Sono bloccata qui al lavoro da un ritardo di circa due ore – ma che vuoi che sia, tanto io non ho nulla da fare.
Invece oggi mi ero ripromessa di studiare il meraviglioso tomo Edilizia nell’antichità, che mi trascino dietro da circa un lustro e che mi suscita un mix di orticaria, vomito, senso di inadeguatezza e sindrome premestruale tutto insieme. Sta lì, mi guarda, con la copertina rosa scelta apposta per alleggerire un argomento che se inizialmente può anche sembrare interessante, finisce per inaridirti. Mi inaridisco.
Poi c’è questa storia della scelta estrema (esagero per spaventarmi da sola) che a novembre dovrò compiere,e capitemi, mi perseguita da mane a sera e anche un po’ la notte. Poi dici che sono lagnosa, eh, ma certo che lo sono, guarda questa sedia nera com’è ricoperta da peli di gatto. Mi si infilano nel naso. L’arsenale di spazzole è evidentemente inadeguato, e la mia proposta di tosare i due felini e utilizzare i peli per comode sciarpette è stata respinta. Solo perché sono io, perché se erano dolce e gabbana adavede te la moda che lanciavo.
Sì, nelle attese scrivo cagate.
(eh, invece le altre volte certe pagine di alta letteratura che calvino non sei nessuno)
Non è giusto, brutti stronzi, mi dicono che a Londra fa freddo, che c’è gente che vuole accendere i termosifoni. Morite. Male.
Lo so che non si doveva parlare del clima (in base al regolamento dell’estate tra l’altro fatto da me), ma faccio come mi pare, qui (e anche altrove, effettivamente) quindi ciccia, io dico che voglio essere teletrasportata in Groenlandia e nessuno può dirmi niente. E mio padre, tra le altre cose, è anche più ricco del tuo. Làllàllàllà non ti sento non ti sento.
Sì, stamattina ero nervosa, perché dopodomani ho un altro minchiaddio di esame e basta, non se ne può più, ma cos’è che dovete ancora esaminare, cos’è? Cosa vi devo dimostrare, tutto vi ho dato, tutto. Sudare sangue, mi fate.
Ma sto meglio, da qualche ora. Mi sento meglio. Da quando Paris Hilton è uscita dal carcere mi rendo conto di aver riacquistato il sorriso. Come potevo pensarla lì, tutta sola, senza acetone per le unghie, in una cella zozza e senza quel rognoso cagnolino al suo fianco? Come? Sono stati giorni di ansia, lo ammetto.
Paris, aspettiamo tutti fiduciosi un nuovo video porno. Su, prima che te rimettono ar gabbio, dai.
Ps: un consiglio da amica: più pathos.
O Volpe, dove sei, qui ci manchi.
Ormai faccio cose come passare sotto casa tua e sospirare guardando il tuo portone. Non discuto più con nessuno delle mirabolanti avventure di Un posto al sole. Lo sai che a Silvia l’hanno menata?secondo me hanno fatto bene; poi tu la pensi come me: è un personaggio vuoto e futile e deve morì.
Poi adesso dalla Spagna non mi mandi più i messaggi di una riga con su scritto Ti amo ti amo, eppure siamo entrambe vodafone. Forse qualche altra donna mi ha sostituito? Forse le spagnole son più belle di me? Non credo, non credo proprio.
Io faccio cose e vedo gente, e spesso penso a te.
Tears.
Mi addormento alle tre. Alle sette e dieci suona la sveglia. Eh, nemmeno la commento, questa parte. Sorvoliamo.
Guido a occhi chiusi e ai semafori mi accascio trasversalmente sul sedile vicino.
No, non descriverò nel dettaglio il mio stato fisico.
Quello mentale era il solito, aggravato dalla stanchezza. Mi veniva da vomitare. Nemmeno il caffè, nemmeno un momento per pensare alla fame nel mondo.
Per cui quando l’inglesina con fare impacciato mi ha detto troppo velocemente in lingua anglosassone che non mangiava i cornetti che le avevo portato perché era vegetariana e nei croissant ci sono i grassi animali, io ho fatto una faccia disgustata e ho esclamato con orrore oh my god, oh my god. Poi tutto un teatrino: scuotevo la testa, dicevo eh pensa che schifo, mi spiace veramente, uh uh, ih ih, oh my god.
Perché da povera stronza quale sono, io avevo capito che la signorina non aveva mangiato i cornetti perché dentro ci aveva trovato degli animaletti.
Ma che vuoi che sia, il curriculum al circo togni l’ho già inviato, che me frega.
Il giorno prima dell’esame
Ore 16.02 – Mi accordo di non aver mai acquistato, né tantomeno studiato, il primo libro della lista. Effettivamente avevo iniziato a leggere i libri in lista partendo dall’ultimo, che era numerato a matita da me come 1. Perché? Aahahah.Boh.
Ore 16.03 fino alle 16.30 – Disperazione. Cristo è chiamato in causa svariate volte. Ricerca del libro su internet. Il libro è di circa 250 pagine, parla della storia dell’estetica del paesaggio, io questo libro non ce l’ho, io questo libro lo devo andare a comprare e me lo devo studiare. Arriva il momento della scelta. O mandi tutto a fanculo e vai a mangiare la porchetta ad ariccia, oppure inizi a preparare la macchinetta del caffè, quella da 34 persone.
Ore 16.45 - Sono in libreria. Il commesso è lento. Sento il ticchettare dell’orologio, tutti mi sembrano lenti, tutti si muovono al rallentatore, tutti perdono tempo, tutti mi intralciano la strada. Quando la cassiera mi chiede se ho la tessera feltrinelli, così mi aggiunge i punti, solo per un pelo non le spacco i denti con la macchinetta del bancomat.
Ore 17.00 – Sono a casa. Preparazione della battaglia: un pacchetto di sigarette, un bicchiere di acqua, un posacenere, un pacchetto di caramelle, cellulare spento, matita evidenziatore post it. Mia sorella intona un canto di morte, mia madre si fa il segno della croce, mio padre pensa bene di raccontarmi una barzelletta di Proietti e ridere sguaiatamente mentre io lo osservo da sopra gli occhiali.
Ore 22.00 – Mi inizio ad ingobbire. Ho le allucinazioni: Adorno mi compare in salotto. Sfoglia svogliatamente vanity fair, soffermandosi sulla sezione gossip, e mi dice che secondo lui chanel, per una bambina, è un bel nome e non capisce questa acredine nei confronti di Totti. Concordo.
Ore 2.00 – Anche Adorno non je la fa più. Io faccio training ed esercizi di respirazione. Ogni tanto mi trovo una sigaretta accesa nelle orecchie, o nel naso. Raggiungo il nirvana.
Solo autoconvindemi che so tutto di estetica posso andare a dormire. Vado a dormire.
Il giorno dell’esame
“Beh, sì, ecco vede, l’ente vivente, che per comodità chiameremo rocco, facilmente tende a scappellarsi, per non parlare della fatica dell’incrudimento affastagliato, che a livello ontologico, me lo lasci dire, non riesce a trovare, in Italia, una teoria che gli renda giustizia.”
“Ma lo sa che le dico, che lei questo libro l’ha proprio assimilato. E io le metto 30!”
“Grazie, grazie”
Ma andatevene un po’ tutti affanculo.
Adorno, tu vieni con me che ti spiego vallettopoli, e il concetto di rocco.
In basso, Adorno si gratta le palle mentre io cerco di capire la differenza tra natura naturans e natura naturata.


Da piccola ero molto lagnosa. Non andavo mai con gli estranei, stavo sempre appiccicata a mammà, ero poco autonoma, piangevo se mia madre si allontanava anche solo per 3 secondi e quando tornava l’ansia non passava. Ero un dito al culo, come dicono i pediatri a Oxford. Secondo le teorie sull’attaccamento adulto-bambino (la relazione che si stabilisce tra il bambino, già nei primi mesi di vita, e la figura principale che lo accudisce), io ho avuto un attaccamento insicuro- ambivalente, che pare interessi una minoranza di bambini italiani ma un fottio di giapponesi e israeliani. Questo non so cosa significhi, ma faceva folklore.
Nel caso dell’attaccamento insicuro- ambivalente, il bambino non trova una base sicura nella figura adulta prescelta (la madre, nella maggior parte dei casi), e quindi non si tranquillizza e non si consola con la sua presenza, prova un disagio molto forte durante le separazioni, ha minore capacità e interesse nell’esplorare l’ambiente esterno e si concentra fortemente sulla relazione con l’adulto. Le manifestazioni di attaccamento del bambino, inoltre, spesso caratterizzate da rabbia e passività, non si placano nemmeno dopo il raggiungimento dello scopo delle manifestazioni (la presenza dell’adulto).
Quindi: mamma ti prego non mi lasciare sola, mio dio morirò, ah adesso sei tornata ma comunque non è che mi fido più di tanto.
Certo, quello che mi piacerebbe sapere è come l’esito dell’attaccamento influisca sulla vita adulta, soprattutto di coppia, del bambino. In teoria, credo che anche da adulto un bambino del genere continui a ricercare spasmodicamente la presenza dell’altro, i segnali della suo affetto e della sua capacità di trasmettere senso di sicurezza, ma nello stesso tempo percepisca la separazione come esito naturale e inevitabile del rapporto e il bene che riceve come immeritato. Forse è più incapace di stabilire relazioni sicure perché non ha una percezione chiara del suo ruolo e di quello che può/deve ricevere e può/deve dare.
Mi devo trovare uno che ha invece portato a buon fine il processo di attaccamento?
Mi stai dicendo questo, oh vacuo mondo della psicologia?
Non so se si nota che pur di non studiare i pronaI e i cocci (Green, studio economia e commercio, io) mi metto a leggere cose improbabili che non c’entrano una fava. Qualcuno mi abbatta violentemente, ma senza allontanarsi, che poi piango.
Questo post si autodistruggerà entro due ore.
Sciao.
E mi chiedevo, mentre cercavo di uscire da un parcheggio a spina facilissimo, perché cazzo continuassi a sbattere violentemente con il muso della macchina al culo della macchina vicina. Però siccome ero concentrata nell’ascolto di un simpaticissimo programma radiofonico, e avevo sul groppone numero due bottiglie di vermentino, che con le patatine, lo ricordo, ce sta sempre bene, non mi concentravo più di tanto sul concetto di destra sinistra, sterzare, etc. Dopo 15 minuti ho preso seriamente in considerazione l’idea di spegnere tutto – sigarette ci sono, bottiglia d’acqua anche, coperta nel portabagagli pure – e sdraiarmi sul sedile posteriore. Ma anche stasera ho visto un film di paura, e non mi ha retto. Sicuro lo Strangolatore di Ragazze Inesperte alla Guida era lì dietro l’angolo, e sogghignava soddisfatto. Maledetto.

Sono qui - e me ne bullo - ma invece dovrei:
- Lavare i piatti del pranzo. Durante tale pranzo, ho allietato il mio ospite con dei ravioli al burro duri e aperti, gustosissimi, senza sale perché durante la cottura raccontavo storie avvincenti, e delle nocciole che per cause ancora sconosciute lasciano del nero sulle mani. Mio padre le spaccia per robe esotiche, secondo me le ha trovate l’altro giorno pulendo la canna fumaria.
- Ordinare delle pizzette via telefono. Io non mi so regolare con la quantità di cibi come rustici o salatini: una persona sana di mente e buongustaia ne mangia, minimo, uno due chili senza problemi (ho preso spunto da me, in effetti). Quindi, ho fatto i miei calcoli, che mi sembrano realistici, devo ordinare cento chili di pizzette. Ok, ci sono.
- Finire la tesi. Ecco, questa è roba serissima. Io quando decido di scrivere la tesi, apro il file capitolo3.doc sull’annoso e sentito problema del pronaos sì ellenistico, ma di età repubblicana (dal titolo temporaneo: Faide interne di cui nessuno sentiva il bisogno: un’analisi ipocrita che mette d’accordo un po’ tutti ), poi guardo con occhio lascivo il file bibliografia.doc, lo apro, e inizio a perdere dalle tre alle quattro ore solo per decidere che metodo utilizzare per la bibliografia: scrivo prima il nome, in maiuscoletto, e il nome puntato? O il nome per esteso, metti che esiste più di una persona con cognome Osberdert e nome che inizia per H? Non saprei.
- Studiare per l’esame (sempre più vicino, sempre più vicino) la nascita del quartiere Esquilino a Roma. La storia in soldoni è questa: alla fine del 1800 si tenta di trasformare Roma dal paese medievale che era in capitale d’Italia. All’inizio fanno gli sboroni: ah, un tridente qui, il vittoriano lì, qui mi ci lasci sei km² di spazio verde, villa Taldetali ti pare che la sventri, è del 1500, l’area intorno alla stazione termini tutta libera la voglio eh. Poi si rendono conto che più costruisci e più guadagni, e quindi tadaaaaaa, daje de palazzoni, daje de asfalto, e per favore villa montalto me la abbatti, grazie. Allora come oggi, palazzinaro way of life.
E stasera, evviva, vado a lavorare alle 23.30. Noi donne moderne abbiamo questi orari.
( No, non sulla Salaria).
Oggi mi sento strana, fuori tempo, fuori fase, sempre un po' prima o tre minuti in ritardo.
La mia colonna sonora del giorno + video, pertanto, sarà questa. Tra l'altro, una delle canzoni che mi mettono più tristezza nella storia della musica)(sì, perchè secondo me questa è una rispettabilissima canzone, per i contenuti ed il messaggio).
Ma una cosa meno schifosa non esiste, cacchio? Come si trasportano delle feci in macchina? E se mi fermano per un controllo? E se le dimentico sul sedile? Scenari apocalittici.
Aborto, eutanasia, testamento biologico, vivisezione, il diritto di maria de filippi alla vita, sono questioni etiche di difficile risoluzione e al centro di infiniti dibattiti. Anche il mio diritto di non accogliere il prete che vuole bagnare di acqua santa i divani è una cosa che da quando ho 14 anni viene dibattuta durante tavole rotonde che pochi giorni prima dell’avvenimento si tengono in casa mia. Partecipanti al dibattito: io, mia madre, mia sorella, mio padre.
La questione:
il prete del quartiere passa per benedire le case dei fedeli. Ti spruzza l’acqua, ti regala il santino, poi subito dopo pretende dei soldi in cambio del santino. Nel mezzo, due tre preghiere, una battuta su qualcosa tipo la pianta all’ingresso, gossip sull’ultima processione, e un’alitata mortale.
Il dilemma etico:
io sono atea.
Mia madre dice di essere cattolica (no, non la apro la parentesi su cosa significhi essere cattolici). Mio padre qualsiasi cosa gli chiedi ti dice che è anarchico (non conta).
Mia sorella si professa atea, ma soprattutto si rifiuta categoricamente di dare due euro a don Antonio.La casa è di proprietà dei miei, e quindi anche di mia madre. Anche quando lei non c’è, pretende che la casa venga benedetta (consentitemi l’uso di tali barbare parole)(sì, sono molto rispettosa, lo so).Io, però, mi rifiuto di partecipare alla farsa. Se in quel momento in casa ci sono solo io, non faccio mai entrare don Antonio. Mia madre non accetta la cosa.
Le soluzioni:
1) Faccio entrare il prete. Farlo entrare non significa necessariamente partecipare al rito religioso, e rispetto la volontà di mia madre rendendola felice.
2) Non lo faccio entrare. Se mia madre vuole essere spruzzata di acqua santa, si prende un giorno di ferie dal lavoro e si occupa lei del problema.
3) Non lo faccio entrare però poi mento e dico a mia madre che la casa, uh guarda, adesso sta apposto. Siccome il gesto della benedizione non significa nulla, e nella pratica non ha nessun tipo di conseguenza, la sua effettiva realizzazione è irrilevante. Per mia madre però sapere che è stato compiuto conta. Quindi mento.
Sono molto scissa. Mentre mi struggo, vado a farmi una falanghina, che aiuta molto.
Partecipate numerosi al dibattito.
Anche Ruini se vuole eh.