Gnegnet ha perso tempo alle 17:20 di sabato, 31 marzo 2007

Care amiche, mi avete rotto i coglioni.

 Emancipiamoci dall’incubo della liposuzione alle caviglie.

Se non hai i capelli perfettamente lisci, ma dici due cose intelligenti, stai sicura amica cara che è meglio. Non è così scontato. Proprio per gnente. Tutti sappiamo che la piastra per i capelli brucia i neuroni. Io non dico che devi andare in giro con i peli sotto le braccia però, porcoilclero, smettetela di svendervi.

Poi in realtà mi chiedo: ma la schiavitù estetica è un problema solo femminile, oppure tutti questi maschi che si mettono il silicone nel mento rientrano nello stesso problema di disturbo mentale collettivo? Perché, uomo, ti depili? Perché, uomo, indossi infradito leopardate? Perché, uomo che ho incontrato sul treno l’altro giorno, avevi quelle sopracciglia innaturali che mi hanno come ipnotizzato per due ore tanto è stato lo spavento? Se il canone estetico della massa si discosta dal mio, è più vantaggioso che io mi adegui o mi conviene portare a termine quel progetto di acquistare un’isoletta in nuova zelanda (mica sto a scherzà: toh)? Non è solo una mera questione estetica, ti voglio bene lo stesso se ti togli la ruga con il laser, solo che - semplicemente - io sono fermamente convinta che tutto questo sia il chiaro sintomo dell’imminente declino della cultura occidentale moderna. Abbiamo fallito. Facciamocene una ragione.


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Gnegnet ha perso tempo alle 16:23 di venerdì, 30 marzo 2007

Proprio mai mai.


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Gnegnet ha perso tempo alle 19:02 di mercoledì, 28 marzo 2007

Dopo lungo disquisire con amico G. sulla vera essenza dell’esame di maturità italiano, abbiamo entrambi convenuto che l’unica parola che ad esso si addice è farsa.

Per cui perché non istituire commissioni d’esame personalizzate? Lo studente potrà così scegliere da chi farsi interrogare (Ciccio il compagno di banco, Giuseppina la bidella delle pizzette e un nonno a caso) e sbrigarsela da solo.

Ciccio: vabbè, dimme quanti metri ce so’ da qua al bagno del secondo piano

Studente: tipo 25

Ciccio, rivolto agli altri esaminatori: aò, pe’ me è da cento.

 Tutti annuiscono.

 

A Siviglia i beveraggi costano troppo poco.

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 12:53 di mercoledì, 21 marzo 2007

Sono perplessa: diverse persone arrivano qua cercando come smacchiare mirtillo o smacchiare renna. Io lo avevo detto che dovevo cambiare tutto e fare un blog utile. Vi prometto, amici vicini e lontani e anche inesistenti, che dalla prossima settimana inizierò una nuova rubrica dedicata alle casalinghe (ma anche ai casalinghi) frustrati.

Prosegue la realizzazione della mia opera di fantasia (anche detta comunemente tesi, su cui qualcuno ha già detto tutto molto meglio di me). Ho la leggera tendenza ad usare un po’ troppo virgole, incisi, parentesi, rimandi, appendici, controrimandi, subordinate e se esistesse la  possibilità del link su carta userei anche quello. Dall’analisi dello stile si può capire secondo me com’è fatta una persona. Io aspiro ad una scrittura lineare, concisa e piana, ma a metà frase mi ingarbuglio e diventa subito impellente aprire un nuovo argomento.Perchè c’ho i criceti in testa? Sì.

Non per niente scrivo qui e non sul periodico dell’accademia della crusca.

 

Parto. Poi torno. Basci.


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Gnegnet ha perso tempo alle 20:20 di lunedì, 19 marzo 2007

Ribadisco il concetto che le figure di merda sono un bene pubblico e vanno condivise.

Quindi.

 

Una volta sono scesa dal tram stranamente sovrappensiero e sono caduta lunga per terra in mezzo alla strada, con un piede ancora sul gradino del tram. Sopra di me amica S. che scendeva dopo.

 

Un’altra volta sono caduta lunga sui gradini della facoltà perché avevo deciso che quel messaggio doveva essere mandato per forza tra il secondo e il penultimo gradino.

 

Una volta ho fatto cadere una bilancia pesapersone dal quarto piano del bagno di un mio amico, e non me ne sono accorta.

 

Una volta mi sono tolta una scarpa vicino ad una bancarella per provarne un nuovo paio, e l’ho ritrovata dopo 15 minuti.

 

Una volta sono rimasta bloccata all’interno di una cisterna profonda due metri che dovevo scavare perché per fare la splendida (no no, macchè, mi aggrappo ai predellini e schizzo su che è un piacere, manco le cavallette) non mi ero fatta calare la scala e con la sola forza delle braccia io non sono capace nemmeno di portare le buste della giesse. Sono rimasta dentro 20 minuti, e dopo un po’ ha iniziato anche a piovere.

 

Una volta sono andata in giro con dei collant che sgusciavano fuori dalla parte inferiore dei pantaloni e strusciavano per terra; sono uscita di casa alle 9, sono andata a zonzo con fare tronfio per tre ore, sono tornata verso casa e solo allora ho avuto come una strana sensazione di corpo estraneo appendice di me.

 

Una volta ho detto no no la pasta la scolo io e un secondo dopo mi sono trovata con una presina infuocata tra le mani, che prontamente ho lanciato su un tavolo di legno (no, non nel lavandino).

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 20:49 di sabato, 17 marzo 2007

Certe volte mi sto così sulle balle, ma così sulle balle, che non solo mi odio, ma odio anche qualsiasi cosa sia prodotta da me, a partire dalla cacca e per finire con questo cazzo di blog passando per le compilescion imbecilli che mi faccio per i viaggi in macchina.

Ma che è, il blog?

Ma che è.

 

Tipo stimo più il papa di me, certe volte.

 

 

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 14:00 di venerdì, 16 marzo 2007

Chi di noi lo conobbe
-i suoi amici-
lo chiamò Persico.

Ad altri fu noto
come l'orrendo
bambino Tossico.

Amava l'ammoniaca
e l'amianto e tanto
il fumo delle sigarette:
ne aspirava anche sette,
per lui era ossigeno
tutto ciò che per altri
era cancerogeno.

Il giocattolo che preferiva
era una bomboletta
che agitava da seduto
e spruzzava da qui a lì,
fichè il giorno
non era scaduto.

Accoccolato in auto rimessa,
nella brina mattutina
si attaccava contento
ad ogni tubo di scappamento.

L'unica volta
che pianse,il bambino Tossico
fu per una goccia di arsenico
scivolata nell'iride.

Ma ci fu anche un dì
che il suo corpo si irrigidì:
l'avevano messo in giardino
perchè prendesse aria buona.

E l'ultimo respiro della sua breve vita
fu malsano e disperato.
Chi mai avrebbe pensato
che si poteva morire così:
di mattina per una boccata
d'aria fina?

Mentre l'anima di persico,
il bambino Tossico,abbandonò
il suo corpo,gli amici
nella sera mormorarono una preghiera.
E l'anima come un fazzoletto
di velo vagò verso il cielo
e salendo e salendo
allargò, dio buono ,il buco
dell'ozono.


Tim Burton


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Gnegnet ha perso tempo alle 13:35 di giovedì, 15 marzo 2007

Oggi ho pensato nuovamente tutto il giorno alla parola frogia.

La trovo di una bellezza disarmante, elegante e versatile.

 

Uscendo sul balcone ho per la prima volta nella mia vita salutato il vicino di balcone, che stendeva delle mutande. Io sono timida, è vero, ma è anche vero che dopo Salve! cosa puoi dirti ancora (a parte che belle mutande).

Poi ho pensato che invece agli sconosciuti con i quali intrattengo i rapporti virtuali dico un sacco di cose – tutte inutili, ma un sacco di cose.

E questa cosa la penso anche quando mi capita di camminare fianco a fianco con gli amici reali. Ti capita che cammini fianco a fianco per un bel pezzo di strada e stai in silenzio. Ma è stato superato da tempo il momento dei silenzi imbarazzati e delle parole tappabuchi. Quando cammini in silenzio senza problemi non significa che con quella persona ti sei già detta tutto, ma che con quella persona il tempo scorre bello e tranquillo come quando sei da solo.

Allora li amo.

 

Questo intimismo vomitevole e inutile come un arbremagique al mango vi è stato gentilmente offerto dalla pms di questo mese,  che chiamerò Carolina – la pms bambina.

* il titolo non ha nessun senso, ma splinder fa sempre come cazzo gli pare e mi ha postato il tutto prima che io dicessi bah. Però se ci pensi in effetti io volevo proprio parlare della differenza tra i silenzi e i silenzi pesanti.Mah.


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Gnegnet ha perso tempo alle 16:22 di martedì, 13 marzo 2007

1) Da Topgirl di marzo:

Rubriche (riporto fedelmente, lo giuro)

Storia vera! Sorien, 16 anni: picchiata perché piaccio ai ragazzi

Mamma quanto rompi: 4 modi per addestrarla

Un giorno intero  senza cellu: e tu ce la faresti?

Se il tuo boy ti chiede di farlo strano

Cara dottoressa ti scrivo - e una delle letterine così recita: può entrare il pene in vagina anche se non ho mai avuto le mestruazioni? (No, ma che scherzi, e se succede sciacquati immediatamente gli occhi!!)

Dopo aver letto da cima a fondo tutte le rubriche, ho perso 20 punti di q.i. Imputo l’accaduto soprattutto all’uso disinvolto della parola cellu

2) Dite quaccheccosa a mastella, che le sciarpette rosa sono ridicole, e lui è già nato a ceppaloni, non se lo può permettere. 

3) Oggi sono uscita e arrivata al portoncino in ciabatte. A 9 anni arrivai all’angolo del palazzo in mutande. Ce la farò a 35 ad uscire come una persona normale?


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Gnegnet ha perso tempo alle 16:20 di domenica, 11 marzo 2007

Alla manifestazione meglio ghei che opus dei c’era anche Fuksas panZone.Io lo odio, mi ricorda tremendamente benito e secondo me è anche antipatico come lui. Accanto ad archipanza, c’era anche aldobusi. Uno stronzo sì, ma due, perché?

 

Comunque vincono il primo premio come migliori manifestanti arrabbiati i simpatici ragazzi del Gruppo Motociclisti Alternativi. Tutti molto alti e grossi e con giubbotti da motociclisti e barbe incolte, che però, suppongo, si fanno tra loro l'amore degli uomini; volevo farmi invitare ad uno dei loro raduni ma poi ho pensato che:

a) non sono un uomo

b) ho paura delle moto

c) in fondo ero solo affascinata dalla loro bandiera con logo

 

Vince il primo premio come migliore persona insistente e non voluta la tipa che mi si è accollata sull’autobus venendo con me fino a piazza fArnese (il refuso rimane perché ha un che di simpatico).

Da questo accollo* ho capito che:

   1)      io non so scrollarmi i matti di dosso

   2)      io attraggo i matti

   3)      chi si sa accollare mi ha sempre affascinato. Io, figurati, certe volte mi scuso anche quando mi chiedono una sigaretta

 

*Da Wikipedia, 23,1,4:

l'accollo è il contratto tra il debitore (accollato) ed un terzo (accollante) in virtù del quale quest'ultimo si assume un debito del primo verso un creditore (accollatario). L'accollo è disciplinato dall'art. 1273 c.c

 


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