Gnegnet ha perso tempo alle 22:09 di mercoledì, 30 maggio 2007

(Leggo “Storia dei costumi sessuali” e vi attacco questa bella pippa).

 

La questione è: quando l’uomo ha capito che l’atto sessuale era la causa della gravidanza e che il suo ruolo nella procreazione era, ecco, diciamo fondamentale? L’ipotesi dell’autrice è che durante il paleolitico l’uomo e la donna non avessero ben chiare le loro funzione biologiche, anzi, proprio non vi si interrogassero; i rapporti sessuali erano promiscui, le donne sempre panciute. La gravidanza era vista come un affare di stretta competenza della donna che se la cantava e se la suonava da sola. Ogni tanto alle femmine cresceva la pansa, ogni tanto usciva fuori qualche figlio, ma il tutto veniva visto come qualcosa di inevitabile e naturale e nessuno si chiedeva niente.

 L’atto sessuale era di conseguenza concepito come puro divertimento e  basta (bella regà). Si era come nella casa delle libertà: tutti con tutti, quando ti pare, accomodati pure non c'è problema, ecco ti presento mia figlia.Tutti facevano come cazzo glie pareva. Ed erano anche molto amici degli animali eh. Molto molto.

Durante il neolitico, invece (rivoluzione tecnologica, nascita di villaggi stabili, agricoltura, blablabla):

 

    1)      il cambiamento dell’assetto sociale e la rivoluzione agricola portano più tempo libero

 

    2)      l’uomo pastore inizia ad addomesticare le capre e le pecore e si accorge che senza montone niente latte e niente figliata

 

Così, l’uomo inizia ad interrogarsi e a capire la connessione tra il buon vecchio su e giù e i 25 figli che ogni famiglia sfornava ogni anno.

Questo mi ha fatto molto pensare. Aldilà della plausibilità dell’ipotesi di tale Tannahill, che chi l’ha mai coperta, ma magari ci capisce eh, ho iniziato a pensare alle donne del paleolitico. Tra l’uomo e la donna la condizione era forse più paritaria di quanto si possa pensare, perché tutto il gruppo doveva preoccuparsi di cacciare e difendersi e cucire le pelli e scappare etc etc etc; però queste poverette sì partecipavano anch’esse con gaudio alle ammucchiate, ma  nessuno si preoccupava di stare attento. Non che invece, chessò, Nerone fosse particolarmente premuroso con le sue concubine, però che cazzo, essere all’oscuro del meccanismo deve essere tremendo.

 

Comunque se vi può interessare, più avanti iniziano a farsi furbi e a mettere in pratica sistemi di controllo delle nascite (a parte il caro vecchio infanticidio, noto a tutti, dagli scimpanzé ai cinesi).

E siccome questo è anche un blog di servizio, ho qualche buona ricetta da dare alle pupe qui in ascolto (no, mamma, tu puoi anche lasciar stare):

 

-         Gli Egizi (nel papiro di Kahun, che era come il calendario di frate indovino ma più al passo coi tempi) consigliano lo sterco di coccodrillo mischiato alla gomma di auyut (?)da inserire nella vagina a mo’ di tampone. Loro dicevano servisse per impedire che il liquido seminale penetrasse nell’utero, io invece molto più semplicemente penso che se ti infili cacca di coccodrillo nella patata nessun uomo ti toccherà mai nemmeno con un bastone.

 

-         Oppure potete fare dei suffumigi alla vagina con una sostanza chiamata mimi (reperibile in ogni farmacia che si rispetti) e nei quattro giorni successivi bere un mischione di birra dolce ed erbe varie, che non è detto evitiate la gravidanza ma se siete stitiche è una mano santa.

 

Comunque, se vi può consolare, il salto della quaglia è da sempre, ovviamente, il metodo contraccettivo più applicato (sìsì, lo so, non è proprio un metodo contraccettivo, ma famo a capisse). Gli ebrei non potevano disperdere il seme, pena le pene di Onan, quindi niente da fare. In alternativa, le donne dopo il rapporto potevano saltellare per cercare di espellere il seme. Quando si dice la modernità.

Ma io vi dico, care amiche, che se fossi stata, chessò, la schiava di Tutankamon, non è che me sarei fidata più de tanto.

Evviva la pillola, dai

(e rigurgito femminista sia).

 

(ma tipo esisteva una Natalia Aspesi per le giovani donne del 1800 a.C.?

Cara Natalia, oggi ho nuovamente partorito nonostante sei ore prima del rapporto mi sia spalmata i gomiti con quella crema di foca consigliatami…”).

                                                  

 

...continua?


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Gnegnet ha perso tempo alle 15:48 di martedì, 29 maggio 2007

In questi giorni di facciamo finta che è estate invece se metti i sandali muori assiderato, nuovi dubbi hanno fatto capoccella. Cerco di neutralizzarli costruendomi ogni giorno piccole certezze che ripongo in un cestino da me all’uopo predisposto, che sopra ha una targhetta con scritto: certezze miserabili per far fronte ai momenti di dubbio profondo. Ad esempio, in questo cestino la scorsa settimana ho messo: il ciocorì non mi piace. Per me è sempre stato un grave dilemma; per anni ho mangiato ciocorì passivamente, con fare interdetto, appuntandomi le sensazioni. Mi fa schifo? Lo apprezzo? Perché subito dopo non sento il bisogno di mangiarne altri 68 come suggerito da tutti i manuali del vero mangiatore di porcate? Niente, alla fine è nata questa piccola certezza che coccolo molto e che ho già utilizzato un paio di volte superando con fare tronfio il reparto ciocorì del supermercato di via Isonzo. Un’altra certezza acquisita riguarda gli alcolici; l’amaro del capo mi fa schifo, è inutile che mi dite mmm che buono che è l’amaro del capo!no. Mi fa schifo. E anche questa certezza sembra così, di primo acchito, molto molto inutile, invece non sapete le volte che nell’arco di una serata a me sembra l’unica certezza che ho. (“Ti posso offrire l’amaro del capo?no, grazie, non mi piace. Neanche se accompagnato da un ciocorì?ah, no, figurati, se poi c’è il ciocorì”. E in un attimo riesco a dare l’impressione di una donna che sa quello che vuole).

 

Poi ci sarebbero i nuovi dubbi. I nuovi dubbi non sono mica figli di amari e di ciocorì. Ancora non hanno il loro cestino delle certezze perchè non ho risolto proprio un bel niente. Cosa devo fare, io, della mia vita? Un po’ lo saprei, un po’, per favore, mi incarti due etti di coraggio.


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Gnegnet ha perso tempo alle 12:36 di venerdì, 25 maggio 2007

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Gnegnet ha perso tempo alle 19:31 di martedì, 22 maggio 2007

                                                  

                                         

La “Vai a lavorare, barbona! Editrice Giochi” presenta il gioco dell’estate 2007 più amato dai ggiovani borghesi annoiati.

 

Ingredienti (min. 2 persone)

 

- un’autovettura (con benzina)

- un dado

- un tuttocittà

- spirito da turista q.b.

- tempo da buttare q.b.

 

Preparazione

Aprire il tuttocittà. Lanciare due volte il dado, preferibilmente prima per le decine poi per le unità. Ottenuto il numero, controllare a quale tavola del tuttocittà corrisponde. Se il numero è più alto del numero dell’ultima tavola, naturalmente si può ritirare. Recarsi nel luogo che il destino  ha indicato con spirito da turista. Se è in periferia inoltrata o dall’altra parte della città, è ancora più bello. Anche se esce l’aeroporto, o una frazione fuori dal raccordo, o per sbaglio stai consultando il tuttocittà di Venezia e abiti a Roma, anche se esce tav. 65 (Casetta Mattei - Corviale) (un nome a caso eh, mica perché è uscito a me), ormai hai tirato il dado. In nessun altro caso è permesso ritirare il dado: anche se esce il tuo quartiere natio, devi esplorarlo per bene, tanto c’è sempre qualcosa che non hai mai notato.

 

Ieri per esempio tornando a casa ho visto una scritta sotto casa mia che non avevo mai letto:

Tanzia aggiotaggiami ¹.

Sale in classifica e doppia Ciampi vekkio kravattaro, scavalcando anche maledetto il demonio sulla saracinesca del kebabbaro e l’ormai decaduta business man, s.lorenzo²  nun ve vole, che però conserva un posto nel mio quore soprattutto per l’errore di grammatica.

 

¹ special thanks to: N. che me l’ha indicata

 

² nome del quartiere

 

ps: mo basta, ci vediamo tra sette e dico sette giorni.


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Gnegnet ha perso tempo alle 18:52 di lunedì, 21 maggio 2007

Mia madre è partita.

Io e mio padre siamo rimasti soli, nel fine settimana. I segni inequivocabili dello sfacelo iniziano a palesarsi dalla colazione, quando la mia tazza rimane sul televisore e la tazzina del caffè di mio padre viene ritrovata, ore dopo, sulla mensola del bagno.

Verso le 12 mi attivo. Che faccio, pà, vado a fare la spesa?mio padre è sdraiato sul divano in stato di semincoscienza con un libro sulla pansa.Sì, va bene, ma compra cose utili. Manca lo zucchero, e il pomodoro in bottiglia.

Torno con un cetriolo e delle olive per fare l’insalata greca, sei/sette chili di cipolla fresca, due pacchetti di sigarette e la panna da montare (?). Niente zucchero. Durante il tragitto, si sfonda la busta del supermercato e mentre saluto la mia vicina di casa inciampo e bestemmio davanti al portiere che fa finta di niente,  però male.

A pranzo, scatta una discussione sull’acquisto della endemol da parte di mediaset. Decidiamo di comune accordo di non pagare più il canone e di trasferirci entro il 2009 in Norvegia.

Verso le 18, vedo il casco di mio padre poggiato momentaneamente sulla soglia della mia stanza. Vado per lamentarmi, però poi mi scordo perché vengo attratta da un film meraviglioso che il babbo sta guardando, dove campeggia la biancovestita  ferilli con le sue temibili poppe offensive. Ridiamo sguaiatamente per un paio di battutoni irripetibili a causa della loro bruttezza.

Verso le 19 il babbo capisce che deve riprendere la situazione in mano, e decide di uscire. Che dici, esco?e esci. Dove vado?ti serve qualcosa?uhm, no,veramente no. Va bene, allora vado in bici a prendere il gelato per la cena.

(Tre tartufi neri, due magnum, tre ghiaccioli).

Alle 20 chiama mia madre: qui è tutto bellissimo, mi raccomando, voglio la casa pulita quando torno!

Domenica mattina i vestiti vengono appallottolati sulla panca del corridoio, perché nel bidet non entrano più. Io faccio le mie cose. A cena, mio padre esce. Dove vai?boh, mi hanno invitato alla commemorazione di un ragazzo morto, ceno in un centro sociale. Fingo di non aver sentito, e sfoglio l’agenda alla ricerca di qualcuno che possa vendermi dell’eroina.

Mia sorella, intanto, inizia a sentire la mancanza di una figura matura e scartabella con faccia malinconica le foto dell’infanzia. Me ne porta un paio. In entrambe c’è solo mia madre. Ogni due ore, forse consapevole delle sue carenze di casalingo, mio padre chiede se a qualcuno servono soldi. Ti servono soldi?A qualcuno servono soldi?qui ci sono dei soldi, se vi servono. Ho messo cinquanta euro sul comò.

 

Quando da piccola mi chiedevano – come saggiamente consigliano di fare tutti i pedagoghi, tra l’altro – con quale genitore avrei voluto vivere in caso di divorzio violento senza accordo, io rispondevo, già sicura da allora, con papà, sognando rotolamenti nel fango e pranzi a base di coppa del nonno.


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Gnegnet ha perso tempo alle 19:55 di domenica, 20 maggio 2007

Quanto cazzo misura questo muro?

perchè non trovo la misura esatta?

che significa “3 metri circa”?

Circa non mi sta bene, voglio i centimetri, diolagnoso!

Che poi potrei anche inventarli.

3,26 m.

3,45?

3,15.

Che dire.

Un consiglio: non fatevi il bidet con un bagnoschiuma viola, ragazze.

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 22:21 di giovedì, 17 maggio 2007

Sì.

Grande come un cocomero grande.

 

                                              


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Gnegnet ha perso tempo alle 18:21 di mercoledì, 16 maggio 2007

Quando arriva la bella stagione e il clima mite io parlo nel sonno. Parlo nel sonno e mi alzo e faccio cose, che poi mi vengono riportate dai membri – rassegnati – della mia famiglia.

Tra le più memorabili, quella volta che a tredici anni nel sonno mi sono alzata dritta in piedi sul letto e puntando il dito verso la cyclette dove di solito mio nonno faceva i suoi inutili esercizi, ho cominciato ad urlare nonno ma che schifo sei tutto sudato scendi da lì (che poi era quello che pensavo anche da sveglia ogni volta che lo vedevo e non avevo mai avuto il coraggio di dire). Un’altra volta, già nell’età della ragione, ho bussato alla porta della camera da letto dei miei e chiesto con fare gentile se per favore potevano andarmi a comprare la cazzo di settimana enigmistica. 

Tralascio tutte le volte che mi sono risvegliata senza cuscino, senza coperte, senza un perché, sul divano della camera da pranzo dove evidentemente durante la notte mi ero andata ad arenare come una balena che vuole lasciarsi morire.

Lo scorso mese ho svegliato mia sorella perché tastavo rumorosamente il letto alla disperata ricerca di quel mucchio di serpenti aggrovigliati che non mi facevano dormire. Stupidi animali.

Ma a casa mia anche gli altri membri sono degli assi con i deliri e gli sproloqui.

Dai 37.5 in su di “febbre” il mio babbino inizia a straparlare che è un piacere. Nella itpareid delle stronzate dette da Papàgnegnet (qui in una diapositiva dove mostra già i primi segni dello squilibrio), rimane “chiudete la finestra che altrimenti escono i cavalli” dell’inverno 1997. E anche “portatela via di qua, mi vuole uccidere” riferito a mia nonna-sua suocera, che amorevolmente gli stava tastando la fronte.

 Mia sorella, invece, pronunciò in un delirio da scarlattina “datemi un pennarello che finisco di fare le righe al piumone!” con aria entusiastica. Tra l’altro  a causa di stupide questioni etiche mi hanno impedito di portarglielo e di filmare il tutto, se no adesso sai il bel link a youtube che ve mettevo rigà.

Mia madre è la più sobria, ma solo perché straparla anche senza febbre e sfoga così le sue fantasie.

Il dramma, belli miei, è quando dormi con qualcuno che non è della famiglia. Cioè, mia sorella ci passa sopra, ma dormire con un uomo e svegliarlo nel cuore della notte al grido di “datemi la citrosodina” o “ c’è un bradipo sotto il mio cuscino” potrebbe, a lungo termine, minare il rapporto.

    

         Il post finisce così. Sembra troncato di netto, ma è solo una vostra fallace impressione.

                                 

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 16:36 di martedì, 15 maggio 2007

Io vorrei essere come la nana cicciosa di Grey's anatomy, la Dr. Miranda Bailey.

Qui un suo profilo trovato in giro, profilo che, va detto, non le rende piena giustizia:

 

Detta "la Nazi", è una donna molto rude, poche parole e concise. È il medico che dirige gli studenti e con lei non si può sindacare molto, non si dimostra mai troppo sensibile ai problemi degli altri, forse perché è determinata a lasciare fuori dall'ospedale tutto quello che può distogliere l'attenzione sui doveri e sul lavoro. Schietta e preparata, spinge gli studenti ad oltrepassare i propri limiti, obbligandoli a capire che il lavoro necessita dedizione e sacrificio.

                                                        


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Gnegnet ha perso tempo alle 19:24 di domenica, 13 maggio 2007

Ci sono certe persone che quando le vedi ti mettono tranquillità. Non le senti per un po’, poi le risenti, e pensi sì, va bene, adesso ho la crisi isterica, oggi volevo dormire e invece ho dovuto accompagnare mia zia dal proctologo, ma c’è questa persona al mondo che mi mette l’allegria. L’allegria, non quella idiota e scivolosa, che dopo dieci minuti dai saluti già ti è scivolata tutta addosso a ha formato una pozzangheretta sporca ai tuoi piedi. L’allegria quella che la senti anche a km di distanza e che è sorretta da fili invisibili, tanti fili, come quelli per le canne da pesca, invisibili ma resistenti.  Io quando comunico l’allegria ci riesco, a volte. A volte meno, quando mi viene il momento autarchico e mi chiudo e mi metto a contare le righe della tenda del salotto mentre l’altro parla del suo datore di lavoro o del cancro della madre. Però ultimamente ho meno momenti autarchici, devo ammettere. L’embargo certe volte cessa, e mi metto a scambiare i sorrisi e le opinioni.

 

Poi diciamocelo, la verità è che questa foto qui sotto mi mette una tale angoscia che andava un po’ coperta con nuovi, utilissimi post.

Ah. Questo libro è un bel libro. E questo video, che non è un bel libro né tantomeno un bel video, ma solo la prova lampante che un cappello viola indossato con disinvoltura durante l’infanzia (abbinato alle sapienti cintate di papà) può arrecare serissimi danni in età adulta.


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Stai sempre a cianciare


!?!

Stavi sempre a cianciare


Linc

Altre baggianate

Cucù