nella vita faceva tutt'altro e poi all'improvviso si è ritrovato lì (in effetti, è la vera storia di Volo), soprattutto quando deve esprimere concetti seri e fare la faccia seria. Teribbile.
Sceneggiatura e morale: la trama è una stronzata ma ripeto, non è questo che di per sé rovina il film. La cosa che mi urta è che il regista voleva esprimere concetti banali e l’ha fatto in modo banale.
Anche le banalità sono importanti. Si fanno continuamente film sulla bellezza dell’amore, sull’amicizia, sulla paura della morte (cfr. le invasioni barbariche) sul sesso e sui rapporti tempestosi coi genitori. Sono tutte cose che dette così puzzano quasi di fritto tanto sembrano dette e stradette. Però che cazzo, al cinema non si racconta solamente, si cercano anche i mezzi per raccontare. Non so, è come se Uno su due l’avesse girato un ragazzino di liceo. O anzi, è come se l’avesse girato fabio Volo.


Come ha detto Pans, va riconosciuto però che questo film un messaggio vuole trasmettercelo, e questo messaggio è: se te dicono che forse c’hai un tumore, po’ esse che te roderà er culo.

 

                            


In alto: Cappuccio (a sinistra) e la Caprioli cercano di giustificarsi davanti alla folla che chiede indietro a gran voce i sette euro del biglietto.


 

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 13:12 di mercoledì, 12 marzo 2008

Un groar panteresco, carissimi amicici, apre questa ennesima recinzione.
Ieri pensavo che potrei fare una sigla di apertura con la mia faccia nel cerchio mentre ruggisco, come il leone della Metro-Goldwyn-Mayer. Ma non sarebbe, senza voler esagerare, a dir poco fantastico? Secondo me sì.
Il dilemma di oggi è questo: sono andata a vedere Non è un paese per vecchi. Il film mi è piaciuto assai assai, forse è uno dei più belli visti nell’ultimo paRo d’anni. Però come faccio a fare la recinzione stupida? Non sono mossa da spirito di perculamento e per una volta forse dovrei tacere. Però sto qui su questa sedia con una coperta sulle spalle, mentre sorseggio il mio succo alla pera marca discount (non sono sempre così sesci, a volte mi lascio anche andare eh) e qualcosa devo pur dirla. Vi posso dire perché m’è piaciuto.

Che ci va a fare, uno al cinema, detto così sinceramente tra noi? Tra noi che siamo persone anche disincantate, anche disilluse, ma che ancora cerchiamo nella finzione l’ultimo scampolo di verità rimasto? (no mamma non togliermi la gnugna ne voglio ancora!).
Cerchiamo il brivido, cerchiamo la sorpresa, cerchiamo l’emozione, cerchiamo anche i personaggi epici, la vita la morte la fortuna l’eroe l’antieroe anche un po’ le sozzerie ma questo meno. Il film dei Coen è tutto pieno di topi americani e di topi dei Coen e di cinismo. Gli americani basta che gli dai la prateria sconfinata, un cavallo, un negozio di ferramenta, dei jeans e un motel e riescono a girare una cosa che a me ha emozionato. Certo, un rumeno o un portoghese non avrebbero potuto girarlo, ovvio. Nemmeno un italiano, o un francese. Ma è questo il bello delle differenze tra cinemi e cinemi, secondo me. Il film non è un western, non è un thriller e non è un poliziesco. C’è sangue, un po’, ma non è splatter. Questo lo dico per tutti quegli imbecilli che sui forum di cinema straparlano senza sapere una ceppa di quello che gli esce dalla bocca e dicendo cose come “non ha una trama” (falso), “mi aspettavo un thriller e non lo è” (e allora? Io volevo essere più alta e non lo sono, mica me la prendo con mia madre), “non ho capito dove vuole andare a parare, il finale è in sospeso” (anche la bibbia lo è).

Le morti sono tante e tutte sono morti senza senso, inutili. Si ammazzano per droga e per soldi. L’unico personaggio buono, ma anche lui annichilito e sfiduciato, è lo sceriffo che chiuderà tra l’altro il film con un bel monologo a tema onirico.
Poi, c’è un sacco anche l’ironia dei fratelli Coen: a volte mentre si ammazzano tu ridi, spesso perché il dialogo che precede l’ammazzamento è surreale o perché ti concentri ancora di più sui capelli di Bardem. E’ un film sul cinismo ma anche sulla stupidità della violenza ma anche sul nonsense della vita.
Bardem, gran pezzo di uomo (a parte i capelli dico), è andato agli oscar accompagnato dalla mammina. Questo sapete che su una donna ha un effetto di stravolgimento romonale e tutti gli ormoni gridano: fatti fecondare da lui è un brav'uomo. Però poi ho scoperto che se la fa con Piccolo Topo Penelope Cruz, e questo non va affatto bene. Comunque, ma che vi devo dire: questa non è una recinzione ma un sospiro soddisfatto. Andatelo a vedere, poi esprimetevi. Se qualcuno lo ha visto e lo ha trovato riprovevole può anche discuterne con me nei commenti, non cercherò di convincerlo del contrario o di estorcergli con la forza l'indirizzo di casa per andarlo poi a picchiare di notte.

Voto: tre stellette.

Questa settimana rivedo Fargo, per forza.
Ho ricominciato a studiare per un esame, non ne ho voglia e ogni volta mi addormento (argomento: la resistenza dei greci ai romani)(ora mi capite, vè?)(a me questa nuova laurea non mi convince)(già?)(sì).

 

 

               

   


In alto, Bardem con la madre che si vede benissimo è una donna crudele che odia tutte le nuore.


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Gnegnet ha perso tempo alle 02:18 di lunedì, 10 marzo 2008
   

Esprimi un desiderio

Giuliano Ferrara continua a stracciare le palle con la sua lista prolife senza senso e fastidiosa. Presto Dio lo punirà. Aiutalo a decidere la pena da infliggere al ciccione testa di cazzo. Cosa desideri?

la caduta dei testicoli nel caffellatte la mattina
che rimanga incinto di uno sconosciuto in un discopub
che un medico proctologo donna che in passato ha abortito lo riconosca durante una visita di controllo e gli faccia tanto tanto male
che si strozzi mentre mangia un bombolone alla crema
che gli attacchino alla gamba un embrione per nove mesi
è già tanto sfortunato di suo, non voglio infierire
  Current Results






Ecco a voi, femminucce ma anche maschietti cari, un bell’articolo che senza fronzoli ci spiega perché – per la salute delle donne - la cultura laica e relativista è bene e quella religiosa e conservatrice (soprattutto se ferma al medioevo. Non che sia possibile altro periodo storico, eh) è male. Ci sono anche dei numeri che rendono il tutto più serio. Per ora quindi vi beccate il mio rigurgito femminista, che per me avrei anche messo nel cassetto ma il puzzo di medioevo non me lo permette (ultima cosa: io poi penso che dell’aborto la gente ne abbia piene le palle e forse stia anche più avanti di quanto si creda, e sappiamo tutti che l’argomento in campagna elettorale è usato male perché suscita scalpore e titoli di giornali, però vabbè, meglio sempre non far finta di niente, no?).

 

Sul The Guardian (Gran Bretagna), George Monbiot dice la sua (alcuni passi)(è lungo lo so ma leggetelo, sgualdrini):

 

Nella storia della maggior parte dei paesi, l’arrivo della medicina moderna coincide con una fase in cui la diffusione della contraccezione e quella dell’aborto aumentano simultaneamente. Secondo i cristiani fondamentalisti, le due tendenze sono legate e vanno imputate a quella che il papa definisce “cultura laica e relativista”. In realtà è il segno di una transizione demografica.

Via via che le società diventano più ricche, le donne hanno più opportunità e preferiscono famiglie meno numerose. Nei primi anni della transizione, spesso i contraccettivi sono difficili da trovare e poco conosciuti, perciò le donne usano l’aborto per limitare il numero dei figli. Tuttavia […] quando il tasso di natalità si stabilizza, l’uso del contraccettivo continua ad aumentare mentre il ricorso all’aborto diminuisce. […] Uno studio pubblicato su The Lancet rivela che tra il 1995 e il 2003 il tasso mondiale di aborto indotto è sceso da 35 donne su mille all’anno a 29 donne su mille. Questo periodo coincide con la diffusione della “cultura laica globalizzata”, di cui parla il papa. Se si osservano i dati nel dettaglio, risulta che (con l’eccezione dell’ Unione Sovietica) l’incidenza dell’aborto è maggiore nelle società conservatrici e religiose. Nelle nazioni laiche dell’Europa occidentale il tasso medio è di 12 aborti su mille donne. Nei paesi più religiosi d’Europa meridionale è di 18 su mille.

Negli Stati Uniti, dove si frequenta molto la chiesa, ci sono 23 aborti ogni mille donne, il tasso più alto del mondo ricco. In America Centrale e in Sudamerica, dove la chiesa cattolica ha un gran seguito, i tassi sono rispettivamente di 25 e 33. Nelle società conservatrici dell’Africa orientale si arriva a 39. […] I dati riflettono anche cambiamenti demografici regionali. […] I tassi più alti di tutti – 44 su mille – sono dell’ex Unione Sovietica. Sotto il comunismo era quasi impossibile trovare contraccettivi. […] In Europa Occidentale c’è stato un lieve aumento degli aborti attribuito dal Guttmacher Institute americano “all’immigrazione di persone che conoscono poco i metodi contraccettivi". La spiegazione, in altri termini, è logica: più contraccezione meno aborti.

Clandestinità

[…] Un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2007 dimostra che quasi la metà degli aborti mondiali non è autorizzata né sicura. In Africa orientale e in America latina, dove i conservatori religiosi fanno in modo che l’interruzione di gravidanza rimanga illegale, gli aborti clandestini sono quasi la totalità. Tra i metodi usati ci sono l’ingestione di trementina o candeggina, l’inserimento di bastoncini o grucce per abiti nell’utero e le percosse all’addome, che spesso causano la rottura dell’utero e la morte della donna. Ogni anno muoiono di aborto illegale tra le 65.000 e le 70.000 donne, mentre 5 milioni hanno gravi complicazioni.

[…] Quando il papa dice ai vescovi del Kenya di difendere i valori della famiglia “a tutti i costi” contro chi offre aborti sicuri, o quando va in Brasile per denunciare il programma di contraccezione del governo, condanna a morte le donne. Quando G. Bush nega gli aiuti dell’Onu agli enti che promuovono aborti sicuri, fa paradossalmente in modo che i contraccettivi siano sostituiti dal feticidio clandestino. Queste persone diffondono miseria, malattia e morte. E sostengono di essere per la vita.

 

 

Ariupdate: telepatia!



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Gnegnet ha perso tempo alle 22:48 di giovedì, 06 marzo 2008

Mancano otto minuti alla fine di questa giornata piena di pony buste da lettera email caffè manoscritto battute cartellina figura sigaretta dhl timbro ricevuta e fattura, e io siccome ho deciso di farmi dimmale seriamente ora recingerò Caos Calmo. Posso farlo perché sto usufruendo del computer con lo schermo verso il muro, perché l’altro è il computer per le cose serie perché quelli che passano lo vedono tutti. Come l’amico di mio padre all’università che aveva due libretti per gli esami, uno per i genitori (pieno) e uno per lui (vuoto). Che cazzo c’entra? nulla. Ma proseguiamo.
MM.
Allora devo dire però prima che magari qualcuno fracassi i maroni che non ho letto il libro. Quindi, vi parlo del film come se il libro non esistesse. Sì, lo so che è tutto tratto da una cosa già esistente ma tanto si sa che i film sono un’altra cosa, e questa come giustificazione credo che vada più che bene (ecco, ci metto anche un timbro e chiamo il pony, va).

Caos Calmo, come direbbe la Bignardi su Vanity o la Palombelli su non so dove, da Mentana magari – poi un giorno vi dico cosa ne penso della Palombelli -  è un film che parla di come il dolore possa affrontarsi col silenzio. Questo è in estrema sintesi, una sintesi che umilmente definisco però completa, il succo del film. Infatti a Nanni Moretti, che non è Michele Apicella e che risulta leggermente meno psicopatico (ma poco di meno eh), gli decede la moglie malata e lui rimane solo con questa bambina bionda molto intelligente e con gli occhi svegli. Nanni rimane spiazzato e a bocca aperta, ma non fa scene tragiche, non si strappa i capelli e non chiede aiuto. Inizia a fare delle liste, inizia a non andare più in ufficio e a passare il tempo nel parchetto sotto la scuola della figlia. E lì incontra gli amici e guarda le ragazze e parla coi parenti e riceve colleghi di ufficio e clienti vari.
Ora.
Devo continuare?
Volete sapere come finisce?
Niente. La figlia gli dice papà non puoi vivere nel parchetto sotto scuola che ci facciamo tutti e due la figura dei babbei, e lui allora torna a casa. Ma nel mentre conosciamo suo fratello, un Alessandro Gassmann più dentone e abbronzato e molesto che mai, e Isabella Ferrari con cui Nanni farà delle sconcezze.
Esatto. Questo è il film di cui hanno parlato e riparlato tutti i giornali e le televisioni a causa di un tre minuti di scene di porcherie. Naturalmente dirò la mia: mai, mai e dico mai fidarsi del tanto parlare su un film prima che esca il film. Non è sciatta dietrologia, ve lo assicuro, ma se un poco conosci il mondo della pubblicità capisci che evidentemente si sta facendo chiacchiericcio preventivo su un prodotto che  ha bisogno di una spintarella. Infatti, il prodotto in questione non è male, giammai, è tollerabile e a tratti piacevole, ma non so perché uscita dal cinema ho avuto come la sensazione che al cinema sì, ok, ma in seconda serata su canale cinque ancora meglio. Nel senso che filmetto casalingo esso è. E poi vi invito tutti a ragionare su una cosa: vi è mai capitato, durante la vostra vita intensissima, di aver sentito parlare tanto di una cosa che po s'è rivelata meravigliosa? io no. Nessuno per esempio mi aveva avvertito della bontà delle vigorsol alla liquirizia, l'hom dovuto scoprire da sola. Ma anche dei chicchi di caffè ricoperti di cioccolato del discount, l'ho scoperto da sola grazie al passaparola.
Inoltre, temo che senza Moretti, Orlando, Golino e Polansky sarebbe stato un film molto molto più vuoto. Ed è vero che un film lo fanno gli attori, ma anche il regista porco demonio ha la sua parte, io dico.

Ah, ma che volete sapè la scena sozza, voi?

Ve la dico.

Si vede il culo di Moretti, poi si vedono le tette della Ferrari, poi se vede un po’ anche la mutanda di Moretti e un po’ di culo della ferrari, poi si sentono rimori di sciaf sciaf e pant pant e poi io ho guardato il pacco di pop corn e mi sono persa dieci secondi buoni.
La cosa che più mi ha colpito è stato il parco in cui Nanni vive per tutto il film. Ho cercato su gugol, è a San Saba a Roma, ci voglio andare a San Saba non ci sono mai stata e pare sia un bel quartiere.

 

voto: una e tre quarti.

 

Spinaceto, un quartiere costruito di recente. Viene sempre inserito nei discorsi per parlarne male: "Ma qui mica siamo a Spinaceto!", "Ma dove abiti, a Spinaceto?”
Poi mi ricordo che un giorno ho letto anche un soggetto che si chiamava “
Fuga da Spinaceto”; parlava di un ragazzo che scappava da quel quartiere, scappava di casa e non tornava mai più. E allora andiamolo vedere Spinaceto! ... Spinaceto, pensavo peggio. Non è niente male."

Nanni Moretti, Caro Diario

                     


                   In alto, Moretti e Ferrari ridono di noi. Non con noi.


 


 


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