Gnegnet ha perso tempo alle 12:37 di martedì, 31 ottobre 2006

In verità vi dico

A 50 anni vivrò da sola senza animali ma con una grande quantità di cibo nel frigorifero e con la caffettiera da uno, quella che ti compri quando sai che nella vita, come diceva W. Allen, "tu sei la persona migliore che abbia mai avuto" . Non per essere sempre cinici. Assolutamente. Io spero a 50 anni di avere una persona accanto ,che so, un uomo magari (eh si un uomo è meglio eh) ma non proprio accanto, diciamo non so, a due strade di distanza dalla mia. Così quando vogliamo ci telefoniamo, ci diamo appuntamento, ci profumiamo e pensiamo all’altro con il friccico nel cuore che magari son tre giorni che non lo vedi.

Bello, eh?!

ma nella pratica funziona?

Forse no.

Per questo, essia, mi dia questa cazzo di bialetti da due, va.

Prossimamente, mi interrogherò invece su un mio possibile futuro con una bialetti da tre.

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 17:56 di lunedì, 30 ottobre 2006

 

Nove cose che dire fondamentali è far loro torto
  1. Ho la macchina da due settimane ed è già un letamaio. Sia esternamente che internamente
  2. L’inglese mi piace perché è una lingua idiota
  3. La mia vicina di casa riempie il pianerottolo di fottuti fiori finti. Dovrò ucciderla prima che sia troppo tardi.
  4. Mi piace fare i grattini sulle teste altrui
  5. Bisogna iniziare a capire come poter evitare l’imminente natale, non vorrei dover rivivere per la 24esima volta questo cazzo di incubo
  6. Spesso entro a buffo dal fruttivendolo e solo poi decido cosa comprare. Così, mi piace pensare di essere la massaia che non sarò mai (un chilo di pere, grazie. Ah! e anche quel bel melone lì)
  7. L’archeologia è una materia inutile, e per questo la adoro.
  8. Ricordarsi di non dare mai, mai più corda al matto che vagabonda sotto casa mia
  9. Ricordarsi di non dare mai, mai più corda a mia madre

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Gnegnet ha perso tempo alle 23:29 di domenica, 29 ottobre 2006

I love monsters & co.

Mah.

Adesso io lo so che è una frase tipicamente femminile quella che dice "Nooo, ma tiggiuro, a me piacciono davvero gli uomini bruttini" ,però ecco come dire, a me piacciono davvero i cessi.

Cioè, mi attizza il particolare ripugnante.

Il difetto sbandierato ai quattro venti.

L’imperfezione che spinge ad un’attenta analisi sul perché è così e non in un altro modo.

Il profilo modanato.

Il capello sbagliato.

Le rughe sulla fronte.

L’asimmetria.

 

Volevo esternare questo sentimento.

Sei un cesso? contattami!

 


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Gnegnet ha perso tempo alle 13:18 di sabato, 28 ottobre 2006

Posta prioritaria

Spettabile ditta Chiesa Cattolica s.p.a., i Santi Tutti & Amico Gesù,

vi scrivo per ringraziarvi dello strenuo lavoro che avete portato avanti sulla mia persona nel corso della mia infausta infanzia trascorsa tra le mura di un’allegra scuole di suore. Grazie a questo vostro organizzatissimo gruppo armato, è in me nato e s’è radicato il senso del peccato.

Il senso del peccato non è innato nell’essere umano; in ognuno di noi è innata l’empatia, l’istinto di sopravvivenza e quello della ricerca del piacere. Il senso del peccato, mi dispiace, ve lo siete inventato voi. E se fosse qualcosa di produttivo e vantaggioso, io sarei anche d’accordo. Nell’ambito di una ragionamento utilitaristico, invece, non ho capito quale sia la sua funzione  (se escludiamo, ovviamente, quella di strumento di controllo sulla massa di persone che vivono male su questa terra struggendosi l’animo al fine di correre felici nell’aldilà insieme a S. Pietro, Elvis e tre quarti dei Beatles) , visto che provoca solo infelicità nel genere umano, schizofrenia e mancanza di sviluppo di senso critico autonomo.

Ma veniamo al punto, che qui non stiamo mica pettinando bambole. Io ho dovuto fare una doppia fatica, voi capite, perché prima mi son dovuta convincere che n cose fossero peccaminose, e poi, dall’età della ragione, svincolarmi da queste bizzarre ideucole.

Adesso voi potreste giustamente ribattere che in fondo la maggior parte della colpa è di chi decise venti anni fa di mandarmi a scuola dai pinguini velati, ma vi risponderei che sarebbe ardito sostenere tale tesi: forse che tutta la nostra società occidentale non è permeata da timori divini e credenze pagane che nemmeno nel 700 a.c. nella più sperduta foresta dell’Europa centrale? Ecco.

Io per questa mia vita rovinata da pomeriggi persi al catechismo, da bizzarre spiegazioni sul perché è meglio sposarsi prima di fare figli , da incomprensibili tentativi di infilarmi in bocca una cosa rotonda e schiacciata spacciata come il corpo di cristo, chiedo il risarcimento.

 La cifra sarà stabilita dal mio avvocato, ma vi avverto sin da ora che sarà alta, molto alta. Che tanto basta che ve vendete un centinaio de libri introvabili che tenete nascosi nelle secrete stanze della biblioteca vaticana.

Senza rancore, eh. O forse sì.

State in campana

 

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Gnegnet ha perso tempo alle 11:15 di venerdì, 27 ottobre 2006

Non sempre trovo un titolo per i post, che sia chiaro

Questo blog ad oggi è stato visitato 206 volte. In realtà non me ne sbatte niente del numero dei visitatori, ma, capite, siccome non  legge nessuno io mi sento libera di scrivere tutto ma proprio tutto quello che mi passa per la mia capoccetta. Quindi ora io diche una poesie. No, non è vero. Però mi interrogo sul perché e il percome di un ennesimo blog che non dice un cacchio, è inutile e a volte anche dannoso. Data la sua natura di blog conosciuto solo a me stessa, gestirlo è come parlare la mattina davanti allo specchio: sei solo tu, e ti dai anche le risposte.

Questo è il post della perdita di tempo.

Devo tradurre delle cose dalla stilosa e odiosa lingua francese e non mi va, preferirei, non so, cambiare pannolini in un ospizio. Non ho più sigarette, non posso quindi fare le pause, e il lavoro mi riesce male (sì, potrei scendere a comprarle ma questo significa indossare dei vestiti e cercare le chiavi). Alla radio parlano dell’emarginazione dei cattolici, che vengono sempre presi per il culo dal mondo dei gggiovani. Comincio a non capire se scherzano o dicono sul serio. Suppongo la seconda, e per questo provo tanto dolore.

Questo è il post della presa di coscienza.

Devo impegnarmi a non fregarmi, come ha detto Lindo Ferretti (Cccp) in un’intervista di qualche anno fa che ho trovato su internette. Non vi sto a spiegare il senso ultimo del pensiero, che tanto 1) mi rivolgo ad un pubblico immaginario, voi non esistete, quindi non devo spiegare niente a nessuno 2) nemmeno Lindo Ferretti ha mai capito fino in fondo le cose che blatera nelle canzoni e durante le interviste. Perché dovrei capirlo io? 3) se ve lo spiego adesso che sono le 12.07 la pausa slitta oltre l’orario stabilito, cioè le 12.10 e non posso permettermelo, che poi mi si sballa tutta la giornata fino alle ore 23.00.

E qui chiudo, che già dovevo rispondere no alla domanda "aprire nuovo documento word"?


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Gnegnet ha perso tempo alle 20:59 di giovedì, 26 ottobre 2006

Liberiamoci di loro: bombe a piazzale Aldo Moro

Dire che odio con tutta me stessa il mondo universitario è a dir poco riduttivo. Dire che odio il mondo, poi, uff! un eufemismo. I motivi sono tanti, in primis l’orrido sapore del caffè dei distributori automatici nella mia facoltà – e come motivo basta e avanza.

Per questo come dice sempre la mia amica Là là là (ciao 892) il giorno dopo la nostra laurea dovremo recarci tosto davanti l’entrata della Sapienza (sapienza…buahaha) e piazzare un paio di bombe che distruggano quell’insano loco (anche l’autocitazione, adesso). Tra l’altro – e questo è un pensiero che mi è venuto oggi mentre passavo lì nei paraggi – vi rendete conto quanto terreno edificabile si libererebbe? e proprio in un punto della città dove non c’è più spazio nemmeno per un parcheggio per motorelli. Quindi, via al concorso per scegliere il progetto migliore della costruzione che rimpiazzerà il vuoto tra viale del policlinico e piazzale Aldo Moro. I termini del concorso sono pochi, e poco restrittivi. Basta che non mi riproponiate una cazzo di statua orrenda come quella della Minerva. Potete proporre quello che più vi piace: un grande grattacheccaro , una discoteca di musica barocca, una spaziosa aula vuota per andare in tarda serata ad ammirare il tramonto, un ristorante cinese.E’ bandito il travertino che fa tanto architettura fascista (ma hanno fatto anche belle cose, va detto,non neghiamolo) e scritte pompose in lingua latina.

Fate voi,mi fido.


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Gnegnet ha perso tempo alle 18:12 di giovedì, 26 ottobre 2006

Pensieri fondamentali

Secondo me quando inizi a renderti conto che ti preoccupi troppo del tuo aspetto fisico, devi fare qualcosa di violento e traumatico al tuo corpo, qualcosa che non avresti mai voluto fare e che al solo pensiero ti spinge a comprare la corda. Io per esempio forse mi raserò a zero e inizierò ad andare in giro vestita con abiti a pois, così, per ricordarmi che l’essenziale è invisibile agli occhi.

Stessa cosa se cominci ad avere ossessioni e sentimenti di possesso verso oggetti materiali. La borsa che ami tanto e tieni nell’armadio in una busta a parte per evitare che si rovini, per favore, gettala subito nel primo cassonetto. Vi giuro, vi si aprirà tutto un mondo di nuove libertà.

No, è che forse l’erba era troppo forte.


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Gnegnet ha perso tempo alle 12:49 di lunedì, 23 ottobre 2006

Sono dentro al tunnel del cammello

Che uno pensa che vada tutto bene fino a quando, tentando di prendere l’autobus in corsa ,non inizia a fare dei respiri troppo profondi e va in iperventilazione. Saranno le sigarette? ma certo, brutta cretina. E’ in questi momenti che vorrei essere una di quelle persone che seguono le ferree regole del salutismo. Di quelle che non fanno nulla, assolutamente nulla, di sporco e violento per il proprio corpo, mangiano tante mele (?) e non bevono alcool (!) (che poi magari muoiono sotto una macchina all’improvviso, e allora vaffanculo, una vita di rinunce gettata all’aria .Però una cosa mi sono sempre chiesta: va bene, elimino le impurità dalla mia vita, va bene, non bevo e non mangio troppo, ok. Ma tu, tu, mi assicuri che vivrò di più e meglio? ovviamente no. E se non ho certezze, belli miei, non posso convincermi perché la mia forza di volontà non risponde ai miei comandi).Comunque. E’ in questi momenti che vorrei poter dire: chi, io? ho smesso di fumare da tempo, e ho smesso all’improvviso, così, un giorno.

Invece appena scendo dall’autobus mi accendo la sigaretta, che sia mai mi faccio cento metri di strada senza provare il delizioso sapore della nicotina Camel mixata allo smog romano. Il problema delle sigarette, oltre naturalmente il loro essere un vizio, e quindi come tutti i vizi essere sublime e pericoloso nello stesso tempo, è senza dubbio legato all’oralità. Nel senso: io e i bambini di due anni abbiamo una simpatica particolarità in comune, oltre la mancanza di padronanza della lingua e la bassezza : mettiamo in bocca qualsiasi cosa, altrimenti ci innervosiamo (e qui bando a facili doppi sensi, che se no si cade nello squallore).Solo che mentre il bambino ha la felice prospettiva di uscire da questa fase, io ci sto dentro e ci sguazzo come niente fosse. E quindi continuo a vivere scissa tra le gioie della nicotina e la paura per un futuro da vecchia catarrosa. Ma no, dai, su. Sarò una splendida cinquantenne. Evviva l’ottimismo ottuso.

Una vita senza posaceneri pieni e puzzolenti, una vita senza dipendenze psicologiche, una vita senza accendini. Una vita da salutista.


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Gnegnet ha perso tempo alle 15:59 di domenica, 22 ottobre 2006

Andiamo a ballare (l’orrore di vivere il sabato sera)

Uscire il sabato sera è come andare ad Ostia il 15 agosto :una follia. Ma voi direte: come, sei ggiovane, che discorsi fai?

Tutte le ultime volte che mi è capitato di rivivere l’iter classico dell’uscita serale – cena con gruppo di amici, locale dansereccio rockettaro – un pensiero per tutta la sera m’è ronzato nella mia testolina abitata come al solito da torbidi pensieri :ma chi me lo fa fare? e soprattutto: perché non mi diverto più come quando avevo 18 cazzutissimi anni?E meno male che almeno gli amici so’ simpatici.

Ecco, questo pensiero sarebbe anche normale se di anni, adesso, ne avessi 45.E invece no. Ma quando alla fine della serata sto lì, con la trentesima sigaretta in mano, il quarto cubalibre sullo stommico, svariati euri in meno nelle tasche, le orecchie che ronzano, la discomusic discomusic nelle gambe, mi rendo conto dell’abisso che mi separa dalla me stessa di qualche annetto fa: Chiaretta qualche annetto fa fremeva per tirare fino all’alba, voleva il cappuccino delle cinque, era propositiva, allegrotta e sgambettante ancora alle quattro e mezzo. Adesso tutte queste cose mi capitano ancora ma mai, mai di sabato, mai, mai durante le serate organizzate e soprattutto mai, mai dopo aver ballato.

Magari esco di lunedì sera (eh, quando non si lavora questo ed altro) , e allora faccio le quattro così, come niente fosse, e il giorno dopo non è, oh no, domenica. Ma di lati positivi ve ne trovo a iosa: il primo, capo dei lati positivi, in cima alla lista delle cose per cui vale la pena uscire di lunedì, è che c’è meno gente in giro, ho meno contatti con il genere umano, non ci sono file da fare, non ci sono mucchi di persone in qualsiasi posto io voglia andare, e la vita mi sorride. Sì, ecco, forse è un problema che dipende solo dagli altri. Rimanete a casa, il sabato sera, così io me la godo. Anzi,no. Voi continuate ad uscire il sabato sera, che io mi tengo il lunedì.

Miodio, ma quanto sono sfasciacazzi?

Tanto.

Discomusic discomusic tu sei molto divertente discooomusicccc.

ps: che poi alla fine sto bene.


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Gnegnet ha perso tempo alle 18:00 di sabato, 21 ottobre 2006

Ritorno malinconico all'adolescenza (a Francè ma quanto sei poeta?).

Piccola città, bastardo posto,
appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via;
piccola città io ti conosco,
nebbia e fumo non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio,
ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano
visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano...

Piccola città, io poi rividi
le tue pietre sconosciute, le tue case diroccate da guerra antica;
mia nemica strana sei lontana
coi peccati fra macerie e fra giochi consumati dentro al Florida:
cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria;
io, la montagna nel cuore, scoprivo l' odore del dopoguerra...

Piccola città, vetrate viola,
primi giorni della scuola, la parola ha il mesto odore di religione;
vecchie suore nere che con fede
in quelle sere avete dato a noi il senso di peccato e di espiazione:
gli occhi guardavano voi, ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia,
correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West...

Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza,
continenza, vuoto mito americano di terza mano,
pubertà infelice, spesso urlata a mezza voce,
a toni acuti, casti affetti denigrati, cercati invano;
se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia
e tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via...

Piccola città, vecchia bambina
che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi;
angoli di strada testimoni degli erotici miei sogni,
frustrazioni e amori a vuoto mai compresi;
dove sei ora, che fai, neghi ancora o ti dai sabato sera?
Quelle di adesso disprezzi, o invidi e singhiozzi se passano davanti a te?

Piccola città, vecchi cortili,
sogni e dei primaverili, rime e fedi giovanili, bimbe ora vecchie;
piango e non rimpiango, la tua polvere, il tuo fango, le tue vite,
le tue pietre, l'oro e il marmo, le catapecchie:
così diversa sei adesso, io son sempre lo stesso, sempre diverso,
cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco, finchè non finirà...

Francesco Guccini - Piccola città-


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Stai sempre a cianciare


!?!

Stavi sempre a cianciare


Linc

Altre baggianate

Cucù