In primavera anche io guardo le belle ragazze discinte che camminano per strada, lo ammetto.
Le ragazze non mi interessano, ma i ragazzi non si scoprono più di tanto, che li guardi a fare? Anzi, in realtà passo molto tempo a guardare i ragazzi che guardano le ragazze. Certe volte, le ragazze si accorgono che i ragazzi le guardano; altre no. Altre volte, i ragazzi si accorgono che li guardo mentre guardano le ragazze. Non vi dico che goduria quando le ragazze si accorgono che sto osservando i ragazzi che le guardano.
Inoltre, tutti per strada si scrutano, si mettono la lingua in bocca, si toccano, ridono. Vedo più donne gravide. Vedo più bocche sporche di gelato. Mi accorgo che, in fondo, l’inverno mi somiglia troppo, ho bisogno dell’estate.
Io. Mi sveglio alle 4 di notte con dolori uterini che quasi pensavo mi si fossero rotte le acque, così, a buffo, pur non essendo incinta. Cerco della morfina. Non c’è. Con una cannuccia succhio una tanica di aulin, che lentamente e con mia somma soddisfazione fa il suo dovere di aulin, cioè mi allevia il dolore e mi corrode le pareti dello stomaco. Poi, non contenta, mi metto a bollire dell’acqua per la borsa dell’acqua calda che uso per accelerare i tempi, metodo sconsigliatissimo dalla medicina tradizionale ma ancora in voga nei paesi montani calabresi e nelle campagne cinesi (saluti sparsi ai calabresi e ai cinesi). Mi metto a letto, sempre bestemmiando un po’ tutti per avermi fatto nascere non solo donna, ma anche dismenorroica. Mentre cerco di applicare quella cosa cretina del visualizzare il dolore come una palla al di fuori del tuo corpo, come una cosa fuori di te e non dentro di te, la borsa dell’acqua calda decide, dopo soli 25 anni di onoratissima carriera, di forarsi. Di ustionarmi. Di bagnare tutto il materasso. Il lenzuolo. Il piumone. Il mio pigiama. La madonna. Iddio. Tua nonna.
Una bella esperienza, stendere lenzuola alle 4.30 del mattino piegata in due dal nuovo dolore dell’ustione.
Omonima. Amica ballerina è in turnè a ballare, perché lei sì che è una vera donna che si muove sinuosa e grazie al suo corpo guadagna soldi, pur non avendo niente a che fare con papponi e clientele varie. Amica mi chiama da Reggio Calabria con voce impastata per raccontarmi che ieri durante le prove dello spettacolo ha pensato bene di catapultarsi nella buca dell’orchestra del teatro, profonda tre metri. Si è anche rigirata mentre volava, crollando su un fianco. Adesso è a letto in albergo - come le star decadute, come Moira Orfei nella sua roulotte- che beve succhini di frutta e legge articoli dello spettacolo su giornali di dubbia qualità come Chi, Ecco, Oggi, Dove, Perché, Maddechè.
Dice che proprio non vedeva l’ora di dirmelo, che già mentre volava fremeva per raccontarmelo, perché questo, pare, sia un episodio dei miei, che solo io posso capire, che solo io posso ascoltare annuendo partecipe.
Questo per dire che gli amici no, non si scelgono a caso.
Il 25% delle donne avverte sintomi premestruali di moderata o grave entità, più frequenti in quelle con maggiore sensibilità emotiva.
-Autore wikipediano-
Queste poche righe di premessa erano d’obbligo. Non le commenterò, oh no, ma le sento molto mie in questi giorni. Poi. Un simpaticissimo lettore di questo blog, che per rispetto della sua praivasi lasceremo anonimo (nono, non è Junior, niente affatto) dice che questo blog è cesso e mortaccino. Io nonostante in genere non sia d’accordo con persone più stupide di me, mi duole ammetterlo, questa volta annuisco. Lo confermo. Ma è arrivata l’estate. Gli ormoni. Gli impegni. Seguo tutto il giorno le elezioni presidenziali francesi. Mi sono interessata alla triste vicenda telecom, l’inter ha vinto lo scudetto, ho partecipato a due feste di laurea nella stessa sera bevendo ininterrottamente dalle 19.00 alle 3.00 senza soluzione di continuità né vergogna.
Ho accettato di buon grado i segni che il destino mi sta inviando, e sto cercando di decifrarli. Il piccione che ieri ho ritrovato sul mio letto entrando in camera, il piccione schifoso che ieri ha scagazzato un po’ ovunque nella stanza, il piccione che ieri mi ha fatto perdere tre anni di vita e che all’inizio pensavo fosse un topo gigante, quello, è un chiarissimo segno che il destino ti sta dicendo qualcosa. Cosa, non so. Che forse il piccione è l’unico tipo di uccello che per ora posso trovare sul mio letto.
Ho iniziato con le mestruazioni, ho finito con una squallida battuta. Questo blog è un cesso.Burp.
Cari colleghi, gentili colleghe,
è indubbio ormai che le chiavi di ricerca attraverso le quali si giunge in un blog riflettano perfettamente la natura del blog stesso. Per questo io vado fiera di tutti quei poveracci dilaniati da dubbi e problemi (cagare secondo Freud, dico sempre le stesse cose come convincerlo, il caffè mi crea confusione mentale, peli sotto collant, che succede se chiudo il tubo di scappamento) e dell’infinita serie degli igienisti preoccupati (smacchiare tavolo di legno, come smacchiare, come smacchiare le mani, etc) che capitano qui. Un saluto anche alla persona meno romantica del mondo (boccadirosa pompini), ad una donna che capisco molto bene (anche oggi sono sbronza), e all’impavido (andare in giro con oggetti nel culo).
Spaghettata da me?
Ps: il titolo del post è una chiave di ricerca del nipote di Pascoli, credo.
Mentre corro da un omino cui serve una cavia su cui sperimentare l’arte dei massaggi che ha imparato da poco (perché qui si ha sempre qualcosa di furbo da fare), mi fermo alla solita bancarella dei libri (dove acquisto sempre cose saggissime, tipo urania illeggibili o libri di cucina del ’15-’18, che ancora hanno tra gli ingredienti lo strutto, la trippa o altre cose così demodé) e compro alla pur sempre troppo elevata cifra di un euro e mezzo ciò.
In omaggio alla mia mamma, quindi, riporto queste poche righe che da oggi le declamerò ogni volta che vedrò nei suoi occhi quello sguardo rassegnato di chi ogni tanto ancora rimembra con pentimento quella sera, quella sera in cui invece di andare al cinema si optò per un concepimento – a mio modesto parere – evitabilissimo.
Mamma non insistere (easy beat):
scusami se oggi non lavoro
scusami se passo il tempo al bar
non che il bar sia il mio ideale ma
per oggi non c’è altro che mi va
Perdonami se mangio con le mani
perdonami se sporco sulle scale
specialmente quando tutti sanno che
le scale le pulisci proprio te (etc.)
Il mio senso dell’umorismo demente a volte mi imbarazza. A tredici anni scrivevo i colmi e li inviavo all’egr.dott.cav.de.lav. nonché massone Arcibaldo da Roccanguillara, direttore della settimana enigmistica, e bramavo, oh, sì, io bramavo, quelle cazzo di quindicimilalire che ti spedivano in caso di pubblicazione. Poi dici perché hai come l’impressione che qualcosa sia andato storto, nell’utero materno. Comunque, non mi hanno mai mandato nemmeno una lettera di ringraziamenti, un buono per il blocco enigmistico, un vaffanculo via posta.
E altre considerazioni di tal guisa, questa sera.
Tutte un po’ legate alla mamma e al parto.
Forse perché – momento sogno, non poteva mica mancare – ieri notte ho sognato che ero incinta e nessuno voleva farmi partorire, adducendo scuse tipo “No, abbiamo misurato la pancia col metro, deve raggiungere i
Uno. Parentesi metablogghistica. Volevo dire che io odio quelli che fotografano il proprio i-pod e lo mettono sul blog come simbolo di tutto un certo modo di vivere e vedere le cose, che comprende anche avere un blog con un template perfetto e raffinato generalmente sul blu (mai nessuno che fotografasse, chessò, l’interno del proprio armadio o le proprie mutande, cose secondo me molto più personali). Domani metto una foto del mio grattaformaggio a pile. Va bene lo stesso?
Due. Arrivo in ritardo all’appuntamento con la professoressa, non rispondo al telefono per non sentire la voce stridula di una certa persona, parcheggio consapevolmente in sosta vietata e naturalmente mi fanno la multa, nascondo la multa nel cruscotto (ragiono sul gesto. L’ho palesemente nascosta perché il processo di rimozione possa avvenire il più velocemente possibile. Eh, mica faccio le cose senza un perché eh), sbatto contro lo spigolo del mobile in cucina e per il dolore lancinante mi accascio sulla sedia bisbigliando diomio diomio perché. Una serie di azioni che mi fanno dubitare della mia intelligenza.
Tre. La mia amica M. ha i vicini di casa con i poteri paranormali. Dopo la partita a risiko dell’altra notte, le hanno bussato e incazzati le hanno detto che basta tutto questo rumore non se ne può più, e poi facevate casino tirando i dadi. Io non ero presente al cazziatone, ma darei volentieri un braccio e anche un occhio per poter partecipare al battibecco e chiedere loro in quale fase del gioco Volpe ha proposto il baratto di una delle sue carte territorio per una manciata di carrarmatini. Lo sanno, secondo me, avranno sentito il rumore della carta sfilata dal mazzo.
Quattro. Io propongo la creazione di un nuovo servizio. Nicotina express!! È domenica, ti aggiri in pigiama hai finito le sigarette e inizi ad avere le allucinazioni da carenza di nicotina? l’idea di una doccia ti inorridisce? Ravani nella borsa alla ricerca di sigarette perdute ma trovi solo 20 centesimi e una vigorsol appiccicaticcia? Nicotina express: sigarette a domicilio 24h su 24h. Nessun costo aggiuntivo, solo solidarietà tra fumatori (il servizio è realizzato da fumatori volontari dislocati in ogni città che a turno, una volta ogni due mesi, svolgono questa attività). Chi ci sta alzi un piede.
Allora,
Prima di tutto, non è giusto che dopo cinque anni di stesso banco tutti i giorni tutte le mattine e altrettanti cinque anni di frequentazione assidua e amorosa lei mi lasci così. E io sto cercando di farle venire i sensi di colpa, anche via blog. Volpe, ma dove vai, ma che vai a fare. Questo è abbandono di persona bisognosa. E lo sai.
Posso smontarti tutti gli argomenti con i quali cerchi di convincermi.
Prima di tutto questo fantomatico amore. Come se non conoscessi il tuo compagno. Lo conosco, e mi sembra la persona meno affidabile de ‘sta terra. Con quell’accento spagnolo poco dignitoso, quei modi galanti, ma a chi vuole darla a bere?sappiamo tutti che a forza di encantado ti ha attratto nella sua sporca trappola. Lascia stare; poi ci sarebbe tutta quella faccenda del doppio cognome ai figli, due lingue da fargli imparare, le scuole straniere, la questione basca.
Inoltre, è ingegnere, e tutti sappiamo (io anche per esperienza diretta eh) che con gli uomini ingegneri è bene non avere nulla a che fare. Sul più bello, e lo sai, ti ritrovi con un computer che funziona e non sai più come impiegare il tuo tempo.
Poi argomento paese.
E non dirmi che faccio i capricci.
Ps: a Madrid non c’è il mare. Mpf
Update: qui una diapositiva della cornutazza
Siccome ho la febbre da domenica sera, la gola gonfia che non mi permette di parlare e respirare contemporaneamente, e in più ho come una diffusa paura per una cosa che io so cos’è ma pappappero non te la dico, avevo bisogno di scrivere delle cose allegre e colorate e ottimiste, delle cose che non mi appartengono, quindi.
Nessun resoconto stronzo del giorno di Pasqua. Nessuna descrizione della gita fuoriporta (tempo di arrivo: 2 h. Pioggia e vento. Febbre. Macchina uno con tubo di scappamento che pende per tutto il viaggio. Io che all’uscita del ristorante decido di lasciare libera la mia gastrite e gestisco male un conato di vomito davanti al proprietario del ristorante, che si mette ad urlare ohmiodio ohmiodio signorina signorina).Nessuno.
Solo tanto amore e tanto ottimismo. Questo è periodo di condizionali: io me ne andrei, io chiuderei ‘sto blog, io smetterei di fumare, io ti vorrei bene, io –rei.Quanto di tutto questo metterò in pratica? e se mettessi in pratica tutto quello che mi passa per la testa per...uhm...un mese, poi vediamo cosa succede?Mi sembra l'idea più saggia. Adesso allora vado, che il pasticcere amico mio mi aveva promesso una sorsata dal tubo della nutella.
Basci.
(Ora, rileggendo, mi sono accorta che come al solito mi sono lamentata
Ah.)
Dopo 24 ore di dolore copioso, mi sale un rigurgito di cinismo meraviglioso che addormenta i sensi come un anestetico. Sulla nuvoletta del piacere disincantato, nel parcogiochi dell’egoismo, sul treno del sentimento di onnipotenza.
È una fase up mascherata. In realtà hai la nausea un po’ di tutto, ma quello che conta è guardare l’altro con disprezzo. Grondo inutile sincerità; se potessi, andrei da gesù a dirgli che la pena della crocifissione è troppo poco per qualcuno che va in giro a blaterare di essere figlio di dio. Dico, guarda che non esistevano i manicomi, non hanno pouto fare altro che condannarti a morte.
Alla fine me la prendo sempre con lui, perché mi sta sul cazzo la sua sicurezza. Per andare in giro a dodici anni a rompere i coglioni a mercanti di 50, che stanno facendo il loro sporco lavoro e devono magari mantenere una famiglia, evidentemente non solo sei viziatissimo ma anche molto, molto sicuro di te.
Datemi quella boccia di xanax, per favore.