In breve, Pans da piccolo era un supereroe. Egli combatteva il male e difendeva sempre i più deboli. Sconfiggeva i bulli del quartiere e proteggeva il nerd di turno, riportava al proprietario palloni rubati e una volta, beh, una volta ha difeso il suo miglior compagno di banco contro una maestra vendicativa. La cosa che più mi piace è ascoltare le storie di Pans, da sempre un incompreso grande eroe costretto ad agire nell'ombra. Sono tante le storie che mi faccio raccontare ogni sera da SuperPans: Pans al giardino che passeggia e viene preso di mira da una pericola gang di undicenni che lo riempiono di sputi. Pans difensore delle compagnette di asilo molestate da impavidi alzatori di gonne. Pans che, invitato da una sveglia compagnadi scuola a sbirciare la sua patata, si imbarazza e inventa un'improvvisa lezione di judo.
Ieri sera a Studio Aperto (no lo so perché ero su italia uno, non lo so, non me lo so spiegare) c’era un servizio sui giovani (zanzanzanzanzan). In collegamento tre giornaliste con q.i. di poco superiore (ho detto di poco) a quello di una bottiglia di idraulicoliquido, che da
Verona
Milano
Roma
inseguivano di sabato notte i giovani. C’erano molti giovani, in effetti. Non lo avrei mai detto. La giornalista di Verona aveva basato tutto il suo servizio sulla storia dei nazi che hanno ucciso il tipo per una sigaretta, e diceva così:
Siamo qui, a piazza XXX, alla ricerca di giovani. Sono giovani con le faccie pulite, sono giovani che hanno la vita dentro. Giovani che fumano, che parlano. Intervistiamone uno.
Ciao giovane
Ciao
Stai bevendo un drink?
Sì.
Quanti ne bevi a sera?
Beh, non so dipende, uno, due, dipende.
E da che dipende?
(il giovane la guarda male) Ma dai soldi, dal tipo di serata, se mi va di bere o no, cose così, niente di tanto strano.
Come dite voi, andarci sotto? eheh.
No, io non lo dico.
Hai saputo del nazi? qui a Verona siete tutti nazi?
Ma no!
Vedremo.
Giornalista: Come abbiamo visto, quindi, i giovani bevono tanto. Altrimenti non si divertono. Intervistiamone un altro.
Ciao, che fai qui in piazza?
Eh, parlo, sto coi miei amici.
Che fai nella vita lavori?
Sì, faccio il carpentiere.
E come fai a pagarti da bere, non sei povero?
No.
Sei nazi?
No.
Vedremo.
A Milano, la seconda genia ferma due in porsche, sui 18 anni. Due facciotte da culo che pensavo fossero estinte. In me cresce irrefrenabile la voglia di legarli al sedile in pelle e prenderli a schiaffi fin quando non mi sanguina la mano.
Ciao, giovani.
Uè.
Dove andate?
Eh, si va a ballare. (i due assumono un atteggiamento che più o meno cerca di comunicare questo: Sai che siamo i più fighetti, tutto quello che diremo sarà fighetto, guardaci bene possiamo dirti molto anche solo attraverso poche semplici cose: la polo, l’orologio, i capelli, la faccia da culo)
Quanto spendete a sera?
100, 200. Dipende: se devi ciulare ti devi pagare il tavolo per le donne, e le bottiglie. Le bottiglie costano.
Però mi sembrate vestiti in modo semplice.
Abbiamo il cambio nel portabagagli. (morite)
E questa macchina?
Me l’ha regalata il papi, io studio alla cattolica, economia. (qui, senza motivo, il tipo interpellato guarda in camera sorridendo tantissimo e sgranando gli occhi).
Quindi, l’apparenza conta?
Uè, l’apparenza è importantissima.
Il servizio dura altre 45 ore. Non viene intervistato nessun giovane dai 20 ai 30 normale. Nessuno che dica qualcosa di sensato. Due ore di vuoto. Le tre giornaliste chiudono alle sei di mattina, sfiancate da una nottata di duro lavoro, e terminano con frasi come
Li abbiamo visti, li abbiamo inseguiti per voi. Hanno facce pulite, facce di giovani con dei sogni. Facce ingenue, rose appena sbocciate. Chissà domattina cosa faranno, chissà nella vita dove andranno, ecco lì un giovane che aspetta il primo tram delle sei.
(Dissolvenza) (sigla)
Entro a casa mia madre mi guarda e dice una sola parola: Carfagna. Io capisco che l'orrore si è fatto realtà, che questo governo sembra una puntata di buonadomenica con la conduttrice che offre le pastarelle e il pubblico sudato che applaude lo stacchetto con la coscia. Bondi ai beni Culturali? Perché non Sbirulino agli interni? Tremonti n'artra vorta, Scajola, Scajolaaaaaaaaa! La Meloni! chi se la ricorda la Meloni anche solo due anni fa, che a piazza Bologna tirava i petardi contro i barboni?ma porco cazzo, porco. Ma io pensavo, si terranno, ma la Meloni, la Meloni!!!! La Carfagna faceva la valletta de Magalli, la valletta de Magalli! Calderoli no, non dico nulla. Elio Vito, cosa dico? Elio Vitooooooooooooooo! Alfano, siciliano devoto alla causa forzitaliota, la peggior specie di politico rampante nuova generazione. Voglio baffone, voglio la dittatura, voglio bombe subito.
Non voglio ragionare, no. Voglio il delirio. Tutti sui monti cor fucile, sì, non voglio il dialogo, voglio tanta cacca su di noi, voglio balletti stile drive in in parlamento, voglio le onorevoli con le poppe di fuori, voglio la Santanchè alla cultura, voglio godere maialamente di questo sfacelo.
Stasera per la prima volta nella mia vita ho mangiato la pizza al pomodoro con le cipolle e il tonno.
Che tra l’altro, oltre ad essere un bellissimo incipit per un post che si preannuncia di un interessante che Report vatti a nacondere, è anche una pizza da paura. Certo, dopo senti come un leggero peso sullo stomaco, come di una gravidanza al tredicesimo mese, ma è un prezzo che si paga volentieri.
Poi ho bevuto un vino scrauso ma buono, perché come diceva Franco il barbone alcolizzato del giardino sotto casa mia, dopo due litri dimmi cosa cazzo è che non ti piace (Franco, ma i più scaltri lo avranno già capito, non esiste).
Poi, mi sono alzata dalla sedia e ho scoperto che mi avevano rubato la borsa, presumibilmente mentre rispondevo male al ragazzo che cercava di vendermi l’ennesima rana sonante, ed è giusto così, me lo merito, sono cattiva.
Per il ladro:
nella borsa c’era il portafoglio, e quello cazzi tuoi, laTro, però dentro c’erano delle cose da donna caruccette, me l’hai rubate, che peste ti colga, che diarrea ti sorprenda.
Poi avevo degli appunti precisissimi presi a lezione del corso di editoria vaffanculo cose tipo controllare nona edizione di kafka leggere la bandella della nuovissima edizione delle ricette dei Gualtiero Marchesi.
A queste cose ci tenevo, laTro.
Me le lasci per favore dal portiere, orario apertura 9-17? Grazie, so che in fondo in fondo sei simpa.
(muori)
Stamattina la giornata era iniziata anche bene: avevo fatto colazione al mio bar preferito (non ho un bar preferito, ma secondo me fa figo dirlo), ero arrivata al non lavoro in tempo per potermi sedere e non essere subito inondata di richieste come Non so fare il segno di spunta su excel, me lo fai tu?
E insomma tutto bene, batti cinque amico.
Poi ho visto quelle foto su repubblica.it. Un cazzo di senso di angoscia, che non avete idea. Minchia, che impressione. Basita rimasi.
Volete, o voi lettori, ch’io apra un dibattito sull’inopportunità di riesumare un corpo e spalmarlo di cera ed esporlo a pubblica adorazione? Anche no.
Però queste file enormi di persone che fanno la fotina col cellulare al cadavere, bambini che baciano la teca, vecchie che svengono, ragazze alla prima mestruazione portate lì davanti per la benedizione secondo me sono interessantissime. Ora qualcuno dirà: non mancare di rispetto a chi veramente vuol bene al vecchio mago col saio, io dico no, ma infatti, massimo rispetto. Solo che secondo me andrete tutti all'inferno.
Però, eh.
Poi mi sono ripresa, poco dopo, grazie alla scoperta dell'e-store (notare il linguaggio ggiovane dei frati benedettini o cappuccini o francescani, ora mi sfugge) e di tanti oggettini deliziossissimi e per niente lugubri come il pinnone-candela da utilizzare nelle serate intime col tuo lui, quando vuoi fargli capire chi sei davvero, e i portachiavi in vera pelle di Padre Pio. A me piace il rosso.
Dico solo due parole, poi chi vuole capire capisce: il sette luglio è il mio compleanno. Eh.